Como/ Centrosinistra a curvatura democristiana

emilio russoNon salva quasi nulla Emilio Russo nella sua spietata analisi della politica di governo di Como: «il bilancio del centrosinistra a curvatura democristiana che governa la città, a metà del suo mandato, agli occhi di un numero crescente di cittadini, si presenta all’insegna dell’inconcludenza e non fa presagire nulla di buono per le “magnifiche sorti e progressive” della “sinistra”». Un giudizio caustico che valuta sbagliato o inefficace gran parte dell’operato della giunta Lucini. Per Russo le responsabilità maggiori sono del gruppo dirigente che si è «impadronito del Pd e che ha avuto come stella polare della sua azione politica l’emarginazione della cultura della sinistra riformista». Un punto di vista che superando il buonismo di appartenenza sferza senza remore e ci auguriamo animi altri interventi, anche di segno diverso, che il nostro giornale sarà lieto di ospitare.

«Gli argomenti dei cacciatori di gufi sono sostanzialmente due. Il primo è che “la sinistra è per la prima volta al governo della città” (il che, storicamente, non è nemmeno vero del tutto) e che per questo bisogna difendere l’attuale amministrazione come un sol uomo. Evitare di perdere “un’occasione storica”. Il secondo è che “il meglio è nemico del bene”. E quindi è bene accontentarsi di quello che passa il convento. Quello che ha il suo indirizzo a Palazzo Cernezzi e che è abitato da Lucini e dalla sua variopinta maggioranza.

Argomento, in fondo plausibile, se non fosse però che, per quanto possa essere sgradevole ammetterlo, il bilancio del centrosinistra a curvatura democristiana che governa la città, a metà del suo mandato, agli occhi di un numero crescente di cittadini, si presenta all’insegna dell’inconcludenza e non fa presagire nulla di buono per le “magnifiche sorti e progressive” della “sinistra”. Nel consuntivo di questi due anni e mezzo, ci sono, certo, l’ampliamento della zona Ztl, l’avvio della raccolta differenziata dei rifiuti, le mostre di Villa Olmo. Sì, ma, a ben vedere, per quanto abbiano spesso catalizzato l’attenzione degli organi di informazione e dell’opinione pubblica, si tratta pur sempre di iniziative modeste, quando non discutibili, almeno nelle modalità con cui sono state attuate. Il nuovo regime dei rifiuti non è altro che la replica di quello che i cittadini di quasi tutti centri minori conoscono da tempo e finirà per pesare di più sulle spalle dei contribuenti. Le esposizioni di Villa Olmo scontano il difetto di origine di avere voluto dare continuità – senza la furbizia del passato – alla logica delle “grandi mostre”, mantenendo la sede, la periodicità e il carattere di “evento” delle mostre di Gaddi, e rinunciando invece ad attuare una vera politica culturale a 360 gradi. La pedonalizzazione di alcune aree (per una superficie limitata, peraltro) è avvenuta al di fuori di un progetto credibile. Così, per difendere le scelte compiute, si è dovuto utilizzare l’argomento della presunta continuità con le politiche degli anni “70. Dimenticando che la chiusura della città murata fu allora accompagnata da studi imponenti sul contesto urbanistico, dall’ acquisizione di monumenti di valore storico architettonico (San Francesco, San Pietro in Atrio, Sant’Eufemia), dall’ampliamento dell’offerta culturale (la Pinacoteca di Palazzo Volpi) e, soprattutto, da una disciplina urbanistica fatta di vincoli e di incentivi alle ristrutturazioni. Una logica palesemente in contrasto con l’idea di città esposta recentementedall’assessora alla mobilità, secondo cui le piazze e le strade liberate dalle auto – oltre ad essere graziosamente riservate allo stazionamento delle auto di alcuni residenti privilegiati – possono ora ospitare spettacoli, artisti di strada, mercatini eccetera. Non ho niente contro i fisarmonicisti rumeni e i venditori di collanine, e nemmeno contro l’esondazione dei dehors sulle aree pubbliche, ma Como è un’altra cosa. I turisti vengono a Como, oltre che per il lago, per Terragni e Sant’Abbondio, per il Duomo e per Volta, per la seta e per le barche. E quando ti chiedono di presentare un progetto per l’Expo mica puoi andare a proporre la fiera del giovedì santo. Così, se non conosci la storia della città e la sua anima antica e moderna, ti rifugi in un silenzio assordante.

Poi ci sono le altre cose fatte. Non tutte “di sinistra” e, spesso, poco condivisibili. Come un PGT non troppo diverso da quello proposto dal centrodestra e che non si vede come possa rilanciare lo sviluppo della città e riequilibrare le parti del suo territorio. Come l’apertura del centro storico ai magazzini delle “grandi firme”, senza parcheggi e senza un piano del commercio in grado di tutelare e valorizzare gli esercizi “storici”, che infatti vanno scomparendo uno ad uno. O come l’accordo con il signor Caprotti sull’area ex Fisac che nemmeno la giunta di Bruni aveva osato concludere.

Infine, ci sono altre cose di cui sono piene le pagine dei giornali e sulle quali non è il caso di ritornare. Lasciamo perdere le “buche nell’asfalto”, il Palazzetto dello Sport di Muggiò ormai diroccato, l’autosilo della Val Mulini abbandonato da Dio e dagli uomini, la Piscina dello stadio con i bordi sbrindellati e chiusa chissà fino a quando. Il Teatro Politeama, grazie a un film bellissimo, è assurto a livello nazionale a simbolo del degrado (oltre ad essere l’occasione di esternazioni tragicomiche da parte dell’assessore al patrimonio). La bonifica della Ticosa sembra la trama di una telenovela dal copione incomprensibile. Le paratie lo sono da tempo. E le impuntature da geologi hanno solo prolungato i tempi e gli oneri a carico del Comune. Al punto che non è peregrino – e da gufi – sostenere che il Comune di Como sia tenuto ormai sotto tiro da Maroni. Dalle cui scelte di accettare di pagare la bolletta a Sacaim può dipendere, più o meno, il default finanziario. Tanto più che l’imposizione fiscale è già stata utilizzata fino al massimo consentito dalle leggi e che qui non si sente parlare di nessuna spendingrewiew. Con la Tasi, lo abbiamo appreso in questi giorni, mediamente più elevata della vecchia Imu e senza le detrazioni che, in passato, facevano da scudo a chi aveva di meno. Una cosa davvero poco “di sinistra”.

Di fronte a una situazione come questa, il maggior partito della coalizione, nei giorni scorsi ha chiesto la testa di due assessori. La segreteria cittadina del Pd, composta per lo più da figli, mariti e fidanzati di assessori e consiglieri, ha battuto un colpo dopo trenta mesi di silenzio affidandosi a una sorta di roulette russa per sollecitare un cambiamento qualsiasi. Oltre che per fare posto in giunta alla responsabile provinciale del partito. Perdiana, ha esternato Stefano Fanetti, ci saremmo anche noi. Con quali rilievi, quali idee, quali progetti, non siamo in grado di dirlo. Ma questo è un particolare trascurabile. Intanto il Pd si appresta a investire, dopo un sindaco “indipendente” nel capoluogo, anche un presidente della Provincia che rischia di essere eletto con i voti determinanti dei consiglieri del partitino di Alfano. E al quale del centrosinistra – tanto meno della sinistra – non sembra importare più di tanto. Ma tant’è, anche questa casella è funzionale al disegno di costruire attorno al partito una rete di relazioni che lo bypassano regolarmente. Con la scusa dell’ “apertura” alla società. In realtà con un fondo di subalternità culturale e di furbizia che sono stati la cifra, in questi anni, della cultura del gruppo che si è impadronito del Pd e che ha avuto come stella polare della sua azione politica l’emarginazione della cultura della sinistra riformista». [Emilio Russo]

 

1 thought on “Como/ Centrosinistra a curvatura democristiana

  1. Conosco solo da “fuori” la realtà comasca, ma complimenti per l’articolo e per il fatto che ….a volte i compagni ritornano.

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