Giorno: 9 Dicembre 2014

ecoinformazioni 472/ stagionale

472Il numero 472 stagionale, dicembre 2014, di ecoinformazioni, oltre che on line è anche su carta e sarà inviato per posta ai soci dell’associazione che hanno sottoscritto l’abbonamento. Il tema della rivista è dedicato alla storia del Sant’Anna. La rivista che si apre con l’autobiografia di Gian Piero Testa seguono articcoli sulla difesa popolare non armata e nonviolenta, sul Ttip, il reportage di Stefano Zanella dal Perù, Luogo Comune e Villa Saporiti e molto altro. All’approfondimento sul non Profit in provincia di Como con i dati e l’analisi di Lucia Villani segue quello dedicato alla Buona scuola con gli interventi di Giacomo Licata, Tommaso Legnani e Andrea Bagni . Chiude la rivista la vasta sezione cultura con l’editoriale di Fabio Cani, le rubriche e il Giro di mostra. La rivista sarà in distribuzione a Zoom, sabato 20 dicembre alle 17,45 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como. Sfoglia il 472 on line.

Approvato il bilancio del Cfp di Como

provincia_como_saporitiNel consiglio provinciale di martedì 9 dicembre, l’approvazione del bilancio preventivo 2015 e pluriennale 2015-2017 dell’agenzia è avvenuta all’ unanimità. Persistono, invece, i problemi con la legge di stabilità, che impedisce di spendere 20 milioni di euro (il fondo compensazioni forestali)

«Il Centro di formazione professionale è un’ottima scuola e un vanto per l’amministrazione provinciale – spiega la presidente Maria Rita Livio –. Vengono formati operatori che poi trovano quasi tutti lavoro e si offre un servizio a chi voglia specializzarsi. Gli obiettivi sono sempre stati raggiunti, grazie alla dirigenza che ha operato sempre con efficacia e intelligenza. Una prova: il numero consistente e in aumento d’iscritti».
Le fanno eco Ferruccio Cotta (Verso una nuova provincia) e Maria Grazia Sassi (Forza Italia), i quali snocciolano alcuni dati: più di quaranta dipendenti, 10 laboratori, il programma garanzia giovani attivato. Un’agenzia formativa che collabora con le associazioni del territorio, perché «non si dorme sugli allori».
Come da tradizione, l’approvazione avviene all’ unanimità (12 votanti e altrettanti favorevoli).
In chiusura, il gruppo di Forza Italia ha presentato un’interrogazione circa i 20 milioni di euro, congelati da anni e inutilizzabili causa legge di stabilità, che rappresentano il fondo compensazioni forestali. «Vorremmo sapere – chiede Domiziana Giola – quali sono le iniziative già intraprese per sbloccare i soldi».
«Purtroppo – risponde Livio – il deputato Mauro Guerra ha sottoposto un emendamento in cui si chiedeva che la somma potesse essere esentata dal patto di stabilità ed è stato dichiarato non ammissibile. Si proverà a ripresentarlo al senato, dove le regole sono meno rigide. Nell’ ultimo consiglio abbiamo approvato l’assestamento di bilancio sforando di un milione e ottocentomila euro. Se oggi, tout court, decidessimo di spendere quei denari, anche su indicazioni giunte dai comuni e dalle associazioni del territorio, significherebbe sforare di altri venti milioni. Ciò significa una sola cosa: chiudere per sempre la provincia. Al momento, dobbiamo attendere». Il consiglio si chiude con lo scetticismo di Giola, che ritiene difficile l’approvazione di un emendamento precedentemente bocciato alla camera. Ma la speranza, si sa, è sempre l’ultima a morire. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

 

Libera/ Corresponsabilità personale e politica

libera__Con l’intervento La mafia si può vincere che riportiamo integralmente Libera Como esamina le possibili reazioni alle notizie che rendono evidente l’entità del radicamento delle mafie anche nella provincia di Como. Per l’associazione, a Como è attiva, grazie all’impegno di tante associazioni e di un nutrito gruppo di persone, in ogni casso non è più possibile «parlare di “infiltrazioni” mafiose: questo è un termine che poteva essere valido negli anni ottanta, oggi non più». Leggi nel seguito il documento.

«Ci sono diversi modi di reagire di fronte a notizie come quelle che hanno riguardato Como nelle ultime settimane, notizie che ci raccontano di un territorio ormai divenuto terreno di conquista della criminalità organizzata. Le recenti operazioni antimafia “Quadrifoglio” e “Insubria” hanno nuovamente risvegliato l’attenzione sull’enorme problema “mafia” nel comasco. In realtà, il merito di questi arresti è soprattutto quello di svelare una presenza storicamente costante ben più che ventennale delle organizzazioni mafiose a Como, come del resto in tutta la Lombardia. Le operazioni e gli arresti dovrebbero però essere riuniti in una visione di continuità, non visti solamente come riflettori momentanei per poi lasciare che tutto si spenga come prima, evidenziando la difficoltà della società lariana nel comprendere e saper contrastare efficacemente questo fenomeno criminale.

Una possibile reazione è quella di chiudere gli occhi e di pensare che, tutto sommato, si tratti ancora di “segnali” e di fenomeni che ci riguardano poco, che qui non hanno radici profonde, magari confidando in una particolare resistenza delle nostre strutture istituzionali e sociali.

La verità è che non possiamo più permetterci il lusso di parlare di “infiltrazioni” mafiose: questo è un termine che poteva essere valido negli anni ottanta, oggi non più. Esattamente come al Sud, nelle regioni d’origine delle diverse mafie, anche da noi esiste un’omertà diffusa, in alcuni casi accompagnata dalla negazione, giustificata magari con l’assurda paura di rovinare la reputazione del proprio territorio o del proprio comune. Ma se è tanto forte questa presenza, soprattutto della ‘ndrangheta, è proprio perché il nostro territorio l’ha accettata, più o meno consapevolmente, grazie a diversi fattori che ne hanno alimentato la crescita e favorito l’insediamento.

Una seconda possibile reazione è poi quella di minimizzare e ricondurre questi avvenimenti a qualcosa di poco più che una chiacchiera da bar, perché tanto “tutti sapevano”, “si è sempre saputo”, “da sempre succedono certe cose”. «Ma quando la finiremo dunque di auto-immaginarci che cosa fa davvero la mafia nelle contrade settentrionali?», si è chiesto Nando dalla Chiesa, profondo conoscitore dei fenomeni mafiosi, in una riflessione di qualche giorno fa. Anche nel comasco i mafiosi «mettono bombe, incendiano, fanno estorsioni, uccidono, fanno riti di affiliazione, intimidiscono e terrorizzano testimoni, corrompono politici e pubblici funzionari, raccolgono voti, fanno prestito a usura, impongono servizi e forniture, smaltiscono rifiuti tossici, dettano piani regolatori». Questo succede da anni, rafforzando la mafia al di fuori dei propri affiliati e trovando pochissimi ostacoli nella società, spesso limitati alla sola azione giudiziaria, che però arriva sempre una volta commessi i crimini e danneggiati i territori. Solo partendo da questa consapevolezza si può comprendere come la sola reazione possibile passi necessariamente dalla prevenzione, dall’educazione e soprattutto dalla corresponsabilità, intesa come atteggiamento che mette ciascuno di fronte alla responsabilità delle proprie azioni, del proprio ruolo e del proprio impegno, piccolo o grande che sia.

È l’impegno dello Stato a farsi promotore di leggi complete, moderne e lungimiranti e garante del pieno rispetto della legge in ogni articolazione delle proprie Istituzioni. È l’impegno delle amministrazioni locali ad adottare meccanismi di trasparenza e legalità negli appalti e nella gestione del bene comune, e avviando percorsi per un concreto riutilizzo sociale dei beni confiscati. È l’impegno delle forze dell’ordine sia nello svolgere puntualmente il proprio servizio sia nel ristabilire la credibilità lesa da troppi episodi opachi. È l’impegno di tutte le rappresentanze e organizzazioni del mondo del lavoro nel rifiutare le scorciatoie del lavoro sommerso. È l’impegno delle istituzioni scolastiche di ogni grado a dare spessore e continuità all’attività di insegnanti e professori per tenere vivo l’incredibile stimolo della Cultura. È l’impegno di editori e giornalisti a non piegarsi a ricatti e convenienze per continuare a raccontare la verità dei fatti. È l’impegno a promuovere ideali e principi di giustizia nel lavoro formativo ed educativo di Parrocchie, Oratori, squadre sportive e ogni altra realtà che riguarda a vario titolo la crescita dei bambini e dei ragazzi di oggi che saranno i cittadini di domani. È infine l’impegno nelle scelte quotidiane di ciascuno di noi: ogni giorno abbiamo diverse opportunità in cui scegliere se alimentare il circuito illegale e criminale delle mafie oppure danneggiarlo.

In tutto questo, sono i rappresentanti politici locali i primi ad essere chiamati in causa direttamente: servono scelte nuove, a cominciare da quelle mancate fino ad oggi, per cancellare pratiche di corruzione più o meno diffusa e definibile, per costituirsi parte civile nei processi per mafia, per pretendere trasparenza e correttezza nella gestione del bene pubblico. È proprio il rapporto con la classe politica uno degli aspetti caratterizzanti delle associazioni mafiose e non possiamo dimenticarci che siamo in una regione in cui, appena due anni fa, un ex-assessore regionale è stato arrestato con l’accusa di voto di scambio con la ‘ndrangheta.

Giovanni Falcone diceva che «L’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare iniziativa governativa può suscitare sull’opinione pubblica». Anche noi a Como corriamo questo rischio: che se ne parli solo in occasione di arresti eclatanti o di fatti straordinari. Le mafie lo sanno e, come hanno sempre fatto, sono pronte a rendersi silenziose e invisibili fino a quando l’indifferenza tornerà a proteggere i loro affari.

Ecco perché reagire, a questo punto, non è solo necessario ma è indispensabile. Indifferenza e omertà vanno combattute con prevenzione, cultura e con il quotidiano impegno corresponsabile di ciascun cittadino: sono queste le cose che, oltre a tutti gli arresti, agli articoli di giornale, più di tutti i proclami, di tutte le manifestazioni, fanno si che le mafie possano venire sconfitte. E questo i mafiosi lo sanno bene». [Libera, Como]

Baule dei suoni/ Non usate i bambini, non strumentalizzate la musica

logo_baule_suonimsprovegifCon le parole di don Milani per chiarire l’inopportunità di infilare la fede in contesti inopportuni e per affermare che non in italiani e stranieri è diviso il mondo, ma piuttosto in oppressi e oppressori, il Baule dei suoni prende le distanze dalla strumentalizzazione animata dalla Lega nord che partendo dalle scelte della scuola media di Tavernerio chiama a raccolta gli autoctoni per un’improbabile e fuori luogo difesa dei presepi contro le culture dei migranti. Il Baule dei suoni alle polemiche risponde con la musica dichiarando «La sera del 20 dicembre, oltre ai canti natalizi, proporremo brani di festa di tutto il mondo. Questa è la nostra idea di Natale». Durissima e pienamente conforme ai codici deontologici dei professionisti dell’informazione la diffida alla stampa: «Diffidiamo comunque e chiunque d’ora in poi si permetterà di utilizzare, pubblicandole su carta stampata o tramite qualsiasi altro canale, senza previa autorizzazione, immagini di minori (ma non solo) della nostra Associazione, per scopi che non siano attinenti e/o legati alla promozione della nostra attività. Su questo punto saremo fermi e pronti anche ad andare per vie legali». Leggi nel seguito il comunicato stampa diffuso dal Baule dei suoni.

«Gli eventi degli ultimi giorni che hanno coinvolto, suo malgrado, anche il Baule dei Suoni, ci hanno sorpresi, travolti e amareggiati.

Sentiamo quindi il bisogno di ristabilire con onestà la verità dei fatti per ribadire quali sono i principi e le attività della nostra Associazione culturale.

Alcune settimane fa, avevamo offerto la nostra disponibilità a prendere parte attiva in una manifestazione che avrebbe dovuto unire le associazioni di Tavernerio per creare un evento che coinvolgesse la popolazione nello spirito di Pace e condivisione del Natale.

I musicisti del Baule dei suoni avrebbero accompagnato il coro degli Amici del lunedì, che è formato da persone anziane e che, al primo incontro, avevano espresso accordo per la realizzazione del progetto di unione.

Alla riunione successiva con le associazioni il vicesindaco ha proposto di coinvolgere la scuola. Ci è piaciuta l’idea di favorire il canto di gruppi così diversi (nelle nostre orchestre da anni suonano insieme bambini e adulti).

Si cercava qualcuno disposto a collaborare con la scuola per questo progetto e la nostra direttrice Giulia Cavicchioni ha di nuovo offerto la sua disponibilità.

Le insegnanti hanno poi dichiarato che preferivano partecipare con un altro programma.

Tutto quello che ne è seguito non appartiene alla nostra sensibilità e quindi non ci stiamo a farci strumentalizzare per altri scopi. Non ci stiamo a farci usare contro le scelte della scuola

Il nostro repertorio è da sempre costituito da brani di musica popolare di tutto il mondo: i bambini e ragazzi che seguono i nostri laboratori imparano a stare bene insieme nelle loro diversità.

Alla musica da sempre uniamo spirito di accoglienza e solidarietà: il ricavato dei nostri concerti ha permesso la realizzazione del progetto Bem Tocà, che offre a centinaia di ragazzi dei quartieri poveri di Sao Vicente di Mindelo (isole di Capo Verde) la possibilità di avvicinarsi alla musica. Questa estate sette di loro sono stati ospitati proprio a Tavernerio e questo è diventato oggetto di una interpellanza in Consiglio comunale.

Per questi motivi non possiamo stare ancora in silenzio e non lo faremo opponendoci in modo chiaro all’utilizzo della gioia e dell’entusiasmo dei nostri bambini e ragazzi per fini che nulla hanno a che vedere con le nostre attività e lo spirito di Pace che deve contraddistinguere il Natale.

E diffidiamo comunque e chiunque d’ora in poi si permetterà di utilizzare, pubblicandole su carta stampata o tramite qualsiasi altro canale, senza previa autorizzazione, immagini di minori (ma non solo) della nostra Associazione, per scopi che non siano attinenti e/o legati alla promozione della nostra attività. Su questo punto saremo fermi e pronti anche ad andare per vie legali.

Alle polemiche rispondiamo come sappiamo fare e cioè con la musica: la sera del 20 dicembre, oltre ai canti natalizi, proporremo brani di festa di tutto il mondo. Questa è la nostra idea di Natale.

Il paese di Tavernerio ha deciso in passato di intitolare l’Istituto comprensivo a don Lorenzo Milani, una scelta importante e impegnativa. Forse vale la pena di rileggere le sue parole quando scriveva: “Quando ci si affanna a cercar apposta l’occasione di infilar la fede nei discorsi, si mostra di averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere e di pensare. [Esperienze pastorali]» oppure in risposta alle considerazioni lette in questi giorni: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. [L’obbedienza non è più una virtù]”». [Il baule dei suoni]

 

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza