Palazzo Cernezzi svende?

3 COMO COMUNEDopo le polemiche in Consiglio anche altre voci si levano contro il Piano di alienazioni del Comune di Como, si passa da quasi 7milioni a quasi 20 di introiti, ma cosa sta pensando di vendere la Giunta Lucini?

 

Dal suo insediamento in via Vittorio Emanuele II nell’estate del 2012 il centro sinistra comasco ha cercato, fra le prime cose, di fare il punto sulle proprietà comunali. L’assessorato al Patrimonio guidato da Marcello Iantorno ha reso pubblici, nel novembre dello stesso anno, diversi elenchi su quanto posseduto da Palazzo Cernezzi, al di là delle strutture scolastiche, sportive e di “servizio” (uffici comunali, vecchie sedi di circoscrizioni con annesse sale civiche).

Con un occhio attento agli affitti, che hanno visto l’emersione di diversi casi di morosità e di irregolarità nelle locazioni (come si vede dai riepiloghi messi on-line dal Comune) su cui si è intervenuto con piani di rientro e sfratti (su Villa Olmo, su Villa Geno).

Ma significativamente prima della approvazione del Bilancio, nel maggio del 2013 la Giunta Lucini approvò un primo Piano di alienazioni per il 2013-15, passato poi in aula il mese seguente (1 e 2).

Una proposta per il consigliere di opposizione Alessandro Rapinese, Adesso Como, «basata su sogni e ipotesi al momento senza senso di esistere, ideale inizio per un bilancio dai contenuti utopistici come accadeva nell’era Bruni». «I criteri seguiti nella predisposizione del Piano tutelano innanzitutto l’interesse pubblico – precisò invece Iantorno –. Gli edifici messi in vendita, infatti, sono tutti classificabili come non strumentali e necessari all’esercizio delle funzioni istituzionali dell’ente. La vendita, d’altro canto, non pregiudica in alcun modo le attività commerciali che sono salvaguardate e continueranno a lavorare regolarmente fino alla scadenza del contratto e i titolari se interessati potranno partecipare alla gara».

Con questo primo provvedimento si prevedeva di incassare 1.837.783 euro nel 2013, 3.146.645 euro nel 2014 e 1.764.511 euro nel 2015.

Più precisamente per il 2013 si intendeva vendere:

 

Indirizzo Tipologia del bene Prezzo a base d’asta
Via Milano 242 uso commerciale libero da affittanza 83.356
Via Milano 250 uso commerciale libero da affittanza 88.734
Via Milano 252 uso commerciale libero da affittanza 67.223
Via Milano 248 uso commerciale libero da affittanza 160.096
Via Milano 256 negozio parrucchiere 88.734
P.za V° Alpini/ Bellinzona farmacia con vani servizio 372.866
P.za Tessitrice bar con appartamento e box 513.335
Via De Cristoforis area scoperta mapp. 7862 Camerlata 38.758
Via per Brunate area scoperta mapp. 1059 Camerlata 24.681
L.Lario Trieste chiosco bar 400.000

 

Per il 2014

Indirizzo Tipologia del bene Prezzo a base d’asta
Via Regina 42 deposito officina 111.300
P.za S.Rocco 42 uso commerciale (negozio elettronica) 153.267
Via Milano 238 uso commerciale (ristorazione) 198.979
Via Milano 240/a uso commerciale (negozio abbigliam.) 147.890
Via Milano 258 uso commerciale (negozio alimentari) 126.378
Via S. Bernardino stabile al rustico 556.759
Via C.Cantù 53 uso commerciale (ristorante) 1.001.120
Via C.Cantù 53 uso commerciale (negozio abbigliam.) 850.952

 

Per il 2015

Indirizzo Tipologia del bene Prezzo a base d’asta
Via Natta 16/18 uso commerciale (bar) 455.243
P.za Martignoni uso commerciale (bar) 475.408
Via Conciliazione farmacia con alloggio e box 333.726
Via Milano 212/214 uso commerciale (ristorazione) 174.778
P.za S.Rocco 39 ambulatorio veterinario 201.667
Via Milano 210 uso commerciale (negozio macelleria) 123.689

 

Ma, come pronosticato da Rapinese, l’intera operazione si è insabbiata e nel marzo del 2014 si è ripreso in mano il dossier aggiornandolo con nuove perizie e un nuovo passaggio in Giunta.

Salta agli occhi subito l’importanza del nuovo Piano di alienazioni per il 2014-16 dati gli introiti: Sono previsti infatti 5.696.214 euro per il 2014, 9.702.620 euro per il 2015 e 4.385.539 euro per il 2016, per un totale di 19.784.373 euro, contro i 6.748.939 euro previsti dal primo Piano.

Sostanzialmente quanto si pensava di vendere nel 2013 è stato riproposto per il 2014, con qualche modifica. Sono state anticipate di un anno, sempre al 2014, la vendita della pizzeria kebab di via Milano 212/214 e della vicina macelleria, oltre che del veterinario di piazza S. Rocco e del comprensorio della farmacia di Tavernola. Posticipate dal 2015 al 2016 invece le vendite del deposito di via Regina, del rustico di via S. Bernardino, del ristorante e del negozio di abbigliamento di via Cesare Cantù dal 2014 al 2016, del bar di piazza Martignoni.

piano-alienazioni-como-2014-16Sono state fatte alcune lievi modifiche ai valori di alcune voci, via Milano 248 è stato rialzato da 160.096 a 180.156, mentre via De Cristoforis (area scoperta mapp. 7862 Camerlata) è stato abbassato da 38.758 a 34.882, così come via per Brunate (area scoperta mapp. 1059 Camerlata) da 24.681 a 22.213.

Le differenze più notevoli si sono avute con l’eliminazione della vendita del bar Natta all’interno di Palazzo Natta, previsto per il 2015, andando forse incontro ai malumori all’interno della maggioranza, e l’aggiunta nel 2014 dell’ ex Scuola all’aperto di via Binda 10 (base d’asta 1.729.830), dell’ex Scuola di Garzola, in via per Brunate 30 (654.511), nel 2015 (unico bene all’asta per quest’anno) dell’ex orfanotrofio ex Scuola media Baden Powell, di via Grossi 2-4/Dante (9.702.620), e nel 2016 di posti auto in via Borgovico (390.000), e dell’ex Scuola elementare di Lora (1.000.000).

In realtà il processo di dismissione del patrimonio è già iniziato, un’asta pubblica è già stata fatta per l’ex Speakeasy’s di lungolario Trieste e per tre negozi sfitti in via Milano.

Dopo la contestata (da Paco-Sel in maggioranza e dalla Cgil) privatizzazione delle farmacie comunali, di Sagnino e Muggiò, si vendono i muri di quelle, già private, di Monte Olimpino e Tavernola e si procede poi alla dismissione di strutture scolastiche ora inutilizzate, data la contrazione delle nascite, poste anche in luoghi interessanti come la Scuola all’aperto di via Binda (vedi l’intervento, del 2008, de la Città possibile qui), dove dovrebbe essere impiantata edilizia residenziale, rendendo più rada la rete di spazi comunali nei quartieri periferici, Lora e Garzola, mentre un caso a parte è l’ex Scuola media Baden Powell.

affittiLa struttura fra via Tommaso Grossi e via Dante Alighieri, ex monastero ed ex orfanotrofio maschile, è stata sede della Scuola media, chiusa all’inizio degli anni 2000, e del Centro per l’educazione degli adulti (Eda) di Como, ora in via Gramsci. Nei vari cortili sono state ospitate anche per anni la sede della Circoscrizione 5 (Como Est, Como Nord) e diverse associazioni (tra le altre l’associazione radioamatori italiani, Como 90, la storica Italia-Urss, poi Italia-Russia), alcune strutture della Cooperativa Arca, oltre che alcuni appartamenti di edilizia residenziale pubblica. Fino a poco tempo fa venne anche ospitata una chiesa ortodossa, fedele al patriarcato di Mosca, ora trasferitisi nella chiesa all’interno del parco del S. Martino.

Ora dovrebbero essere stati tutti allontanati, tranne il ristorante pizzeria al civico 2 (il cui contratto d’affitto scadrà nel 2018) e alcuni posti auto in affitto in quello stesso cortile e forse tre inquilini delle case popolari comunali (gli altri 19 appartamenti della struttura risultano inagibili).

Non è di proprietà comunale poi il fronte ferrovia, con la chiesa di S. Orsola, con vincolo monumentale (per una parte della storia della chiesa vedi il Piano delle regole del Pgt paragrafo 2.6), e l’attigua parrocchia.

Fino al primo Piano delle alienazioni tutto il comprensorio non era stato preso in considerazione per una eventuale dismissione, stante l’ipotesi della Giunta Bruni e di Univercomo, fallita, della creazione di uno Studentato universitario, per cui si speravano fondi dal ministero partita nell’estate 2011.

Si prevedeva una ristrutturazione di tutto l’edificio, salvo il lato della parrocchia e l’area del ristorante. Tra l’altro il Piano di governo del territorio (Pgt), prevede, forse a tal fine, che in caso di ristrutturazione nelle zone attigue (Telecom, ex Seminario…): «Tutti i comparti che promuoveranno gli interventi concorreranno economicamente in quota parte, da definire in fase di negoziazione, al recupero degli immobili di proprietà comunale posti all’angolo tra via Tommaso Grossi – via Dante Alighieri» (Ambito strategico dell’ex seminario).

Una prospettiva che avrebbe voluto essere organica alla implementazione del Campus universitario a S. Martino, che sembra ormai sempre più lontano, visto il mancato finanziamento da parte della Fondazione Cariplo, che porta quindi la Giunta Lucini a pensare semplicemente di ricavare dall’area, posta nel cuore della città, ben 9.702.620 euro, salvo un parere contrario della Soprintendenza.

Ora la parola spetta al Consiglio comunale che dovrà ratificare la proposta per renderla effettivamente operativa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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