L’ennesima strage/ I poveri non ci lasceranno dormire

fioriMarco Servettini, fondatore del L’isola che c’è e impegnato con la Caritas per l’accoglienza ai migranti, non vuole essere definito “buonista”, invita a schierarsi superando solidarietà solo di comodo: o i poveri si accolgono o si fa loro la guerra, «Non ci sono altre scelte, nemmeno per moderati e cerchiobottisti».

«Le ennesime indignazioni di chi potrebbe fare molto ma poi non fa nulla. Gli ennesimi latrati di cani randagi della politica, che sbavano voti fin nel profondo degli intestini di benpensanti cittadini perbene. L’ennesimo propagarsi di molle solidarietà “a molle”, che dura il tempo delle notizie del tg … aspettando di ricaricarsi con la prossima strage.

Ieri ho rispettato il silenzio … davanti a questa ennesima tragedia – e non saprei se riferirmi alla strage o all’ennesimo spettacolo che questa provoca. Ho provato a immaginare le storie e le speranze di tanti uomini e donne che hanno perso la vita, storie e speranze simili a quelle dei centinaia di accolti che abbiamo già da mesi e mesi sul nostro territorio.

Ma in questi mesi non ho visto certo code di politici – né “buonisti” né “razzisti” – che venissero a provare a capire cosa stia succedendo, né a dire il vero nemmeno code dei cittadini indignati o solidali, ne dei giornalisti nostrani pronti a dare fiato ai latrati … invece che hai lamenti o semplicemente alle storie di vita profonda.

Ieri ho rispettato il silenzio … oggi mi prendo il lusso di questo sfogo.

Sono sdegnato non dei latrati, ma del cerchiobottismo di chi ha potere sul nostro territorio, ma evita di esporsi e di fare la sua parte … perché “ne abbiamo già troppi”, perché “la pancia dei miei cittadini butta da un’altra parte”, perché “poi alle prossime elezioni me la fanno pagare”.

E intanto alle prefetture si dà mandato di pianificare tendopoli o requisire strutture, mentre qualche furbo pensa di poter fare profitti davanti al bisogno di accoglienza. Ma così la necessità e la possibilità di un’accoglienza diffusa, che limita le fatiche e i pericoli di conflitto e favorisce la qualità del servizio e delle relazioni, come quella che stiamo cercando di fare … diventa secondaria, minoritaria … e allora sì che l’impatto sul territorio può veramente diventare rovente.

E intanto si grida all’Europa che non aiuta, ma non si dice nulla della totale inefficienza della nostra burocrazia, che tiene bloccati gli iter di richiesta asilo, con risposte che arrivano dopo un anno, un anno e mezzo, spendendo cifre enormi per tenere in un limbo questi disperati, accrescendo la frustrazione per un viaggio che non è più nelle loro mani.

E intanto per i nostri “media” sembra che l’accoglienza non esista, al massimo si va a caccia di polemiche … e di latrati, senza andare a capire e conoscere, a meno di notiziole buoniste che piacciono tanto ai cittadini per bene, o a copertine patinate con storie mezze inventate e fotoritoccate per stimolare i cuori. Dove sono finiti i giornalisti, quelli a caccia di storie, di verità, di vita vissuta, come quelli che si fanno il viaggio nel deserto per documentare cosa sta succedendo?? … i nostri non attraversano nemmeno la strada, per provare a capire e far capire!

Non è più tempo della tiepida e molle solidarietà di facciata. Ghandi ci insegna: “È meglio essere violenti, se c’è la violenza nel nostro cuore, piuttosto che indossare la maschera della non violenza per coprire la propria impotenza. La violenza è sempre preferibile all’impotenza. Per un uomo violento c’è sempre la speranza che diventi non violento. Per l’impotente questa speranza non c’è.”

Non mi scandalizza il latrato dei pochi cani randagi della politica, ma la tiepidezza che li circonda e di cui si nutrono.

Oggi bisogna schierarsi … e forse hanno ragione loro, con il loro latrato, a dire che di guerra si tratta: ma non è quella dell’ISIS verso l’occidente, ma quella dei disperati, che a milioni sono stipati in campi profughi di Turchia e Libano, o sulle coste della Libia, e premono, premono, e nessun muro e nessun mare li fermerà. Perché le guerre, la fame … o semplicemente la speranza di una vita migliore li sta spingendo, e sono disposti a morire perché è dalla morte che fuggono, non hanno niente da perdere perché niente posseggono, oltre l’ultima speranza dei disperati!

Nelle stesse facce rivedo a migliaia e migliaia gli occhi e le mani che ci accolsero in Congo, 14 anni fa, nella disperazione di una delle tante guerre silenziose … in quegli occhi e in quelle mani avevo visto i tanti volti dell’uomo, che ci chiedevano di non essere indifferenti. Allora la nostra solidarietà consisteva semplicemente nel sedersi al loro fianco, pur per poco, per dire che non erano soli, per riconoscere le reciproche umanità. Oggi a migliaia e migliaia arrivano qui, e serve fare un po’ di spazio per farli sedere al nostro fianco, semplicemente perché ce lo chiede il nostro essere umani.

“I poveri non ci lasceranno dormire” … non abbiamo ascoltato l’avvertimento, non siamo riusciti a ad andare oltre le briciole, per i disperati. Ora che li abbiamo a tavola con noi, dobbiamo decidere da che parte stare: fargli spazio o fargli la guerra? Non ci sono altre scelte, nemmeno per moderati e cerchiobottisti.

Per favore non chiamatemi buonista. Non sono un buonista e non vedo buonisti intorno a me impegnati in questa accoglienza, ma persone che cercano di contribuire a garantire a questi uomini e donne il diritto a vivere, cercando di trattarli il più possibile da uomini e donne artefici della propria vita … anche se partono comunque svantaggiati, vittime di una storia che li vuole carne da macello in un mondo che da dignità solo a chi può pagare bene.

Quando i miei nipoti, tra 20-30 anni, leggeranno sui libri di storia l’olocausto del mediterraneo all’inizio del III millennio, voglio che sappiano che non sono stato a guardare ma ho preso parte ad accogliere queste donne e questi uomini … con la speranza di “rimanere umano” … e con la sicurezza di fare ancora troppo poco!» [ Marco Servettini]

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: