Approvate le aliquote

8 COMOCOMUNEPalazzo Cernezzi approva il primo dei provvedimenti necessari alla discussione del Bilancio e inizia la discussione sull’aumento dell’Irpef.

 

Preliminari

Un’eco della richiesta di dimissioni dell’assessora Gisella Introzzi fatta dai sindacati si è avuta anche nel Consiglio comunale di giovedì 17 luglio, con Marco Butti, Gruppo misto, che ha dichiarato nelle preliminari: «Sono orgoglioso di essere stato il primo firmatario della mozione di sfiducia – che non è poi passata –, deve andare a casa».

 

Aliqote

Dopo l’appello l’assemblea ha ripreso il dibattito sulle aliquote dell’Imposta unica comunale con l’ultimo emendamento, presentato da Giampiero Ajani, Lega, bocciato, e due ordini del giorno non ritenuti però correlati alla delibera da parte del presidente Stefano Legnani. Di qui le proteste dell’opposizione, «siete intellettualmente disonesti» ha affermato Alessandro Rapinese, Adesso Como, che per voce di Butti ha chiesto una riunione dei capigruppo che ha avvallato a maggioranza, 6 favorevoli e 5 contrari, l’interpretazione del presidente. Una decisione che non è per nulla piaciuta alle minoranze che hanno attaccatato duramente la gestione dell’aula della maggioranza. «Siamo sempre stati collaborativi e abbiamo ricevuto sempre schiaffi» ha dichiarato il leghista Diego Peverelli minacciando barricate sul Bilancio. Di abuso e prevaricazione ha parlato invece Rapinese che ha poi dato dei “pallisti” ai componenti la maggioranza.

Scontati quindi i voti contrari alla delibera «il dialogo con le minoranze avrebbe potuto aprire scenari diversi – ha detto Mario Molteni, Per Como –, qui si arriva con un pacchetto pronto», «si è persa un’occasione per fare chiarezza» ha aggiunto Butti. Inutile il tentativo di calmare gli animi di Luigi Nessi, Paco-Sel, che ha ricordato come alcuni degli emendamenti proposti dall’opposizione siano stati accolti. Anche il sindaco Mario Lucini è intervenuto affermando che la discussione degli emendamenti di opposizione è entrata nel merito degli stessi senza preconcetti.

La delibera è così passata con il sostegno della maggioranza e il dissenso compatto dell’opposizione.

 

Irpef

La discussione è quindi passata sul Regolamento per l’applicazione delle aliquote Irpef presentato dal primo cittadino, nella sua veste di assessore al Bilancio. Una proposta che vedrà forti aumenti per i comaschi, si tratta di quasi 6 milioni in più di gettito, passando da un sistema basato sulle fasce di reddito alla applicazione indiscriminata dell’aliquota massima a tutti i contribuenti, salvo la fascia di cittadinanza più debole.

Lucini ha giustificato il provvedimento con «l’esigenza di adeguare le entrate dirette del Comune a fronte della riduzione sensibile dei trasferimenti statali». Per ora, ha ricordato Lucini, Como è uno dei 4 capoluoghi di provincia lombardi che applica un criterio di progressività ed è come prelievo l’ultimo in Lombardia. Gli altri capoluoghi lombardi che hanno già posto l’aliquota al massimo, lo 0,8, sono Milano, dove sono esentati coloro che hanno un reddito inferiore ai 21mila euro, Brescia, esentati sotto i 13mila, Cremona, 10mila, Sondrio, 10mila, Varese, 8mila. A Como con i due emendamenti approvati sulle aliquote, uno della maggioranza e uno di opposizione, si avrà un maggiore gettito per 500mila euro che permette a Palazzo Cernezzi di alzare la fascia di esenzione da 13 a 15mila euro, esentando così 12.750 comaschi il 26 per cento dei contribuenti. Lucini, in risposta alle dmende di chiarimento, ha anche fatto un esempio, per chi ha un reddito di 20mila euro si passa dallo 0,2, ovvero poco meno di 40 euro, allo 0,8 cioè 160 euro.

Ma proprio l’eliminazione delle fasce di reddito, per essere precisi i cittadini erano divisi per scaglioni, da 0 a 15mila euro, 12.754 persone, da 15 a 28mila euro, 21.200, da 28 a 55mila euro, 10.237, da 55 a 75mila euro, 1.689, oltre 75mila euro, 2.203, ha ravvivato gli animi e incontrato la disapprovazione delle minoranze, «è aberrante» ha detto Butti. Ma anche in maggioranza qualche malumore ci deve essere se nella Commissione competente al voto della proposta prima del passaggio in aula si sono astenuti Gioacchino Favara, Pd, e Vincenzo Sapere, Paco-Sel.

Aperto il dibattito Luca Ceruti, M5s, ha ricordato che: «Altre città, come Legnano e Monza, hanno, al contrario di Como diminuito l’Irpef», mentre per Laura Bordoli, Ncd, «non è mai finita, dopo gli altri aumenti, l’assessore al commercio pensa anche di aumentare l’imposta per gli spazi pubblici…» Molteni ha invece ricordato le vendite immobiliari, già fatte e in corso «certe spese non sono più tollerabili, questa è la verità» ha concluso. Rapinese si è scagliato invece contro molte delle decisione assunte negli ultimi due anni e ha parlato di un giro di boa, l’inizio della discesa della maggioranza verso la perdita dell’amministrazione. «L’avessimo fatto noi ci avrebbero massacrati! – è intervenuto Peverelli facendo al volo dei calcoli, sottolineando che – dai 15 ai 28mila euro siamo di fronte a un aumento del 280 per cento, dai 28 ai 55mila del 166 per cento e dai 55mila in su del 33 per cento». «Questa non è equità sociale» è intervenuto per ultimo Enrico Cenetiempo, Ncd, prima della chiusura della serata. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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