Tangenziale anche Como interviene

COMO COMUNEPalazzo Cernezzi approva la mozione contro il pagamento del pedaggio con una riformulazione di quelli della A9 verso Milano.

C’è voluta una intera seduta per riuscire a far approvare al Consiglio comunale comasco, nella seduta di lunedì 12 ottobre, la mozione discussa anche in altri Comuni del Comasco contro il prospettato pedaggio del primo tratto della Tangenziale di Como.

Preliminari

Nei consueti interventi preliminari Gianpiero Ajani, Lega, ha chiesto di intervenire fattivamente contro i venditori abusivi presenti in centro città, Luigi Nessi, Paco-Sel, ha chiesto se sindaco e assessore all’Urbanistica siano a conoscenza del progetto di riqualificazione dell’area dell’ex S. Anna, mentre Ada Mantovani, Adesso Como, ha chiesto di fare attenzione a lasciare i cubetti di porfido, per i lavori in corso, alla mercé di chiunque vicino allo stadio. Per ultimo Alessandro Rapinese, Adesso Como, ha provocatoriamente presentato una mozione per chiedere che chiunque lavori a Palazzo Cernezzi debba utilizzare i bagni dei giardinetti di via Vittorio Emanuele II, auspicando che vengano sistemati e resi fruibili.

Tangenziale

Insediata l’assemblea il capogruppo del Pd Andrea Luppi ha chiesto subito di modificare l’ordine dei lavori per poter parlare del pedaggio della nuova tangenziale comasca, una proposta accolta dalla sua maggioranza. Il 15 ottobre infatti è l’obiettivo di approvazione per i Comuni che vogliano protestare contro il pagamento.

Il sindaco Mario Lucini ha presentato il documento che si prefigge l’eliminazione del pedaggio: ««sollecitando i soggetti coinvolti affinché si possa giungere a un accordo tra Pedemontana e Autostrade per l’Italia» per «una diversa definizione dei pedaggi relativi alle intersezioni con la A9». «Una proposta del tutto ragionevole niente affatto demagogica» ha concluso il primo cittadino.

Favorevoli le voci che si sono levate dalla maggioranza qualche dubbio dall’opposizione e un attacco all’arma bianca di Rapinese «parlate di gabellieri, quando siete voi i gabellieri, voi del Pd di Como» riferendosi agli aumenti delle tasse, per il consigliere poi se un’azienda ha investito in questa infrastruttura dovrà poi trovare il suo tornaconto, mentre ha sottolineato il Cipe aveva già detto che si sarebbe dovuto pagare un pedaggio. Il futuro della infrastruttura preoccupa Marco Butti, Gruppo misto, che ha chiesto come sarà previsto il secondo lotto su quale tracciato con che tipo di gallerie sotto il lago di Montorfano. Per Anna Veronelli, Fi, la mozione è debole si auspica la non introduzione del pedaggio e non ci sono dati sul traffico.

La seduta si è, come tradizione, impantanata quindi in un paio di sospensioni. La prima per permettere a Butti di finire di elaborare e condividere due emendamenti, uno non accolto dai presentatori, dopo un’altra riunione per decidere il da farsi, l’altro, approvato dall’aula, per chiedere il sostegno attivo dei parlamentari comaschi si sulla questione delle tariffe che per il recupero dei fondi necessari al secondo lotto, per ora non finanziato.

Sono nati alcuni battibecchi fra Francesco Scopelliti, Ncd, e il sindaco, avendo il primo accusato il secondo di pochezza, «devo dedurre che il sindaco della nostra città non conti niente», mentre il secondo ha rivendicato l’apertura anticipata della tangenziale verso Nord grazie all’azione su Autostrade per l’Italia, ricordando il maggior peso di una proposta se accolta e sostenuta da tutto il territorio rispetto a un singolo sindaco. «Vorrei vedere se chiedessimo di pagare a quelli di Villa Guardia per far circolare i comaschi cosa succederebbe» ha preso la parola Rapinese sulla eventuale ripartizione di eventuali costi che cadrebbero maggiormente su Como. «Come Comune capoluogo la nostra città è responsabile di farsi carico dei problemi del territorio» ha risposto Lucini aggiungendo che lo spostamento del traffico Est-Ovest fuori dai quartieri periferici della città non potrà che portare giovamento alla vivibilità degli stessi.

Fin quasi alla mezzanotte si è poi protratta una diatriba su procedure e regolamento per la votazione per punti dell’elaborato con l’intervento del segretario generale. L’opposizione chiedeva la possibilità di una prima dichiarazione di voto sui singoli punti e di una seconda prima del voto finale di convalida di tutte le parti approvate messe insieme. Una opzione recisamente respinta da uffici e presidente del Consiglio. Al voto sono stati approvati tutti i punti e il documento che così è stato formato, con qualche astensione e alcuni voti contrari fra le fila dell’opposizione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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