Giorno: 13 Ottobre 2015

Tangenziale anche Como interviene

COMO COMUNEPalazzo Cernezzi approva la mozione contro il pagamento del pedaggio con una riformulazione di quelli della A9 verso Milano.

C’è voluta una intera seduta per riuscire a far approvare al Consiglio comunale comasco, nella seduta di lunedì 12 ottobre, la mozione discussa anche in altri Comuni del Comasco contro il prospettato pedaggio del primo tratto della Tangenziale di Como.

Preliminari

Nei consueti interventi preliminari Gianpiero Ajani, Lega, ha chiesto di intervenire fattivamente contro i venditori abusivi presenti in centro città, Luigi Nessi, Paco-Sel, ha chiesto se sindaco e assessore all’Urbanistica siano a conoscenza del progetto di riqualificazione dell’area dell’ex S. Anna, mentre Ada Mantovani, Adesso Como, ha chiesto di fare attenzione a lasciare i cubetti di porfido, per i lavori in corso, alla mercé di chiunque vicino allo stadio. Per ultimo Alessandro Rapinese, Adesso Como, ha provocatoriamente presentato una mozione per chiedere che chiunque lavori a Palazzo Cernezzi debba utilizzare i bagni dei giardinetti di via Vittorio Emanuele II, auspicando che vengano sistemati e resi fruibili.

Tangenziale

Insediata l’assemblea il capogruppo del Pd Andrea Luppi ha chiesto subito di modificare l’ordine dei lavori per poter parlare del pedaggio della nuova tangenziale comasca, una proposta accolta dalla sua maggioranza. Il 15 ottobre infatti è l’obiettivo di approvazione per i Comuni che vogliano protestare contro il pagamento.

Il sindaco Mario Lucini ha presentato il documento che si prefigge l’eliminazione del pedaggio: ««sollecitando i soggetti coinvolti affinché si possa giungere a un accordo tra Pedemontana e Autostrade per l’Italia» per «una diversa definizione dei pedaggi relativi alle intersezioni con la A9». «Una proposta del tutto ragionevole niente affatto demagogica» ha concluso il primo cittadino.

Favorevoli le voci che si sono levate dalla maggioranza qualche dubbio dall’opposizione e un attacco all’arma bianca di Rapinese «parlate di gabellieri, quando siete voi i gabellieri, voi del Pd di Como» riferendosi agli aumenti delle tasse, per il consigliere poi se un’azienda ha investito in questa infrastruttura dovrà poi trovare il suo tornaconto, mentre ha sottolineato il Cipe aveva già detto che si sarebbe dovuto pagare un pedaggio. Il futuro della infrastruttura preoccupa Marco Butti, Gruppo misto, che ha chiesto come sarà previsto il secondo lotto su quale tracciato con che tipo di gallerie sotto il lago di Montorfano. Per Anna Veronelli, Fi, la mozione è debole si auspica la non introduzione del pedaggio e non ci sono dati sul traffico.

La seduta si è, come tradizione, impantanata quindi in un paio di sospensioni. La prima per permettere a Butti di finire di elaborare e condividere due emendamenti, uno non accolto dai presentatori, dopo un’altra riunione per decidere il da farsi, l’altro, approvato dall’aula, per chiedere il sostegno attivo dei parlamentari comaschi si sulla questione delle tariffe che per il recupero dei fondi necessari al secondo lotto, per ora non finanziato.

Sono nati alcuni battibecchi fra Francesco Scopelliti, Ncd, e il sindaco, avendo il primo accusato il secondo di pochezza, «devo dedurre che il sindaco della nostra città non conti niente», mentre il secondo ha rivendicato l’apertura anticipata della tangenziale verso Nord grazie all’azione su Autostrade per l’Italia, ricordando il maggior peso di una proposta se accolta e sostenuta da tutto il territorio rispetto a un singolo sindaco. «Vorrei vedere se chiedessimo di pagare a quelli di Villa Guardia per far circolare i comaschi cosa succederebbe» ha preso la parola Rapinese sulla eventuale ripartizione di eventuali costi che cadrebbero maggiormente su Como. «Come Comune capoluogo la nostra città è responsabile di farsi carico dei problemi del territorio» ha risposto Lucini aggiungendo che lo spostamento del traffico Est-Ovest fuori dai quartieri periferici della città non potrà che portare giovamento alla vivibilità degli stessi.

Fin quasi alla mezzanotte si è poi protratta una diatriba su procedure e regolamento per la votazione per punti dell’elaborato con l’intervento del segretario generale. L’opposizione chiedeva la possibilità di una prima dichiarazione di voto sui singoli punti e di una seconda prima del voto finale di convalida di tutte le parti approvate messe insieme. Una opzione recisamente respinta da uffici e presidente del Consiglio. Al voto sono stati approvati tutti i punti e il documento che così è stato formato, con qualche astensione e alcuni voti contrari fra le fila dell’opposizione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Tremezzina: l’insostenibile pesantezza del traffico

Un’intera giornata in Tremezzina, organizzata dall’associazione Territori domenica 11 ottobre 2015, non è forse bastata per risolvere il radicale dilemma “variante sì / variante no”, ma certo è servita a rendere evidente la complessità del problema.

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Prima di tutto la complessità del territorio. Le due escursioni per la verifica “dal vivo” dei tratti a cielo aperto del tracciato della variante, magistralmente guidate da giovani attivisti locali con l’apporto di altri esperti, hanno svelato una situazione territoriale e paesaggistica ai più assolutamente sconosciuta. Io ho seguito la seconda, da Ossuccio a Sala, per scoprire scorci di paesaggio e ambiti territoriali del tutto inaspettati. Dal nucleo alto di Ossuccio (cioè dall’antichissima parrocchiale di Sant’Agata e San Sisinio) si sale ancora per raggiungere una strada di mezzacosta che taglia in orizzontale il declivio, mantenendosi in quota subito al di sotto del santuario della Madonna del Soccorso fino a superare la torre di Spurano e scendere poi verso Sala; si ha così la visione di un “retroterra” che non si immagina: gli uliveti, infatti, ormai in gran parte abbandonati, ma tuttora rigogliosi e vibranti di ogni possibile riverbero di luce, si inerpicano fino al limite dei grandi strapiombi di roccia delle montagne soprastanti. Si capisce così chiaramente che i paesi del Lario, lungi dall’essere semplicemente “laghée” sono anche in buona parte “montagnard”: una stratificazione verticale di economie e culture che la banalizzazione giornalistica e modernista ignora, ma che invece si coglie a prima vista salendo (pur con qualche ansimare di troppo) al punto giusto; del resto lo si sarebbe dovuto capire fin dall’inizio, visto che la parrocchiale “matrice” (che esibisce anche l’ara romana degli Ausuciates, cioè dell’originaria popolazione di Ossuccio) è a mezza costa e non già sulla riva.

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Volgendo lo sguardo verso monte o verso valle (cioè verso il lago) si ha l’imbarazzo della scelta tra le prospettive più affascinanti e significative.

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È questa porzione di territorio (che non si può definire “incontaminata” per la semplice ragione che si vede benissimo l’intervento plurisecolare delle comunità) che la variante di Tremezzina sconvolgerà. Le nostre guide, con raro equilibrio, hanno mostrato i punti più delicati e critici, mettendo soprattutto in luce le inesattezze e le approssimazioni del progetto di massima (quello di dettaglio non è ancora stato messo in lavorazione), senza mai scagliarsi contro l’esigenza di migliorare la viabilità, ma sottolineando l’altrettanto vitale esigenza di non sovvertire l’equilibrio di quel contesto.

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Il ritorno da Sala a Ossuccio si svolge sulla Greenway del Lario, strada altrettanto affascinante e assai più nota, che si snoda a più bassa altitudine e quindi con prospettive e scorci ed evidenze del tutto diverse.

A tutte le persone che hanno scarpinato per quasi tre ore su e giù è evidente che il primo patrimonio da tutelare è proprio questa complessità, questa varietà di culture e di paesaggi.

Poco dopo le 17.30, con encomiabile puntualità, alle scuole di Ossuccio si apre il dibattito. E anche in questo caso si capisce a colpo d’occhio che la situazione è complessa. Il grande atrio è gremito: più di cento persone, probabilmente centoventi, forse ancora di più. Il pubblico, in gran parte locale (noi “cittadini” non siamo più di una ventina), è diviso, appassionato, attento ma a tratti insofferente per le prese di posizione opposte. La complessità del tema risulta evidente anche dagli interventi dei tre relatori “ufficiali”: l’ingegnere civile trasportista Fabio Faverio, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Stefano Buffagni, il sindaco di Tremezzina e parlamentare del Partito Democratico Mauro Guerra. I tre interventi sono misurati: il primo intervento è tecnico, ed evidenzia una serie di dati sui volumi di traffico e sulle esigenze tecniche della strada; il secondo è contrario alla realizzazione della variante così com’è attualmente presentata; il terzo nettamente favorevole alla variante, frutto di un più che trentennale lavoro di progressivo affinamento. Gli interventi aggiuntivi dal pubblico scaldano gli animi e si scaldano anche i due “contendenti” politici, non perché abbandonino il fair-play ma perché i toni si fanno progressivamente più appassionati.

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La netta contrapposizione tra favorevoli e contrari era nota e certo non è un dibattito come questo di Ossuccio che può sanarla. Le esigenze messe in campo dai fronti opposti appaiono a tratti inconciliabili, pur aspirando entrambi alla salvaguardia della qualità della vita: da una parte chi non sopporta più un sistema viabilistico al collasso, dall’altra chi difende un territorio straordinario da ferite che, volenti o nolenti, saranno insanabili. A nulla valgono le reciproche assicurazioni di tenere in considerazione le opposte vedute: chi vuole la nuova strada la vuole in nome di un territorio più vivibile e meno inquinato, chi difende il paesaggio lo fa guardando anche ai possibili sviluppi turistici… e così via.

Sullo sfondo, restano inespressi i problemi di carattere generale del modello di sviluppo che si propone per il territorio (e in particolare per un territorio così delicato come quello attorno al lago) e del contesto (e in particolare degli altri tratti problematici della strada Regina prima e dopo la Tremezzina). L’impegno a restare aderenti al problema contingente della variante, a non divagare per “massimi sistemi” toglie ampiezza al confronto. Così si mette tra parentesi che la vera questione è cosa si vuole fare di questo pezzo di mondo (ma bisognerebbe chiedersi cosa si dovrebbe fare del mondo intero) tra uno, due o tre decenni (tanto per restare sulla breve distanza). Se ne coglie un’eco inquietante quando Mauro Guerra, nettamente favorevole alla variante come s’è detto, afferma che il tracciato della variante, a monte degli attuali abitati – sopra o sotto il suolo -, potrà costituire in futuro una sorta di limite invalicabile per l’espansione dell’urbanizzazione… (non dice, al di là di ogni altra considerazione sull’espansione, che un tale limite rischia di recidere ogni superstite rapporto tra i paesi e il loro retroterra montano).

Il confronto di Ossuccio non può certo esaurire il dibattito. Il vero rischio è quello che altri, più in alto, mettano fine al dibattito prendendo decisioni immodificabili “per superiori esigenze”. A essere sacrificata sull’altare del traffico sarà a quel punto anche la partecipazione. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

La lenta marcia dei diritti/ Cittadinanza: quasi ius soli

litaliasonoanchioquadratoApprovata il 13 ottobre alla Camera la legge dello ius soli per la quale anche a Como grande è stata la mobilitazione per la raccolta delle firme della proposta de L’Italia sono anch’io che ha scosso la politica determinando un articolato ancora ingiusto, non  soddisfacente, ma comunque relativamente positivo. Il testo  passa al Senato dove, grazie all’attuale sistema bicamerale, potrà essere ancora migliorato.  .  Pubblichiamo il giudizio di Filippo Miraglia, vicepresidente dell’Arci, da sempre impegnato per i diritti dei migranti.

«Non è la legge sulla quale abbiamo raccolto le firme. Ma se siamo arrivati a fare un passo avanti con l’approvazione oggi alla Camera di una riforma della legge n.91/1992, è anche grazie alle firme di quelle migliaia di persone che ci hanno creduto, al lavoro delle associazioni che da anni si battono per avere un Paese migliore, più giusto e democratico.
Se la legge passerà anche al Senato (continueremo a fare il possibile per migliorarla) da oggi chi nasce in Italia sarò italiano da subito, senza dover aspettare 18 anni. Dovrà rispettare la condizione di essere figlio di uno straniero o una straniera con il permesso Ue di lungo soggiornante. E’ un limite pesante ma non possiamo che salutare con soddisfazione un passo avanti della civiltà giuridica e della democrazia di questo Paese, che cambierà la vita di migliaia di famiglie e persone, di tante bambini e bambini che in Italia sono stati a lungo discriminati per legge. Non abbiamo certo sconfitto il razzismo ma abbiamo contribuito a migliorare la democrazia.
Il prossimo obiettivo, insieme all’approvazione di un testo migliore sulla cittadinanza al Senato, è far ripartire la campagna sul diritto di voto alle amministrative. La legge sul diritto di voto alle amministrative è infatti l’altra proposta sulla quale abbiamo raccolto il consenso di centinaia di migliaia di persone. In molte città la prossima primavera verranno rinnovati sindaci e consigli comunali. Una percentuale importante di cittadini e cittadine straniere che vivono e contribuiscono in maniera determinante, anche pagando le tasse, alla crescita delle comunità locali, non potranno partecipare al voto. Quella battaglia va rilanciata al più presto.
E’ importante sottolineare come la relatrice della legge alla Camera, on.Marilena Fabbri, così come l’on, Celeste Costantino di Sel e i parlamentari Khalid Chaouky e Paolo Beni, hanno avuto in questi mesi un atteggiamento sempre costruttivo nei confronti delle associazioni. Vanno ringraziati per questo motivo al di là del risultato ottenuto.
Noi continueremo a portare avanti le nostre battaglie per i diritti dei migranti e contro ogni forma di razzismo, perché siamo convinti di essere dalla parte giusta e perché pensiamo che questo serva all’Italia e al nostro comune futuro».  [Filippo Miraglia]

Leggi anche il comunicato stampa dell’Arci nazionale e quello de L’italia sono anch’io.

ecoinformazioni 509/ Settimanale/ Le male piante

509Anticipiamo dal  numero 509 del settimane ecoinformazioni il sommario di Michele Donegana. Le male piante dell’oscurantismo medievale tornano a crescere, le “Sentinelle in piedi” in Piazza Martinelli ne sono un triste esempio. Fortunatamente la città ha ancora gli anticorpi per indignarsi e sbeffeggiare con civica allegria i nostalgici dell’Inquisizione. Cresce purtroppo anche la mala pianta dell’indifferenza. Lo storico Istituto Perretta naviga a vista e chiede un aiuto per superare le secche che rischiano di farlo affondare sulle sponde di questo Lario di cui ha scritto e fatto la storia. E anche la tradizionale partecipazione di Palazzo Cernezzi alle celebrazioni a Marzabotto si è svolta in una forma dimessa. La riflessione è forse spostata sulle emergenze globali attuali studiate in seminari, mentre l’Europa discute di espulsioni di massa e, significativamente, dalla Svizzera arriva, per il secondo anno consecutivo, lo sprone a garantire i Diritti umani a tutti. Il teologo Leonardo Boff ha ricordato il rischio incipiente per 200 milioni di persone di diventate profughi ambientali. Occorre una nuova forma di ecologia: «L’“ecologia integrale” [che] include diverse ecologie (ambientale, politico-sociale, mentale) che si articolano tra loro a servizio di una cultura in cui la Terra venga “sentita” come Madre da rispettare, di cui prendersi cura con affetto e non come suolo, verde, mare, acque». Per ora, qui a Como, le masse sono attratte dalle caricature della natura inscenate da “Orticolario”. Per fortuna abbiamo ascoltato questa settimana, con gli incontri che ricordano la figura di Marco Riva, parole di conciliazione tra tecnologia, alimentazione e poesia. E per fortuna non si abbassa la guardia nei confronti della presenza mafiosa con il passaggio, ogni anno più partecipato, della Carovana antimafia. Si pensa quindi al futuro, mentre il sole è ancora caldo. Si chiede l’effettiva nascita della Cittadella sanitaria e ci si interroga sulla sorte dell’ospedale di Menaggio; e intanto la “sinistra” cerca di incontrarsi «per individuare possibili priorità comuni, per realizzare iniziative capaci, chissà, di dare una mano ai molti che oggi si trovano in una difficoltà oggettiva e soggettiva, perché delusi, amareggiati, incapaci di opporsi ad una deriva che riguarda tutti gli aspetti della vita sociale». [Michele Donegana, ecoinformazioni]  Sfoglia on line il numero 509 di ecoinformazioni.

13 ottobre/ La Regola, giorno per giorno la ‘ndrangheta in Lombardia

tre colpi alla 'ndranghetaUltimo appuntamento del ciclo Tre colpi alla ‘ndrangheta ,tre incontri organizzati dal Circolo ambiente Ilaria Alpi e dai comuni di Arosio, Inverigo, Lurago D’erba. per affrontare il tema delle mafie in Italia, ma anche in Brianza. Martedì 13 ottobre alle 21, presentazione del libro La Regola, giorno per giorno la ‘ndrangheta in Lombardia [Laterza, 2015, 228 pagg., 18 euro, disponibile anche in ebook e in streaming] alla Biblioteca comunale di Inverigo, con l’autore Giampiero Rossi, giornalista del Corriere della sera. Per  informazioni www.circoloambiente.org.

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