Amo la mia città/ Libeskind senza alcun onere per la città

logointrozziAmo la mia città interviene sulla questione monumento di Daniel Libeskind ricordando che la ricchezza del volontariato e del civismo comasco non è solo quella espressa dagli Amici di Como. La lista definisce «una fantasiosa quanto fastidiosa fola» «le dichiarazioni ascoltate in questi giorni sulle ragioni che hanno ispirato l’architetto statunitense a ideare l’opera in omaggio ad Alessandro Volta» e chiede che la vicenda si concluda senza alcun onere per la città prevedendo che siano a carico dei “donatori” «le spese di manutenzione per un periodo di tempo sufficientemente esteso», che non ricada sul comune alcun  «onere di assicurazione contro i tanti imprevisti che minacciano una installazione complessa» e che venga fornita «una garanzia nell’eventualità di una necessaria rimozione del manufatto». Leggi il comunicato.

«A proposito del “monumento Libeskind” – La posizione di Amo la mia città (Amc). La crisi insegna che occorre sapere trasformare i rischi in opportunità. Ma le opportunità non attentamente valutate possono diventare rischi (paratie e Ticosa docent).

Como è una città ricca. Ricca di energie, di capacità creative, di slancio solidaristico. Decine e decine di associazioni sono lì a dimostrarlo, occupandosi di dare assistenza a chi è in situazione di difficoltà e disagio, di rendere la città più bella e pulita, di prendersi cura di anziani o bambini, di portare solidarietà fuori dai nostri confini.

La scelta di “Amici di Como” di operare per il bene della città si inserisce felicemente in questo contesto operoso. Rendere più bella la città, aiutare l’amministrazione nella realizzazione o il completamento di opere che – causa tagli nei trasferimenti statali, aggravati da complicazioni burocratiche che appesantiscono ogni iter – il Comune non riesce a sostenere autonomamente. Guardiamo certamente con gratitudine all’intervento che ha permesso la fruizione di parte del lungolago reso inagibile da imperdonabili errori di passate amministrazioni. Il dono della scultura di Daniel Libeskind è così l’ultima, in ordine di tempo, di realizzazioni significative per la città. Un progetto a favore di Como che ha lo stesso valore dell’impegno che altri cittadini manifestano con altre modalità, spesso in modo anonimo ma con altrettanta generosità.

È importante che questo dono, questo contributo al ben-essere della città avvenga in armonia con la città stessa, senza spingere a dannose forzature capaci solo di sollevare forti contrapposizioni. E l’amministrazione comunale non dovrebbe essere messa nella condizione di schierarsi a favore o contro l’installazione della scultura in uno dei luoghi più simbolici della città. A sostenere un cosiddetto fronte degli innovatori in contrapposizione a presunti conservatori.

Il giudizio sul valore artistico della scultura esula completamente da queste considerazioni e crediamo possa difficilmente essere ricondotto ad una valutazione unanime. Non è quindi su questo aspetto che vale la pena di soffermarsi, anche se le dichiarazioni ascoltate in questi giorni sulle ragioni che hanno ispirato l’architetto statunitense a ideare l’opera in omaggio ad Alessandro Volta, alla luce del progetto Gazprom di San Pietroburgo, suonano come una fantasiosa quanto fastidiosa fola.

Ora è indispensabile, per rispetto nei confronti dell’intera cittadinanza, che l’installazione della scultura – donata alla città – avvenga davvero e completamente in condizioni di totale gratuità. E che nessun onere, né presente né futuro, né diretto né indiretto, sia messo a carico della collettività.

Nessun onere di manutenzione per un periodo di tempo sufficientemente esteso, nessun onere di assicurazione contro i tanti imprevisti che minacciano una installazione complessa, una garanzia nell’eventualità di una necessaria rimozione del manufatto.

Pensiamo che queste siano le condizioni minime che debbano accompagnare l’impegno dei donatori nei confronti della città, affinché il loro gesto non prevarichi la cittadinanza che non ha avuto né il modo, né il tempo di valutarne le conseguenze». [Amo la mia città]

2 thoughts on “Amo la mia città/ Libeskind senza alcun onere per la città

  1. Chi copia Chi e chi Copia che cosa.
    Grazie alle nuove tecnologie della Comunicazione Web è stato semplice rispondere alla lettera pubblicata da Attilio Terragni, su “IL GIORNALE DELL’ARCHITETTURA.COM. Lettera che ripropongo nella versione integrale in calce alla presente.
    L’avvenimento è un fatto che deve far riflettere sui rapporti che intercorrono tra i professionisti e i loro processi creativi, ove questi si traducono in “linguaggio architettonico” e “maturità artistica”.
    Il dibattito intorno “The Life Electric” che in questi giorni anima la Città di Como, su precise volontà del “Comitato” che rappresento, passa ufficialmente dall’essere un dibattito “costruttivo”, incetrato sulle opportunità in vista di EXPO2015, a essere un dibattito “distruttivo” o “decostruttivo”per volontà precisa del suo primo interlucutore-oppositore, Attilio Terragni noto architetto Comasco.
    Forse non tutti sanno, ma è bene che ora si sappia, che il nipote del celebre Giuseppe Terragni, padre del Razionalismo è stato, per diversi anni, il punto di riferimento per la Famiglia Libeskind a Milano e in Italia. Ha diviso e condiviso non solo lo studio milanese ma anche il “Linguaggio” proprio dell’opera architettonica del Grande Architetto Decostruttivista.
    Il tema della trasparenza nei processi decisionali sulle nuove architetture della città di Como, va ora inquadrato anche sotto questo aspetto, in virtù delle pesanti critiche di “COPIA” mosse da A.Terragni sulla stampa di settore, che hanno spostato l’angolo di visuale del dibattito in corso.
    Daniel Libeskind disegnerà di fatto, uno NUOVO SPAZIO PUBBLICO, in fondo alla Diga Foranea di Como. L’area ospiterà un’opera d’arte moderna e innovativa in onore di Alessandro Volta.
    Chi trova Libeskind tra i suoi più acerrimi oppositori ? Ebbene si, proprio l’AMICO e COLLABORATORE di un tempo, Attilio Terragni.
    Non solo Terragni è tra i suoi più acerrimi oppositori , è anche tra quelli che per primi, gridano allo “scandalo”per il fatto che il monumento ricorderebbe un progetto già visto per San Pietroburgo.
    Sarebbe quindi una “Copia”, un “Riciclo”, un “Regalo di Nozze “ da annoverare tra quelli fatti senza coinvolgimento sentimentale, tra i più inopportuni ed irricevibili.
    Verrebbe da dire : ” Sentite da che Pulpito viene la predica…”
    Il lavoro e le opere di Attilio Terragni sono infatti pervase da precisi richiami al LINGUAGGIO architettonico proprio del Maestro del Decostruttuvismo, Daniel Libeskind.
    Non vè ombra di dubbio che l’Architetto Comasco attinga a piene mani dal “linguaggio”del Maestro.
    Insomma, il rapporto è talmente inscindibile che non si capisce più chi Copia chi e chi Copia che cosa.
    Resta solo un grande imbarazzo nel tentativo di “argomentare architettonicamente” un NO a priori, su Daniel Libeskind a Como.
    L’imbarazzo di chi si arrampiaca sui “vetri” della “Torre” di San Pietroburgo, incurante dell’altezza e del perricolo di caduta, scivolando nel ridicolo, direttamente al piano interrato del dibattito.
    L’opera di Libeskind a Como è prima di tutto un nuovo spazio pubblico urbano, di cui la Città si riappropria.
    Dopo i fatti della “CONCORDIA” lariana, la diga versa in condizioni precarie e pericolanti.
    Ne uscirà riqualificata e ampliata, dando all’Opera d’Arte che ospita, il giusto respiro.
    Sarà uno spazio NUOVO, dal quale ammirare la Città in tutto il suo splendore. Verrà Illuminata in onore di Alessandro Volta e per volontà di MECENATI che dimostrano tutto l’amore per Como e per i Comaschi.
    Un monumento che reinterpreta la “celebrazione” in chiave moderna e contemporanea. In continuità con lo spirito che anima da sempre la stroria dell’arte e la storia dell’architettura.
    E’ un fatto NUOVO, un avvenimento STORICO. Un’opportunità che spalanca le porte al Mondo.
    E’ e rimane un occasione da non perdere per la Citttà e per la Collettività.
    La nostra speranza è che questa LUCE non venga offuscata dai pregiudizi e dai no a priori,
    qualunque cosa accada.
    Comitato Pro Daniel Libeskind

  2. Il mondo sa che Daniel Libeskind è un bugiardo e un buffone. Ma i politici e gli “amici” di Como invitare lui e la sua “scultura” riciclata. – Pertanto, sì! Como un piccolo villaggio provinciale.

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