Giorno: 9 Luglio 2014

Arci/ Israele non può essere considerato al di sopra della legge

muro palestinaCon un comunicato stampa, l’Arci nazionale ricorda il decimo anniversario della sentenza sul Muro dell’Apartheid in Cisgiordania e denuncia i raid israeliani nei territori palestinesi.

«Il 9 luglio di dieci anni fa la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato il Muro dell’Apartheid in Cisgiordania illegale ai sensi del diritto internazionale. Il muro che Israele ha voluto e costruito su territorio palestinese è una delle tante violazioni causate da 66 anni di occupazione in Palestina. Una occupazione quotidiana che in questi giorni si sta facendo, se possibile, ancora più feroce. Le rappresaglie messe in atto dal governo israeliano contro la popolazione civile palestinese sono terribili: arresti (o meglio rapimenti) di massa, bombardamenti in zone densamente abitate, raid in scuole, abitazioni, università, ospedali. Sono centinaia i feriti e 10 i palestinesi uccisi dalla punizione collettiva che Israele ha decretato. E questo avviene nel silenzio assordante della comunità internazionale e degli Stati Uniti d’America.
Chiediamo all’Unione Europea, al nostro governo e a tutte le istituzioni internazionali di non considerare più Israele al di sopra della legge, di pretendere che cessi immediatamente il processo di colonizzazione a partire dalla demolizione del Muro con cui Israele ha realizzato una annessione di fatto di una parte rilevante di Territori palestinesi, di adoperarsi per la liberazione dei prigionieri politici. Insieme alla Rete della pace, di cui siamo parte, rilanciamo l’appello di palestinesi e israeliani che ritengono che la pace sia possibile e necessaria ai due popoli, ma noi come loro siamo consapevoli che non potrà esserci nessuna pace se la comunità internazionale non interverrà e opererà coerentemente, concretamente e urgentemente per la fine dell’occupazione e della colonizzazione della terra di Palestina.» [Arci Nazionale]

 

12 luglio/ Cena bosniaca a Rebbio

20140709-151145-54705093.jpgIpsia Como e l’associazione Sprofondo, in collaborazione con la Parrocchia di Rebbio, organizzano una cena bosniaca all’ oratorio di Como-Rebbio sabato 12 luglio alle 20. Il ricavato della cena sarà devoluto alle popolazioni bosniache colpite dall’alluvione della scorsa primavera. Informazioni e prenotazioni scrivendo a robertocaspani@tiscali.it.

Intervista/ Englaro: «Eluana ha cambiato tutto, ma informarsi è decisivo»

eglaro-a-cantùUna questione di vita o di morte. Veglia per E.E. è l’evento andato in scena, di fronte ad un centinaio di persone, mercoledì 9 luglio alle 21 al parco del Bersagliere di via Como a Cantù, all’interno della Festa dell’Unità cittadina. Lo spettacolo di e con Luca Radaelli che, insieme alle musiche di Marco Belcastro, ha vantato anche la partecipazione di Beppino Englaro, venuto a presentare il libro Eluana. La libertà e la vita [2008, 231 p, 5,90 euro, ed. Rizzoli].

Un ottimo successo di pubblico quindi, con i presenti che hanno approfittato della tregua concessa dal maltempo per assistere allo spettacolo ispirato dagli scritti di Beppino Englaro, presente appunto in platea per presentare il suo ultimo libro.

E proprio Englaro, poco prima dell’inizio della serata, ha voluto concedere ad Ecoinformazioni una breve intervista, spaziando tra presente e passato, attualità e futuro, con un “centro” ben preciso: Eluana e la sua scelta, e il proprio diritto di poterla fare.

D: Partiamo relativamente da lontano. Com’è nato il progetto dello spettacolo? Perché il teatro?

«Tutto è cominciato cinque anni fa, è stato Luca stesso a contattarmi e a propormi di partecipare a quest’esperienza. Luca è un’ attore capace, ed il teatro si è rivelato una forma ideale per comunicare. Favorisce la partecipazione, fa arrivare il messaggio in modo facile ed immediato. Per questo è il mezzo adeguato»;

Come reagisce il pubblico? Qual è l’impatto che può avere oggi un tema del genere?

«Il pubblico, come lei lo chiama, ha oggi un approccio molto diverso rispetto all’inizio della vicenda che ha interessato la mia famiglia. Adesso, come riprendere quella celebre frase di Pulitzer sull’ ”opinione pubblica ben informata”, i mezzi per conoscere ci sono, e nessuno ha più avuto scuse per rimanere all’oscuro. Per cui sì, vedo nei vari giri teatrali e nelle occasioni pubbliche molta attenzione e partecipazione, cosa che, ripeto, all’inizio non era sempre presente»;

Nello spettacolo si fa riferimento ad una cultura, quella italiana, prigioniera in una dimensione che rifiuta la morte, che tende a “seppellirla” o a disumanizzarla, indicando nel clamore mediatico che ha accompagnato Eluana un’ esempio di tutto ciò. E’ d’accordo con questa immagine?

«Di sicuro era vero poco dopo l’incidente di mia figlia, quando la società non riusciva nemmeno a concepire che potesse esistere un problema del genere. Io e la mia famiglia vivevamo in un deserto, era tutto troppo grande per poterne parlare, figuriamoci comprenderlo. Quando i medici, nonostante la lettera di mia figlia che provava la sua decisione, ci dissero che “non potevano far altro che curarla” rimanemmo sconvolti. Eppure si muovevano alla piena luce del sole, e in piena legalità. E con loro il resto del Paese»;

Come si è arrivati poi all’ “attualità” degl’ultimi anni? Quando Eluana è diventata un “caso”?

«Almeno fino al 2000 nessuno si è interessato a noi, nonostante i nostri immediati sforzi di dare modo ad Eluana di esprimere e far rispettare i propri diritti. Poi è iniziata la collaborazione, importantissima e decisiva, con il Comitato Italiano di Bioetica, che ci fornito i mezzi e le informazioni adeguate per poter continuare la nostra battaglia. Ed infine arriviamo ad un’incontro organizzato all’Università Statale di Milano, a cui erano presenti dei cronisti di Repubblica, tra cui Piero Colaprico. Da lì si è iniziato a parlare, da quel momento siamo usciti dall’invisibilità. Ma il problema rimaneva, ed era ancora molto duro: la cultura, la mentalità dominante, quella che dicevamo prima»;

Com’è stata possibile superarla? Intendo questo modo così radicato d’intendere la problematica del “fine vita”, con tutto quello che ne consegue?

« Riprendendo la frase di Pulitzer che ho citato sopra, è l’informazione che fa la differenza. Negli ultimi anni i mezzi per conoscere, per capire il tema sono finalmente arrivati, consultabili in totale trasparenza. Gli sforzi di Eluana, di tutti noi, hanno sì che l’opinione pubblica fosse finalmente informata, potesse capire ed ascoltare una voce diversa, un modo differente d’intendere il rapporto tra sé stessi e i propri diritti, ed i limiti a cui si può arrivare di fronte ad una scelta personale. Vede, il problema è proprio questo: la scelta, e non solo la libertà ma anche la possibilità di poterla fare, come paziente e come essere umano. E tutto ciò sta scritto nella sentenza del 2007 della Corte di Cassazione, il più grado di giudizio del nostro ordinamento, che dopo 5507 giorni d’attesa ha finalmente confermato quello che per noi era semplice e chiaro fin dal primo giorno: un essere umano può scegliere, anche nel rifiutare la cura e chiedere la morte. E lì i medici non possono arrivare»;

Come vede adesso il Paese rispetto a ciò? E’ cambiato qualcosa, insieme ad una certa mentalità?

« Bè la sentenza del 2007 che ci riguarda e che ho ricordato costituisce un precedente potentissimo e facilmente consultabile, in tutte le sue sessanta pagine. Poi a livello locale, che è quello di primo impatto per i cittadini, si sono moltiplicate (come recentemente a Cantù- ndr) le pressioni per regolamentare quello inteso un pò mediaticamente come testamento biologico, e questo non può che essere un segno positivo. Ed infine l’Italia ha dovuto modificare parte della propria legislatura, come conseguenza della sua adesione alla Convenzione di Oviedo. Però insisto: informarsi è decisivo, ed oggi non ci sono più scuse, per chi non vuole farlo»; [Luca Frosini, Ecoinformazioni]

Arci/ Solidarietà a Patrizia Moretti

patrizia morettiCon una lettera, Francesca Chiavacci, neo presidente nazionale Arci, esprime la solidarietà dell’associazione a Patrizia Moretti, in occasione dell’ultimo grave atto del segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Franco Maccari, che l’ha querelata per diffamazione.

«Cara Patrizia,
volevo esprimerti a nome di tutta l’Arci, di cui sono diventata presidente nazionale, tutta la nostra vicinanza e la nostra solidarietà, in occasione dell’ultimo grave atto del segretario del sindacato di polizia Coisp Franco Maccari, che diventerà, abbiamo appreso, anche una vicenda legale.
Penso che quello che hai fatto, insieme ai tuoi familiari, in questi anni non solo per Federico, ma per tutti coloro che hanno subito ingiustizie da parte di chi avrebbe dovuto tutelarli dalle ingiustizie stesse, sia un bene prezioso per tutti noi, e approfitto per ringraziarti personalmente.

Vorrei che tu potessi sentire che ti siamo tutti vicini e vicine, come abbiamo provato a farti sentire durante il nostro Congresso a Bologna, in cui hai usato per noi quelle belle  parole (siete una sensibilità organizzata) che sono riuscite a richiamarci , in questi mesi, al nostro compito vero e principale, quello di difendere chi è più debole e di chiedere con forza a questo nostro Stato la garanzia della libertà personale, un bene tutelato dalla nostra Costituzione.
Grazie per quello che hai fatto e per quello che fai, noi siamo con te, puoi contare su di noi.

Un abbraccio.
Francesca Chiavacci» [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]

Video/ L’errante chi? a Mondi scomodi

mondi scomodiDisponibili sul canale video di ecoinformazioni le riprese della presentazione con l’autore del libro di Gilad Atzmon L’errante chi? All’incontro, organizzato nell’ambito di Mondi scomodi a Cantù l’ 8 giugno,  hanno partecipato una trentina di spettatori, tra loro giovani e personalità non solo comasche impegnate per la Pace in Palestina e per i diritti dei palestinesi. Nell’intervento introduttivo Ugo Giannangeli ha chiarito che il libro è di grande interesse e merita una lettura attenta e premesso che l’intervento di Atzom sarebbe stato provocatorio. Così è stato. Atzmon è partito con una bizzarra disamina dei livelli di intelligenza dell’intera popolazione mondiale ed in particolare delle aristocrazie e della popolazione ebraica e palestinese con singolari accenni a luoghi comuni e semplificazioni francamente gratuite per continuare con l’enunciazione e l’argomentazione della sua tesi che vede l’intera opinione pubblica mondiale in qualche modo incanalata anche a sinistra a un punto di vista filoebraico perché comunque nella categorie di quel popolo. Quasi inutili i tentativi di Ugo Giannangeli che ha cercato di riportare il discorso sul libro che ha argomentazioni molto più accurate di quelle fornite nella serata dall’autore. Susanna Sinigaglia, l’esponente del Coe (Ebrei contro l’occupazione) traduttrice dell’edizione italiana del libro, ha avuto a causa della straripante loquacia di Atzmon poco tempo, ma è riuscita a mettere in luce la distanza del suo punto di vista da quello del relatore. Nei video dell’incontro gli interventi di Atzmon e delle molte persone intervenute nel dibattito.

 

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