Giorno: 25 Ottobre 2014

Comozero da blog a sito

caso.pgIl blog di informazione locale Comozero nel quale da mesi sono disponibili gli articoli di Lele Caso non è più attivo perché inadatto a sostenere il traffico dei lettori. Al suo posto funziona il sito www.comozero.it. Alla nuova avventura che arricchisce l’ampiezza dell’informazione locale, come sempre, gli auguri della redazione di ecoinformazioni

Confcooperative Insubria/ Mauro Frangi presidente

confcoopinsubriaÈ Mauro Frangi il primo presidente di Confcooperative Insubria, struttura interprovinciale che include Como e Varese. Lo ha eletto l’Assemblea costitutiva dell’Unione interprovinciale (indetta dalla riunione congiunta di luglio dei due Consigli provinciali) che si è svolta sabato 25 ottobre a  Varese. Queste le motivazioni della scelta di unire Como e Varese nella dichiarazione del neo presidente: «Potevamo stare più tranquilli rimanendo ciascuno a casa propria, organizzando e cercando di far funzionare al meglio le strutture associative e tecniche esistenti. Sarebbe stata, però, solo una battaglia di retroguardia. Non avremmo perseguito il mandato che le cooperative ci hanno assegnato: costruire per le nostre imprese una rappresentanza più adeguata, più forte e più coesa e quindi più autorevole e più interessante per i nostri soci». Leggi il Comunicato.

Un milione a Roma per diritti e lavoro

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Un milione di persone a Roma con la Cgil per i diritti  e il lavoro contro le politiche del governo Renzi. La segretaria della Cgil, Susanna Camusso ha dichiarato: «pronti allo sciopero generale». In piazza anche una parte del Pd. Da una parte la Leopolda, dall’altra la gente. Nel giorno della kermesse renziana a Roma in una piazza San Giovanni gremita e colorata di rosso ha risposto al premier respingendo al mittente il jobs act e la demolizione dell’articolo 18. In attesa dello sciopero generale, annunciato – senza data – da Susanna Camusso. 

Si dice che la Cgil abbia dovuto procurarsi pullman anche oltre confine per accogliere e portare a Roma tutte le persone che hanno partecipato sabato 25 ottobre alla manifestazione. E che il numero dei bus utilizzati fosse oltre la metà di quello dell’altra manifestazione passata alla storia, quella della Cgil di Cofferati del 23 marzo 2002, con oltre tre milioni di partecipanti. Al di là del balletto dei numeri, comunque, il corteo e la piazza hanno dato un segnale forte e chiaro a Renzi e al suo governo: il jobs act è irricevibile, servono altre politiche per il lavoro.

L’attenzione dei giornalisti era tutta sugli esponenti del Pd scesi in piazza a fianco della Cgil, in contrapposizione con l’appuntamento di Firenze delle stesse ore: Gianni Cuperlo, Pippo Civati, Stefano Fassina, Guglielmo Epifani, Cesare Damiano e Sergio Cofferati.

Presenti tutte le regioni e le categorie sindacali, foltissimo come sempre il gruppo dei pensionati dello Spi, e poi studenti di varie sigle e movimenti, associazioni, a partire dall’Arci, partiti ( L’altra Europa con Tsipras, Rifondazione comunista, Sinistra ecologia libertà) e moltissime delegazioni di lavoratori in lotta in diverse vertenze territoriali.

I più “antagonisti”  avevano già sfilato il giorno prima, a Roma, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base. E a proposito di sciopero, nel corso del suo intervento, la segretaria generale del principale sindacato italiano ha chiesto al governo di  estendere «le tutele a tutti piuttosto che toglierle ad alcuni. Il passaggio successivo per la protesta, – ha continuato Camusso – se non si otterranno modifiche alla delega sul lavoro e sul ddl di stabilità in direzione di una maggiore giustizia fiscale, saranno quindi gli scioperi articolati sul territorio e infine lo sciopero generale».  L’autunno di lotta è appena cominciato. [BB, ecoinformazioni]

 


 

Con il pareggio ci perdi/ partita la raccolta firme

col-pareggio-ci-perdiCon la prima raccolta di firme tenutasi a piazza del Pantheon a Roma il 15 ottobre, è partita ufficialmente la campagna Con il pareggio ci perdi a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare di revisione costituzionale per cancellare l’introduzione del principio di pareggio di bilancio nella nostra Costituzione, attraverso la modifica di alcuni articoli fra cui l’art.81. Tra le prime firme anche Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, che quindi sosterrà l’iniziativa.

Il Parlamento assunse questa decisione nel 2012, sotto il governo Monti, raccogliendo una proposta del precedente governo Berlusconi. I fautori di tale modifica si appellarono alla volontà dell’Europa. Ma la Ue non ha mai imposto ai paesi membri di mettere in Costituzione il pareggio di bilancio, tanto è vero che altri paesi non lo hanno fatto. In questo modo il nostro paese si è invece privato della possibilità di aumentare la spesa sociale, anche in deficit, per creare le condizioni di un incremento del Pil e di produrre una crescita secondo modelli ambientalmente e socialmente compatibili. E infatti le politiche di rigore e di austerità in atto in  Italia e in Europa, basandosi sul taglio della spesa sociale, impoveriscono i paesi, riducono i diritti, aumentano la disoccupazione. È esattamente la fotografia attuale dell’Europa e dei paesi mediterranei in particolare, fra cui il nostro. Che l’obbligo di pareggio in Costituzione non stia in piedi, lo dimostra anche il fatto che lo stesso governo Renzi, alla sua prima applicazione, ha chiesto alla Ue di potere scivolare di un anno, per fare fronte alle urgenze della crisi economica.

Nella proposta di legge di iniziativa popolare non si propone solo di tornare al testo precedente alla modifica dell’art. 81, ma si vuole introdurre un principio fondamentale che è presente nelle più avanzate e recenti costituzioni, come quelle di alcuni paesi latinoamericani. Al vincolo contabile si sostituisce quello della soddisfazione dei bisogni e dei diritti dei cittadini. E quindi le manovre di bilancio non possono avere come conseguenza il taglio di spese sociali che ledono quei diritti.
In questo modo la proposta di legge, pur non potendo influire direttamente sul Fiscal compact, che è un trattato europeo, rafforza gli argomenti per contrastarlo, dal momento che la logica del rientro forzato dal debito nel giro di venti anni comporta necessariamente una diminuzione della spesa sociale, che è proprio quanto la proposta di legge vuole venga vietato costituzionalmente. Il primato delle leggi contabili verrebbe così sostituito dal primato dei diritti.

L’obiettivo minimo  consiste nella raccolta di 50mila firme in sei mesi, ma il comitato promotore si propone obiettivi molto più ambiziosi.
Nei prossimi giorni verrà attivato il sito colpareggiociperdi.org dove verranno precisati tutti i dettagli della raccolta, inseriti materiali da scaricare, con risposte alle obiezioni più frequenti in modo da mettere in condizioni le organizzazioni locali di partecipare alla raccolta. I moduli verranno stampati centralmente per poi essere vidimati in loco.

Di seguito la composizione del comitato promotore, cui ne seguirà uno di sostegno composto da organizzazioni, associazioni  e sindacati,  per evidenziare l’ampio spettro di persone e forze sociali coinvolte nella iniziativa:
Stefano Rodotà (Presidente), don Vinicio Albanesi, Gaetano Azzariti, Giorgio Airaudo, Andrea Baranes, Leonardo Becchetti, Fausto Bertinotti, Alberto Campailla, Luciana Castellina, Francesca Chiavacci, Giorgio Cremaschi, Cecilia D’Elia, Monica Di Sisto, Vittorio Cogliati Dezza, Antonello Falomi, Roberta Fantozzi, Stefano Fassina, Luigi Ferrajoli, Nicola Fratoianni, Mauro Gallegati, Luciano Gallino, Alfonso Gianni, Patrizio Gonnella, Riccardo Laterza,  Danilo Lampis, Maurizio Landini, Giulio Marcon, Grazia Naletto, Mario Pianta, Felice  Roberto Pizzuti, Norma Rangeri, Marco Revelli, Franco Russo, Giovanni Russo Spena, Mario Sai, Riccardo Troisi, Francesco Vignarca, Alex Zanotelli, don Armando Zappolini.[Fonte sito Arci Nazionale]

25 ottobre/ L’Arci è per i diritti con la Cgil

25_ottobre_-_sitoSabato 25 ottobre l’Arci è in piazza a manifestare con la Cgil per i diritti, la dignità e l’uguaglianza. Con un comunicato stampa, la più grande associazione della sinistra italiana ha dichiarato che le ragioni della sua adesione all’iniziativa del sindacato.

«Più diritti e più democrazia, a partire dal mondo del lavoro, costituiscono  le vere ‘innovazioni’ che servono al nostro paese. La crisi di questi anni è frutto dello strapotere dei poteri finanziari e di rendite di posizione che hanno svilito dignità e lavoro, e ora si pensa di uscirne cancellando i diritti, con più precarietà e più ingiustizia sociale. La discussione sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è una discussione ‘tecnica’, è invece una questione che attiene al riconoscimento di un diritto fondamentale. Per questo pensiamo che l’impostazione con cui si è affrontato il dibattito sulla disciplina del mercato del lavoro sia profondamente sbagliata. E’ sbagliato partire dalla riduzione di tutele già previste dal nostro ordinamento indicandola come possibile soluzione della crisi. Si tratta peraltro di una ricetta che ha già fallito in tutti i paesi in cui è stata applicata. E’ del tutto strumentale usare la disciplina dei licenziamenti come una clava per definire i confini tra ciò che è vecchio e ciò che nuovo, tra immobilisti e innovatori. Siamo convinti del contrario: è attraverso l’uguaglianza e i diritti che si sviluppa lavoro, così come attraverso investimenti in cultura, welfare, ambiente. Un mercato del lavoro privo della cultura dei diritti fondamentali non potrà mai ‘innovare’ e rispondere al cambiamento richiesto da un nuovo e necessario modello di società e di sviluppo. A queste considerazioni, va aggiunta la grande preoccupazione per una legge di stabilità che, tagliando risorse alle Regioni, avrà ricadute che peggioreranno ulteriormente il sistema di protezione sociale e la vita dei cittadini. Il Jobs Act  è stato presentato come una riforma del sistema di ammortizzatori sociali, ma le risorse economiche previste per il nuovo ‘salario minimo’ sembrano ad oggi del tutto insufficienti. Non tocca un tema centrale per la modernità del nostro paese come la democrazia nei luoghi di lavoro. Noi non condividiamo l’operato del Governo su questo provvedimento non solo per i suoi contenuti. Crediamo che oggi a rischio non sia solo la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici ma la concezione stessa del nostro vivere democratico. L’iter del Jobs Act svela un’idea alla quale non vogliamo e non possiamo rassegnarci: le organizzazioni della rappresentanza sociale (in questo caso il sindacato), parte fondamentale del nostro sistema democratico, vengono percepiti  come fastidioso orpello, come il  residuo di un’epoca passata del quale c’è volontà di sbarazzarsi.

Francesca Chiavacci (presidente nazionale Arci) alla manifestazione della Cgil
Francesca Chiavacci (presidente nazionale Arci) alla manifestazione della Cgil

Noi pensiamo invece che le forme della rappresentanza sociale siano essenziali per la costruzione della democrazia nel nostro paese, agenti di sviluppo e non fattori di immobilismo. Anche a noi non sfugge la necessità di introdurre innovazioni nei rapporti tra forze sociali e istituzioni (in questo caso il Governo), ma questo non può significare il disconoscimento o peggio la delegittimazione del ruolo dei cosiddetti ‘corpi intermedi’ e quindi anche dei sindacati. E’ attraverso il confronto e il dialogo con le forme della partecipazione e di rappresentanza dei cittadini che è possibile costruire un nuovo modello per uscire dalla crisi. La nostra adesione alla manifestazione del 25 ottobre è quindi anche un appello alla riflessione per chiunque, ricoprendo responsabilità di governo (nazionale o locale), pensi che il confronto e il dialogo sui temi fondamentali del vivere comune possano essere derubricati a passerelle o sbrigativi teatrini. L’Arci, associazione che ha tra le ragioni fondative della sua esistenza lo sviluppo della partecipazione, crede invece che sia  giusto riconoscere l’apporto di chi il confronto lo pratica quotidianamente con milioni di cittadini. Per questo saremo in piazza con la Cgil il prossimo 25 ottobre e invitiamo i nostri soci e le nostre socie a manifestare per il lavoro, la dignità e l’uguaglianza.» [Arci nazionale]

Foto/ Da Como con la Cgil per il lavoro

comocgilroma Ampia anche la delegazione di lavoratori comaschi che ha  partecipanto alla manifestazione del 25 ottobre a Roma. Mentre la testa del corteo era già arrivata a piazza San Giovanni la coda era appena partita. Intanto gli esponenti comaschi vicini a Renzi si rammaricano per la presenza di parlamentari del Pd nella mobilitazione contro il governo mentre quelli delle sinistre gioiscono per la riuscita, molto al di là delle aspettative, dell’iniziativa che ha raccolto un popolo intergenerazionale e politicamente determinato per i diritti per tutti/ e. [foto di Giacomo Licata, Marco Lorenzini, Fabrizio Cavalli, Luca Fonsdituri, Roberta Sfardini, Veronica Versace]

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Indagine su una mafia al di sopra di ogni sospetto

La responsabilità del futuro: recita così il titolo dell’incontro organizzato dal Comitato soci Coop Lombardia di Como sul tema delle mafie, ma c’è anche il bisogno di ricostruire il passato – per capire il presente – perché nella comprensione delle vicende degli ultimi vent’anni riesiedono molte delle spiegazioni che possono servire a rendere più afficace la lotta alla criminalità organizzata.

Anna Vinci, autrice del libro La mafia non lascia tempo, esordisce proprio collegando la mafia alla P2, su un ideale linea che unisce la storia “nera” dell’Italia recente, e ricordando quanto sia necessario ricostruire il puzzle e ricomporre il quadro. “Non mi sento come una giapponese che resta nella foresta mentre la guerra è ormai finita”: per la lotta alle mafie serve un impegno costante,

Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino e quindi attivista, fondatore del Comitato 19 luglio ’92 e del Movimento agende rosse, mette nel suo intervento tutta la passione da cui è animato: sottolinea come la strage di via D’Amelio in cui furono uccisi suo fratello e la scorta sia di fatto una strage di stato, ricorda come si possa ormai dire con sicurezza quanto Paolo Borsellino fu intralciato nelle sue indagini dai vertici proprio in vista di quell’accordo (o trattativa che dir si voglia) tra Stato e mafia. Usa parole molto dure verso l’attuale presidente della Repubblica che appare il garante del silenzio sul quella trattativa. E sottolinea poi quanto sia pericoloso cercare di far passare quelle vicende per “vecchie” storie.

Mentre l’intervista telefonica con il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo risulta piuttosto deludente (del resto rivolta soprattutto a costruire un’immagine alternativa a quella del killer), è centrale l’intervento di Giorgio Bongiovanni, direttore AntimafiaDuemila, per quanto complicato da parecchi inconvenienti tecnici. Il giornalista afferma senza mezze termini che la trattativa c’è stata ed è andata in porto, così che con le forze criminali è stato siglato un vero e proprio patto; gli assassini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si collocano in questo scenario, eseguiti dalla mafia ma con l’appoggio dei servizi segreti e forse anche con appoggi internazionali (certo la mafia statunitense era interessata a far sparire Falcone, autore tra l’altro di importanti inchieste sul traffico internazionale di droga). Bongiovanni sottolinea anche quanto l’economia della criminalità organizzata abbia ormai una rilevanza fondamentale: si calcola che ogni anno il “fatturato” delle principali organizzazioni criminali si aggiri in Italia tra i 150 e i 200 miliardi di euro; ciò significa – di fatto – la possibilità di interferire con la gestione dell’economia nazionale, attraverso una infinita serie di aziende, formalmente “pulite” ma gestite con i soldi della criminalità. Ciò nonostante, e nonostante il clima pesante, Bongiovanni si dichiara ottimista. La lotta non è finita. La sperianza nemmeno.

Un messaggio analogo a quello lanciato in apertura, da Marcello Iantorno, assessore a Legalità, diritti e trasparenza del Comune di Como, che aveva fatto appello al ruolo della società civile per rimuovere qualsiasi complicità nel paese.

Al netto di un’organizzazione un po’ problematica e di qualche sbavatura nei toni, la serata del 24 ottobre al Teatro Nuovo di rebbio ha fornito parecchi elementi di prima mano per la conoscenza della criminalità organizzata di ambito mafioso, insediata – e in modo non episodico – anche nel territorio lombardo e comasco.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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Il palco all’inizio della serata.

 

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Patrizia Di Giuseppe, coordinatrice dell’incontro con Salvatore Borsellino.

 

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Anna Vinci con Marcello Iantorno, durante l’intervista telefonica a Gaspare Mutolo.

 

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Salvatore Borsellino.

 

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