Ritratti di città a Villa Olmo

Non semplicemente vedute, ma piuttosto ritratti, per cogliere il senso più intimo della realtà urbana, così come il ritratto di una persona non si limita a riprodurne l’aspetto esteriore. Così, in una battuta, viene riassunta la proposta della “grande mostra” di Villa Olmo sia da Luigi Cavadini, assessore alla cultura del Comune di Como, sia da Flaminio Gualdoni, curatore dell’eposizione Ritratti di città.

In realtà la mostra si muove con qualche incertezza tra questo taglio interpretativo e l’ambizione a essere una “breve storia dell’arte italiana del Novecento” (come ha detto, in conferenza stampa, Cavadini) e quindi allinea opere che della città danno un’interpretazione molto personale (a volte anche provocatoria: tanto per restare in ambito comasco si possono citare le “utopie” urbane di Parisi e di Somaini) e opere che invece forniscono immagini urbane più pacatamente derivate dai diversi stili, approcci o linguaggi. C’è evidentemente una città del futurismo e una della metafisica, una città della fotografia e una della pittura postavanguardie degli ultimi decenni, e via discorrendo.

Da una sala all’altra si incontrano, com’è ovvio, opere di diverso impatto: alcune di grandissimo interesse, e altre più dimesse, alcune perfettamente inserite nel discorso e altre che appaiono un po’ fuori tema. Se alcuni passaggi sembrano più scontati (l’omaggio al futurismo, per esempio) e altri non del tutto sfruttati nelle loro potenzialità (la fotografia è presa in esame solo per i decenni più recenti, rimuovendone la fondamentale valenza comunicativa per la dimensione urbana nella prima metà del Novecento), altri ancora riservano autentiche sorprese, come la “riscoperta” della veduta urbana negli ultimissimi anni (l’ultima sala è forse la più interessante, con uno straordinario dipinto di Velasco Vitali) o come le opere meno descrittive concentrate nel salone, dove si impongono all’attenzione le sculture di Arnaldo Pomodoro e di Alik Cavaliere.

In complesso, la mostra è più “tradizionale” di quanto ci si poteva aspettare dato il tema, ma è anche decisamente più comunicativa rispetto a quella dell’anno scorso. E, in effetti, nonostante le ripetute pretese di continuità, risulta difficile cogliere il rapporto tra le due mostre, se non semplicemente come “accumulo” progressivo di materiali e di stimoli.

In sintesi, Ritratti di città esibisce una sessantina di opere in una proposta equilibrata, che può costituire un buon esempio per la programmazione culturale di una città come Como, ma che solo a fatica si può intendere come “grande” mostra. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Ritratti di città. Da Boccioni a De Chirico, da Sironi a Merz a oggi, a cura di Flaminio Gualdoni, a Villa Olmo, in via Cantoni 1 a Como. Inaugurazione venerdì 27 giugno, aperta da martedì a giovedì dalle 15 alle 22 (fino al 31/8), dalle 10 alle 20 (dal 2/9), da venerdì a domenica dalle 10 alle 22, fino al 16 novembre. Ingresso 10 euro, ridotto 8, scuole 5.

 

Alla presentazione della mostra, da sinistra: Flaminio Gualdoni, curatore, Mario Lucini, sindaco di Como, Luigi Cavadini, assessore alla cultura.

RitrattiCittà-03

Flaminio Gualdoni.

RitrattiCittà-02

Il salone centrale con la scultura di Arnaldo Pomodoro.

RitrattiCittà-01

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: