Pier Amato Perretta: un intenso pomeriggio di studio

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L’incontro di approfondimento sulla figura di Pier Amato Perretta, organizzato nel pomeriggio del 2 ottobre 2015 nell’aula magna dell’Università dell’Insubria di Como dall’Istituto di Storia Contemporanea che porta il suo nome, ha fornito alla cinquantina di persone presenti numerosi spunti di riflessione.

Quattro gli interventi dal palco: Matteo Dominioni ha ripercorso alcuni momenti della vita di pier Amato Perretta per mostrarne la multiforme personalità, anche oltre il suo ruolo riconosciuto di magistrato integerrimo e combattente antifascista, Elisabetta D’Amico e Raffaella Bianchi Riva hanno presentato gli aspetti maggiormente legati alla sua attività di magistrato e avvocato, ma con ampie aperture sul contesto politico e storico prima durante e dopo la lotta resistenziale, Giuseppe Calzati, da ultimo, ha seguito il lungo e complesso percorso fatto da Giusto Perretta, figlio di Pier Amato e fondatore dell’Istituto comasco, per ricostruire gli ultimi mesi di vita del padre, durante il periodo della clandestinità a Milano culminato con il tentativo d’arresto da parte dei fascisti e dei nazisti, il grave ferimento e infine la morte il 15 novembre 1944. Intercalati a questi approfondimenti, i testi dello stesso Perretta letti con molta partecipazione da Gabriele Penner e culminati con il commovente ricordo di Pier Amato Perretta pubblicato nel 1945 su “Il popolo comasco”, quotidiano del CLN di Como, e scritto da Pier Gastone Agostinelli, che collaborò alla Lega Insurrezionale Italia Libera fondata appunto per iniziativa di Perretta.

Oltre tre ore di racconti che hanno tenuto avvinto il pubblico e che hanno contribuito a mostrare la poliedricità di questa figura fondamentale della storia del Novecento, non solo comasco. Tanto che già alla fine dell’incontro qualche studioso avanzava la propria disponibilità a proseguire le ricerche. Un impegno che l’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” non ha nessuna intenzione di lasciare cadere, nonostante le gravi carenze di risorse che da tempo lo affliggono. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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