Lomazzo/ Giannangeli: Ora e sempre Resistenza

25 aprile - 70°  della Liberazione - manifesto Lomazzo - v07 pic bL’appassionato intervento di Ugo Giannageli per l’Anpi alla manifestazione ufficiale del 25 aprile a Lomazzo. La Resistenza oggi: Costituzione, Pace, lotte contro la Tav ed il pareggio di Bilancio, per i diritti e il lavoro con Calamadrei e Zanotelli contro la Nato.  Leggi il testo integrale del discorso nel seguito dell’articolo.

«Vorrei partire dalla fine. Mi spiego. Spesso i discorsi del 25 Aprile terminano con le parole di Calamandrei “ Ora e sempre Resistenza !”. Io vorrei pronunciarle subito e incentrare sul loro significato e sulla loro attualità il mio intervento.

La Resistenza non è stato solo un evento storico, militare, politico che ha restituito dignità al popolo italiano dopo la vergogna del fascismo, delle leggi razziali, delle guerre. La Resistenza è stata un terreno di confronto di ideologie, orientamenti politici, visioni del mondo e della società il cui esito si è poi riversato nella Carta costituzionale.

La Costituzione è stata scritta da una Assemblea eletta dal popolo, massima espressione di democrazia e questo è avvenuto subito dopo la fine della guerra, a ridosso del ventennio di dittatura, tra il ’45 e il ’47. Così non è stato né per la Germania né per il Giappone ed è stata la Resistenza a dimostrare che l’Italia era matura da subito per esprimere i valori della democrazia.

I valori enunciati nella Costituzione vanno però attuati e praticati, altrimenti si inaridiscono e restano solo muta testimonianza del passato. Debbono essere mantenuti vivi “ ora e sempre”. Come ha detto Primo Levi nella sua poesia “Partigia”: “Per noi non c’è congedo”. Così, a maggior ragione , deve essere per noi che quella esperienza non abbiamo potuto viverla.

In questi tempi cupi c’è grande bisogno di recupero e reviviscenza di quei valori. Mai il confronto politico è sceso a livello più basso. Dopo il dissolvimento dei partiti storici e tradizionali, consumato attorno agli anni ’70, assistiamo a un imbarbarimento di quella che è stata per anni una costruttiva dialettica tra visioni diverse ma tutte ricche di cultura e storia, dai comunisti ai socialisti, dai liberali ai repubblicani ai cattolici. Ognuno riteneva di competere per il bene collettivo. Questa unità di scopo nella diversità si era espressa a livello militare nella formazione di diverse brigate, le “Garibaldi” del PCI, le “ Matteotti” dei socialisti, “Giustizia e libertà” del partito d’Azione sino alle “Fiamme verdi” della DC. Tutte hanno combattuto per il conseguimento di quel bene prezioso che è la libertà.

Mi chiedo spesso: c’è oggi libertà? Intendo la vera libertà, non quella formale. Credo di no e vorrei motivare facendo riferimento a due valori essenziali : il lavoro e la pace.

La nostra Costituzione inserisce nei Principi fondamentali, primo fra tutti, il diritto al lavoro, sancito nell’art. 1 e ribadito negli artt.3 e 4.

Boldrini, Presidente nazionale ANPI dal 1947 al 2006, scrisse nel 2002: ” Dobbiamo batterci insieme in difesa del diritto al lavoro, bene nel quale si sintetizza per larga parte la dignità di vita delle donne e degli uomini. Il fatto che migliaia di posti di lavoro siano oggi in forse costituisce un ulteriore ed inaccettabile attentato alla Costituzione della Repubblica”.

Dal 2002 la situazione è solo peggiorata. Ne sanno qualcosa, da ultimo, gli insegnanti e i lavoratori della Whirlpool. Tra pochi giorni l’Expo inaugurerà quella nuova forma di sfruttamento totale della persona che è il lavoro gratuito, sino a ieri un ossimoro, perché solo una equa retribuzione attribuisce dignità al lavoro e valorizza la persona.

Un giurista come Antonio Bevere, recentemente, ha ipotizzato l’applicazione al mondo del lavoro, così come si va disegnando col Jobs act, del reato di riduzione in schiavitù, tanto è degenerato il mercato e dilagato lo sfruttamento sotto il ricatto occupazionale. Mai il Sindacato è stato così debole e così poco in grado di difendere gli interessi di cui è portatore.

Il lavoro è strumento di libertà e di emancipazione sociale. Il lavoro rende liberi, è vero, e solo la ferocia nazista poteva pensare di scriverlo con sarcasmo all’ingresso dei campi di sterminio. Senza lavoro e senza prospettive è facile cadere nella disperazione, nell’egoismo, nella ottusa difesa del proprio orticello, favorendo così la recrudescenza di quei fenomeni politici criminali che portano il nome di fascismo e razzismo. E’ quello che già sta avvenendo, con bande criminali come Forza Nuova e Casa Pound che rialzano  la testa, le ho viste in azione anche qui a Lomazzo, forti anche della legittimazione conferita da partiti che le riconoscono come interlocutori o addirittura si alleano con loro. Per non dire di qualche sindaco della zona che dà loro spazio confondendo la libertà di parola con l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato.

Ecco perché non deve esistere la parola congedo per gli antifascisti: mai abbassare la guardia, essere sempre vigili perché il sacrificio di chi è morto nella Resistenza non sia stato vano. L’antifascismo deve essere uno stato permanente della coscienza che si esprime e si manifesta nella quotidianità, nella difesa di tutti i valori espressi dalla Costituzione.

Si deve lottare contro il pensiero neoliberista che in nome dell’austerità sta provocando solo povertà, esclusione sociale e disuguaglianza.

Si deve lottare contro la devastazione del territorio con opere inutili quando non anche dannose, come il Tav della Valsusa, contro il quale si batte da oltre 20 anni il più grande movimento popolare del dopoguerra, con l’appoggio significativo anche di sezioni ANPI.

Si deve lottare contro la privatizzazione e la svendita del nostro patrimonio economico, culturale e storico nel rispetto della volontà popolare. Che ne è della volontà espressa da 26 milioni di italiani che nel referendum del 2011 hanno detto no alla privatizzazione dell’acqua perché non si può fare profitto su un bene così essenziale? Si legga quanto ha scritto Alex Zanotelli in “ Salviamo la madre” laddove la madre è proprio l’acqua.

Un ceto politico sempre più arrogante e lontano dal popolo ne ignora la volontà, anche quando espressa con gli strumenti previsti dalla Costituzione, oppure cerca di manipolarla attraverso un uso subdolo dei “media” al fine di costruire consenso.

Non a caso c’è chi tenta un recupero politico anche attraverso l’acquisto di nuove frequenze e antenne televisive.

Se è facile oggi attaccare una destra istituzionale in difficoltà, è doveroso essere critici anche nei confronti di chi sta orientando il proprio agire politico verso la distruzione del Welfare e una riforma delle istituzioni in senso autoritario. Nel dire questo sono in ottima compagnia: si legga l’appello di Smuraglia per la manifestazione del 24 Novembre 2013 in difesa della Costituzione e contro il tentativo in atto di una sua sbrigativa demolizione. Confrontate i lavori preparatori della Assemblea costituente, gli approfonditi dibattiti intorno ad ogni articolo, con i tweet notturni dell’odierno Parlamento.

Ma veramente i Partigiani sono morti perché venisse elevato a valore costituzionale il pareggio di bilancio? Ci dicono che il disavanzo dello Stato non deve superare lo 0,5 del PIL. E noi su questo altare dovremmo sacrificare la necessità di potenziare la scuola, l’aumento di risorse per l’Università, l’aumento dei fondi ai Comuni per la tutela del territorio, il sostegno alla sanità pubblica, la conservazione del patrimonio artistico?

Ecco, battersi su questi temi vuol dire coltivare la Resistenza. Ogni giorno.

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Ancora qualche minuto per qualche considerazione sull’altro grande valore minacciato: la pace.

Il Papa ha detto che è in corso la terza guerra mondiale. E’ così. Certo: è più lontana, le nostre case non sono bombardate, non abbiamo eserciti occupanti. Il mondo però è disseminato di guerre. Noi siamo raggiunti da qualche metastasi di un tumore lontano spesso provocato da noi. E’ una metastasi qualche attentato terroristico come se non fosse terrorismo anche la guerra esportata e variamente denominata, spesso con ossimori ammiccanti come “operazioni di peacekeeping”. E’ una metastasi la fuga di disperati che trovano la morte nel deserto o nelle acque del Mediterraneo. La metastasi più pericolosa, però, credo che sia il diffondersi della cultura della violenza che entra in rotta di collisione con il nostro art.11 della Costituzione.

Ancora una volta la Costituzione oltraggiata. Le conseguenze tragiche degli interventi militari nei vari Paesi sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia fa parte di una coalizione, la NATO, responsabile di crimini dal Kosovo ieri alla Libia oggi. Guerre che hanno portato solo morte e destabilizzazione. C’è un danno ancora maggiore: la perdita di credibilità di quegli organismi internazionali e di quel diritto internazionale sorti sulle macerie dell’ultima guerra, perdita causata soprattutto dalla ipocrisia dei criteri adottati e dalla doppiezza delle regole seguite.

Recentemente, un soggetto equilibrato come Sergio Romano ha ricordato che due principi sono cardine nel diritto internazionale: l’autodeterminazione dei popoli e l’inviolabilità dei confini. Si chiede: con quale criterio la comunità internazionale fa prevalere l’uno sull’altro quando i due principi entrano in conflitto? Perché, ad esempio, è sempre Romano a chiederselo, per la ex Jugoslavia è stato privilegiato il principio di autodeterminazione e per l’Ucraina si difende oggi quello di inviolabilità dei confini? Può essere credibile chi opta per l’uno o per l’altro in base a ragioni inconfessabili? Gli esempi sono molteplici: si può combattere Al Qaeda in Mali ed essere suo alleato in Siria? Perché i morti di Piazza TienAn Men non sono tollerabili e quelli di piazza Maidan sì? La spregiudicatezza ha raggiunto livelli inimmaginabili.

Si condanna la Turchia perché non ammette le responsabilità nell’eccidio degli Armeni, iniziato esattamente la notte scorsa di cento anni or sono, ma nulla si fa né si dice contro Israele per l’eccidio in corso di Palestinesi e a favore della loro lotta, peraltro del tutto conforme al diritto internazionale. L’ONU, anch’essa prodotto dell’ultima guerra sulle ceneri della Società delle Nazioni, ha perso qualsiasi ruolo e funzione. La ragione principale tra le tante? La disparità di trattamento in casi simili. Come può essere credibile ed affidabile una Organizzazione internazionale che per fare rispettare una propria risoluzione bombarda ed affama con l’embargo il popolo iracheno e poi assiste senza reazione alcuna per anni ed anni  alla inottemperanza di decine e decine di risoluzioni da parte di Israele?

Ho parlato di lavoro e ho parlato di pace, o, meglio, di guerre. Ebbene, sapete quale è l’unico mercato che “tira”? la produzione bellica. Sapete quanto spendiamo al giorno in armamenti? 80 milioni di euro. Ma non bastano: devono essere portati a oltre cento. Il premio Nobel per la pace Obama ha invitato gli alleati europei ad investire di più in quella che viene chiamata ancora, senza alcun senso del ridicolo, Difesa. Occorre passare dall’attuale 1,2 % al 2% del PIL. Lo faremo senz’altro, così salveremo i posti di lavoro della Beretta e di Finmeccanica e sarà più facile raggiungere il pareggio di bilancio.

Gli infami che hanno gioito per la morte in mare dei migranti pensando ai soldi che avremmo dovuto spendere se fossero giunti sulle coste, si sono mai posti il problema della spesa militare? Forse auspicano lo sterminio in loco, a casa loro. Il sarcasmo è facile ma non fuori luogo. Si diffonde, infatti, una crudele cultura di guerra. Le guerre hanno bisogno di consenso ma il consenso si può costruire. La verità è la prima vittima delle guerre. Ricordate la famosa provetta di Colin Powell? Chissà cosa di innocuo conteneva ma bastò per scatenare la guerra all’Iraq alla ricerca delle armi di distruzione di massa, ovviamente mai rinvenute. Lo stesso sta accadendo oggi con l’Iran: la pubblicazione del carteggio segreto tra il Mossad e i servizi sudafricani ha rivelato che l’Iran non rappresenta un pericolo nucleare e sta arricchendo l’uranio non per fini bellici. Ma state certi che prima o poi l’Iran sarà attaccato.

In mezzo a questa saga di falsità per interessi inconfessabili sguazzano forze oscure che vengono riesumate e riutilizzate. La svastica è tornata a marciare in Europa, a Kiev, con il battaglione Azov e “Settore destro”. Spiace vedere i nostri alleati del 1945 ora addestrare i militari di Kiev nonostante molti di questi nulla facciano per nascondere le loro simpatie naziste.

E che dire della forte affermazione elettorale in Francia del Partito fondato dal negazionista Le Pen? E del successo di Alba Dorata in Grecia?

La storia viene violentata, rivisitata e riletta con gli occhi di oggi: così accade che il memoriale di Auschwitz deve essere rimosso per motivi mai ufficializzati ma, sembra, legati alla raffigurazione di un simbolo comunista e dell’effigie di Gramsci e al ricordo delle altre vittime oltre agli ebrei.

In questo contesto, illustri giuristi stanno elaborando nuove normative internazionali che consentano la non punibilità dei responsabili delle cosiddette vittime collaterali, cioè della uccisione di innocenti, soprattutto ad opera di droni. E la nostra Sigonella è destinata a diventare la centrale operativa dei droni per il Mediterraneo.

Ho fatto solo alcuni cenni ma il panorama che si delinea è devastante. Noi , proprio in nome di coloro che sono stati costretti ad imbracciare le armi loro malgrado, dobbiamo rifiutare questa logica di guerra, dobbiamo stare dalla parte delle migliaia di disertori della prima guerra mondiale, dei refusnik israeliani che si rifiutano di andare a combattere i Palestinesi, dei giovani statunitensi che fuggivano in Canada o in Messico per non combattere in Vietnam ( tra 5 giorni  il Vietnam festeggerà il quarantesimo anniversario della sua liberazione nel 1975 da quel nemico che trenta anni prima era stato nostro alleato!).

Prendere le armi contro il nazifascismo è stata una necessità, per il nostro riscatto e la nostra libertà. La lotta di popolo per la libertà e l’indipendenza è la sola lotta armata ammessa anche dal diritto internazionale.

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In questo contesto nazionale e internazionale l’ANPI ha un ruolo importante da svolgere: con l’apertura nel 2006 agli antifascisti si è aperta a una società giovane, poco amante delle istituzioni e dei partiti così mal ridotti, che si esprime nei movimenti, nell’associazionismo e nel volontariato. L’ANPI non deve diffidare di queste realtà. Altrimenti si ritaglierà un compito meramente celebrativo. Il fenomeno dell’astensionismo è preoccupante ma la responsabilità va attribuita alla incapacità dei partiti di rappresentare adeguatamente le esigenze e gli interessi della popolazione. Sempre Smuraglia a febbraio, a Torino, ha detto: “ Rappresentanza e democrazia non devono essere sacrificate al mito della governabilità”.

Si deve recuperare la partecipazione alla vita pubblica che non si esprime solo al momento del voto ma, come ho cercato di dire, nella esperienza e nell’impegno quotidiano. Pena l’indifferenza, condannata da Gramsci con parole dure: “ Vivo, sono partigiano; perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Ora e sempre Resistenza !» [Ugo Giannangeli, Anpi].

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