Giorno: 8 Aprile 2015

Eli Riva: un protagonista dell’arte comasca dalla mostra di villa Olmo alla città

Un protagonista dell’arte comasca del Novecento in mostra a villa Olmo: le sculture di Eli Riva sono presentate al pubblico fino al 28 maggio in una notevole retrospettiva.

In un secolo che secondo la storiografia artistica ormai consolidata dovrebbe essere dominata nell’orizzonte comasco dall’astrattismo geometrico – parente pittorico-scultoreo del razionalismo architettonico – Eli Riva (1921-2007) ha avuto il ruolo di scompaginare il quadro, di tentare ricerche in numerose direzioni, anche contraddittorie, anche inconciliabili, seguendo il filo della sua espressività profonda. E forse a questo ruolo non propriamente “omologato”, oltre che alla sua profonda ritrosia, si deve la difficoltà a cogliere un “successo” che per la qualità della sua opera gli sarebbe forse dovuto arridere.

Eli Riva si affacciò alla ribalta artistica negli anni tragici della guerra, collaborando con opere scultoree ad alcune delle ultime opere della stagione del razionalismo lariano (non propriamente entusiasmanti come la caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, poi della Guardia Nazionale Repubblicana, e ora Questura) ma soprattutto alle prime del periodo post-Liberazione (sue sono due sculture – molto diverse – in edifici di piazza Cacciatori delle Alpi e di viale Varese, dei primissimi anni Cinquanta, progettati da Adolfo Dell’Acqua e da Luigi Zuccoli). Da quegli anni in avanti si sperimentò in tutte le possibili direzioni (figurative ed essenziali, figurative ed espressioniste, astratte informali, organiche), mettendo a frutto una capacità manuale e tecnica e insieme una creatività ideativa davvero non comuni.

In due settori, in particolare, l’opera di Eli Riva ha lasciato un segno significativo, profondamente iscritto nella storia (e nell’arte della città e del territorio): nell’arte sacra e nell’arte funeraria. Molte chiese “postconciliari” devono al suo intervento arredi di grande potenza espressiva, sempre calibrati sullo spazio architettonico e sulla dimensione ideale; valgano per tutti gli esempi delle chiese comasche di San Giuseppe (con un potentissimo Crocifisso ambientato nella lama di luce della guglia absidale) e di Sant’Agata con altare, tabernacolo, ambone e acquasantiera di rara essenzialità; ma varebbe la pena di aggiungere gli interventi nella chiesetta di Madrona (sulla strada del Bisbino), in San Vitale a Chiasso, nella parrocchiale di Blevio e nella nuova di Lipomo. Le tombe ideate da Eli Riva, poi, disegnano un ideale percorso attraverso temi e suggestioni: nel monumentale di Como si può seguire – a prezzo di una ricerca non proprio agevole – la sua evoluzione dalle opere figurative (tombe Ciabattoni, Mulazzi, Battistini, Mauri-Fossati) a quelle astratte (tombe Baragiola, Azzimonti), da completare poi con visite a Bregnano (tomba Brivio), Lomazzo (la bellissima porta della cappella Gaggio), Rovenna (tomba Praga).

Nella mostra di villa Olmo, insieme al contesto di queste opere pubbliche (in parte documentate da qualche fotografia), si possono ammirare le numerose opere “da camera”, nelle varie pietre e marmi e nei vari legni, di volta in volta dedicate a serie (le “arfalle”, le “fionde” e altre) oppure a pezzi unici.

In una così ampia produzione, se una caratteristica peculiare si può individuare è quella di una inesauribile varietà, dove non c’è stile a imporsi, bensì l’urgenza di esprimersi. Seguirne le diverse declinazioni è fonte di continue scoperte.

Ma se, come è stato detto ripetutamente nel corso della presentazione alla mostra, le realizzazioni di Eli Riva meritano di essere meglio conosciute, non sarebbe stata fuori luogo, nel pieghevole in distribuzione in mostra, una maggiore cura nell’ubicazione sulla piantina delle diverse localizzazioni, così mal posizionate da risultare quasi incomprensibili.

La mostra Eli Riva: tradizione e modernità, realizzata dall’assocazione Eli Riva con l’assessorato alla Cultura del Comune di Como, e con la collaborazione di Luciano Caramel, è aperta fino al 28 maggio 2015, a Villa Olmo (como, via Cantoni 1), dal martedì al sabato 10-18, la domenica 14-20; l’ingresso è libero.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune vedute della mostra.

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Il presbiterio della chiesa di San Giuseppe a Como.

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Calore senza Concordia

concordiaLa Giunta Lucini  ha deliberato un accertamento nei confronti della Cpl Concordia, la cooperativa vincitrice dell’appalto calore a Como, al centro delle inchieste sulla corruzione politica a Ischia e altrove: «Per la gara calore è stata deliberata oggi dalla giunta una proroga, fino al 30 maggio, al vecchio gestore. A seguito delle notizie apparse in questi giorni sulla stampa,il Comune replicherà, inoltre, le procedure di accertamento nei confronti della cooperativa Cpl Concordia, che si è aggiudicata la gara insieme a Nelsa. Contestualmente si procederà alla verifica delle questioni legali in relazione alla preannunciata presentazione di un ricorso da parte di Acsm-Agam».

Con l’Arci e la Fiom nella Terra troppo promessa

viaggio_palestina_agosto2015Viaggio di conoscenza da giovedì 20 a giovedì 27 agosto 2015 per conoscere il territorio, la sua storia, i popoli di una Terra troppo promessa. Organizzano: Arci e Fiom di Milano. Organizzazione tecnica le Guglie viaggi Milano. La quota di partecipazione di 980 euro comprende Volo a/r Milano Tel Aviv – trasferimenti aeroporto da Tel Aviv/hotel Gerusalemme A/R -Hotel 3 stelle trattamento di mezza pensione – trasporti interni escursioni e guide – assicurazione Medico Bagaglio – Quota progetto. (Facoltativo: Assicurazione annullamento 30 euro). Leggi tutte le informazioni.

Holcim Merone: anche una delegazione comasca alla manifestazione di Zurigo

holcim-merone5-immIl 13 aprile a Zurigo si svolgerà l’assemblea degli azionisti di Holcim per valutare l’andamento economico dell’azienda nell’anno 2014 e per approvare eventuali dividendi per ogni singola azione. 
I sindacati europei del settore cemento hanno indetto una manifestazione a Zurigo, in contemporanea con l’assemblea degli azionisti, per protestare chiedendo al management il ripensamento di tale scelta.

Considerato l’importanza dei temi e della discussione in atto, la delegazione Italiana sarà costituita dalle Rsu dello stabilimento Holcim di Merone e Ternate, dai delegati della Holcim Aggregati e Calcestruzzi, da un gruppo consistente di kavoratori della Holcim e dalle segreterie territoriali di Feneal, Filca e Fillea di Como, Varese e della Lombardia.
Il ritrovo è fissato alle ore 4.30 del 13 aprile nel piazzale antistante la portineria centrale dello stabilimento di Merone della Holcim.
«A seguito della fusione decisa con Lafarge – spiegano i sindacati – in questi mesi si è perfezionat la cessione di alcuni asset e stabilimenti in Europa, Canada, Brasile e Filippine da parte di Holcim e La-farge al gruppo CRH con sede a Dublino per 6,5 mld di €. Holcim ha annunciato che le condizioni economico e normative dei lavoratori saranno identiche per il primo anno dal giorno della cessione e poi dovranno essere discusse con l’azienda subentrante. Questo comporta – spiegano i sindacati – che la cessione degli stabilimenti a seguito delle variazioni del perimetro produttivo dei gruppi, avvengano senza la tutela dei diritti dei Lavoratori. Questo comportamento è inaccettabile e abbiamo deciso di far sentire le nostre ragioni. Inoltre, come già avvenuto con la cessione di stabilimenti in Spagna al gruppo Cemex, (il quale dopo pochi giorni dall’annuncio ha dichiarato la chiusura di 1 cementeria e la riduzio-ne produttiva dell’altra al 50%), i lavoratori hanno bisogno delle garanzie produttive degli asset ceduti. Se non contrastiamo questa tendenza espressa da Holcim, passa il principio che nel primo costituendo gruppo mondiale del cemento (Holcim Lafarge sviluppano circa 40 mld di € di fatturato all’anno con circa 100.000 dipendenti) la cessione degli stabilimenti avvenga senza rispettare e mantenere i diritti conquistati dagli occupati. Nella ridefinizione dei perimetri produttivi delle aziende nel settore del cemento – concludono i sindacati – assistiamo al tentativo di eludere il rispetto dei diritti dei lavoratori. Il caso Holcim-Lafarge a livello comunitario e il caso Sacci- Buzzi Unicem in Italia, narrano quale sia il modello produttivo sul quale articolare i nuovi assetti societari e rendono esplicito il concetto che la manodopera non sia una risorsa da tutelare ma un fattore produttivo da alienare. Per opporci alla svalorizzazione del lavoro, all’equazione “minor manodopera maggior valore dell’azienda”, alla dispersione della professionalità nel settore del cemento, i volti e le voci delle RSU del comparto in Italia prenderanno la parola durante l’assemblea degli azionisti Holcim convocata allo stadio di Zurigo».

Naspi: allarme per cinquemila lavoratori stagionali

170509636-5d95e91f-d3fd-4d4e-8eb8-af9f5f19e32eCinquemila lavoratori stagionali del Comasco rischiano di essere penalizzati dalla Naspi, il nuovo ammortizzatore sociale che entrerà in vigore a partire dal primo maggio 2015

Quali cambiamenti introduce? «Per la modalità di calcolo prevista dalla legge – spiega Ivan Garganigo, segretario provinciale Filcams Cgil – si rischia una penalizzazione fortissima con ricadute sociali non indifferenti».
Con il vecchio sistema, la disoccupazione si calcolava sul biennio lavorativo e, sotto i cinquant’anni d’età, veniva garantita per otto mesi. «Dal primo maggio – continua Garganigo – il riferimento temporale è di quattro anni. La legge dice che verrà erogata per la metà del periodo lavorato e, in caso si abbia già utilizzato la disoccupazione, i periodi lavorativi precedenti si annullano.
Quindi, per gli stagionali, varranno ovviamente solo i mesi lavorati nel 2015. Una persona, ammesso abbia avuto un impiego per sei mesi, si troverà tre mesi di ammortizzatore sociale e tre mesi scoperti».
Non solo: «La Naspi – aggiunge Gloria Giudici, della segreteria Filcams– crea inique differenziazioni fra chi ha rapporti continuativi e chi frammentati, a scapito di questi ultimi. Chi lavora con molte interruzioni, e raggiunge il requisito per somma di giornate, effettuate in periodi lunghi di tempo, riceve meno di chi può contare su rapporti di lavoro più stabili e lineari».
Sono in particolare i dipendenti del settore alberghiero i più penalizzati perchè, come racconta Tania Aviera, lavoratrice di Villa d’ Este, «molti vengono assunti per un periodo inferiore ai sei mesi».
Nei prossimi giorni, il sindacato incontrerà Federalbeghi per trovare soluzioni a livello territoriale che possano garantire maggiore sicurezza per i lavoratori coinvolti.

G8 di Genova: alla scuola Diaz ci fu tortura/La Corte europea condanna l’Italia

(FILES) This file picture taken on JulyCon un comunicato stampa l’Arci nazionale torna a chiedere a gran voce l’introduzione del reato di tortura dopo la condanna impartita all’Italia dalla Corte europea per i fatti di Genova 2001.

«La Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro paese non solo per le violenze e torture commesse nel 2001 dalle forze dell’ordine alla Diaz, ma anche per la mancanza di una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. Si sancisce così, finalmente, a 14 anni dal G8 di Genova che, come denunciò subito Amnesty International, in Italia si assistette alla più grave sospensione della democrazia in un paese occidentale. La democrazia formale e sostanziale venne sospesa con un atto di imperio dall’allora governo Berlusconi per dare via libera alla brutale repressione dei movimenti di protesta che portò alla uccisione di Carlo Giuliani, al ferimento di molti manifestanti, alle violenze continue sui fermati, alla messa in stato di assedio di un’intera città. La Corte di Strasburgo ci dice oggi che si è potuti giungere a queste conclusioni solo a diversi anni di distanza per la mancata collaborazione e il boicottaggio delle forze di polizia impegnate in quelle giornate, con la evidente copertura del ministeri competenti e del governo nel suo complesso. Quelle torture commesse alla Diaz e a Bolzaneto contro manifestanti pacifici e inermi non sono mai state punite, dal momento che nel nostro codice penale il reato di tortura non è contemplato, a differenza della maggior parte dei paesi europei che lo prevedono come fattispecie specifica per i pubblici funzionari. La proposta di legge che introduce questo tipo di reato è all’esame del Parlamento da più di due anni. Qualsiasi rinvio non è più accettabile. Quel che è successo a Genova resta, per chi vi ha partecipato e per il nostro sistema democratico, una ferita aperta e insanabile. Non può quindi essere dimenticata. Per questo da anni chiediamo verità e giustizia. Lo dobbiamo alle vittime della repressione e alle loro famiglie, lo dobbiamo alla salvaguardia della democrazia nel nostro paese. Perché non possa mai più accadere. Il tempo è adesso.» [Arci Nazionale]

L’altra Europa contro Minonzio

tsiprasCon una nota, il Comitato comasco L’altra Europa contesta duramenente l’editoriale del direttore de La Provincia Diego Minonzio che il 5 aprile ha attaccato e insultato il capo del governo ellenico e la vasta platea di coloro che lo apprezzano e lottano con la Grecia democratica contro il liberismo. Leggi nel seguito il comunicato.

«Il Comitato comasco Altra Europa con Tsipras esprime rammarico, indignazione e preoccupazione per l’editoriale del quotidiano La Provincia pubblicato domenica 5 aprile 2015 a firma del suo direttore Diego Minonzio.
Innanzitutto per il bassissimo livello giornalistico
dell’editoriale del direttore di quello che dovrebbe essere il
giornale più importante della nostra provincia.
Una questione complessa come quella greca viene liquidata senza alcuna seria argomentazione ma solo con insulti e accuse farneticanti.
Crediamo che Como debba meritarsi di più e che un editoriale come questo sia offensivo e degradante per tutta la città e la provincia.
Minonzio arriva addirittura a definire Tsipras “un cialtrone” e un ubriaco.
Ricordiamo che Tsipras è il capo di governo di un paese UE eletto democraticamente.
Abbiamo già segnalato l’articolo alle rappresentanze in Italia di Syriza e del governo greco affinché valutino i margini per eventuali azioni legali a loro tutela.
In ogni caso riteniamo che Minonzio dovrebbe rassegnare le sue dimissioni per l’esempio di pessimo giornalismo incompatibile con il suo ruolo.
Ben altro livello di approfondimento e argomentazione richiederebbe la gravità umana, storica e politica della situazione greca». [Comitato comasco Altra Europa]

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