Spazi, Solchi, Scie/ Inaugurazione Adriano Ragazzi

Adriano RagazziIl 7 marzo, a Como, a San Pietro in Atrio, è avvenuta l’inaugurazione della mostra di Adriano Ragazzi: Spazi, Solchi, Scie; mostra che rimarrà aperta fino a domenica 22 marzo, e alla quale tutta la cittadinanza è invitata. Quando si entra nell’ex chiesa di San Pietro in Atrio, si rimane inebriati dal profumo del colore ad olio; gli occhi sono abbagliati da colori intensi e monocromi, e le mani hanno voglia di curiosare le opere esposte. Inizia così il percorso che attraversa più di 30 opere, realizzate negli ultimi 6 anni. Prima dell’inaugurazione, Adriano Ragazzi ha condiviso ciò che costituisce il suo fare arte: “Sento la necessità di intendere l’arte come l’essenza di quello che più a me ha convinto della vita, cioè l’osservazione, gli equilibri e il movimento”. Appassionati d’arte, critici, sindaco e assessori hanno partecipato con interesse all’esposizione di una pittura estetica e tattile, sintesi del lavoro di Adriano Ragazzi. Classe 1959, architetto fino al 2002, quando, a seguito di gravi problemi di vista, ha avuto l’intraprendenza di reinventarsi, scegliendo di non abbandonare l’ambito creativo e divenendo così un pittore tridimensionale. Riflessivo, comunicativo e in continua ricerca, così appare l’artista, anche nella poetica del segno che diventa disegno. I solchi nel legno sono una prospettiva altra rispetto alle lacerazioni di Fontana, entrambi minimalisti e con radici culturali analoghe, ma Ragazzi aggiunge il ricordo e la reinterpretazione che lo rende originalmente se stesso. Indossando dei guanti, si possono percorrere sensuali curve che evocano fertilità e spazi inesplorati dell’umano sentire. E’ l’intenso calore del legno e della fibra di juta a stupire la mano che tocca la tela, ma quando la stessa mano incontra il freddo rame, ecco un nuovo contrasto che non ha bisogno di occhi per prendere vita. Le verghe di rame sono come ponti che si sopraelevano di pochi centimetri dalla tela e creano intersezioni rigidamente regolari. Queste linee ricordano Mondrian, a detta dell’artista uno dei suoi maestri, ma oltre ad aggiungere l’elemento tridimensionale, l’artista Ragazzi, nelle diagonali, cerca di dare movimento: “Sono curve dinamiche come le scie degli aerei e dei motoscafi sull’acqua”. In alcuni casi, le linee sono rette parallele che mai s’incontreranno, in altri, si percepisce una forza magnetica, soprattutto nei cerchi spezzati, che sembrano avere calamite impazzite nei loro estremi: vorrebbero unirsi, ma si allontanano. I monocromi non sono alibi per uno sfondo, ma la struttura di un ricordo vivo e intenso, che manifesta il desiderio di accendere le opere. Il colore nella sua pienezza è attinto dall’esperienza personale, dalla memoria di quadri, dalla corrispondenza di pastelli che era solito usare da architetto. Una ricerca appassionata e in divenire, che lo ha portato, per questa mostra, a realizzare delle tele viola, un viola che ha ancora molto blu nel suo incarnato, ma che esplode con l’aiuto del rame scintillante. Ragazzi ha espresso gratitudine a chi con lui condivide il tavolo di lavoro: sue le idee e le mani, ma sarebbe difficile raggiungere questo risultato estetico e dal piacere tattile senza un aiuto pratico. L’assessore alla cultura, Luigi Cavadini, ha dichiarato: “Penso che l’aver deciso di dare questo spazio all’artista sia assolutamente dovuto, per la qualità del lavoro che ci presenta. Linee che sono linee evolutive e tridimensionali, che fanno allontanare il fondo del quadro. Un lavoro su due livelli, fatto con molta intelligenza”. La presentazione è avvenuta davanti all’opera centrale della temporanea, Esplosione, e l’assessore ha aggiunto in merito: “L’esplosione è un quadro complesso, dove si crea un equilibrio e una visione di alto profilo. Lo immagino al lavoro, che muove un cubo alla volta, e che verifica come il quadro risponde”. È intervenuto anche Daniele Rigoldi, presidente dell’Unione Ciechi e Ipovedenti di Como, il quale ha speso parole di amicizia e stima per un socio che, a 50 anni, quando ha perso la vista, ha saputo reinventarsi: “ Ci si gioca la professionalità; in una gravissima situazione di disabilità visiva Adriano dimostra come la vita possa essere praticamente normale. Un esempio da portare come associazione: anche senza il grandissimo dono della vista, possiamo fare qualche cosa per noi stessi, da dare poi agli altri attraverso l’arte”. Una mostra capace di armonizzare i sensi, lasciando solchi profondi. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

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