Abbiamo manifestato insieme vincendo la paura e la violenza di terrorismo e guerre

WFRANCEPoche ore dopo la manifestazione Como con Parigi del 16 novembre,  in Consiglio comunale, con una dichiarazione preliminare, la consigliera di Paco-Sel Celeste Grossi, pacifista e Donna in nero, ha proposto le linee d’azione per contrastare terrorismo e guerre.  Como Città messaggera di Pace e sede del Monumento alla Resistenza europea ha grandi responsabilità e possibilità d’azione. Leggi nl seguito il testo della dichiarazione.

«Abbiamo manifestato insieme vincendo la paura e la violenza di terrorismo e guerre.

La scelta del sindaco di promuovere “Como con Parigi” con Cgil-Cisl-Uil, con l’Arci e le Acli, con il Coordinamento comasco per la Pace e con tante altre associazioni e forze politiche è stata giusta e opportuna e per questo voglio ringraziarlo.

Siamo città Messaggera di Pace, siamo sede del Monumento alla Resistenza europea ed entrambi i privilegi ci impongono conseguenti responsabilità. Appunto Pace e Resistenza, cioè civiltà e libertà.

Dopo i massacri di Parigi, del Sinai, di Beirut, dopo i bombardamenti di Raqqa, il nostro impegno a diffondere e difendere la cultura, la democrazia, la libertà, la laicità dovrà intensificarsi.

Dovrà radicarsi ancora più profondamente nella scelta della nonviolenza e della costruzione lenta, profonda, urgente di un nuovo mondo possibile.

Sappiamo che da oggi sarà ancora più importante promuovere inclusione e che non dovremo cedere a chi strumentalizza le vittime per alimentare odio e xenofobia.

Piangiamo, insieme al mondo intero l’orrore del sangue di tante vittime innocenti che, lo sappiamo, può animare la follia collettiva. La scelta peggiore sarebbe rinunciare alla nostra civiltà per dichiararsi disponibili a una guerra tanto assurda quanto mortifera. Una guerra contro noi stessi e i valori in cui crediamo. Alla violenza occorre reagire in modo determinato e responsabile senza alimentare ulteriori violenze.

Cecilia Strada ricordando Valeria Solesin la volontaria di Emergency, uccisa negli attentati di Parigi ha detto: «Siamo stanchi di contare i morti e di ripetere le stesse cose, quindici anni di scriteriata ”guerra al terrorismo” non hanno fatto altro che renderci più insicuri e non aiutano certo a costruire la pace».

Qualche anno fa in un Convegno del Coordinamento comasco per la Pace, che oggi è guidato dal vicepresidente del Consiglio [comunale di Como], Mario Forlano, avevamo approfondito il valore di un motto innovativo e vitale “Se vuoi la Pace prepara la Pace”, contrapposto al disumano e inefficace Si vis pacem para bellum.

Per preparare la Pace e per rispettare l’articolo 11 della nostra Costituzione è indispensabile dire basta alla vendita di armi, non fare accordi economici con chi è direttamente coinvolto in progetti di morte. Vuol dire continuare a chiedere al Parlamento e al Governo di rinunciare all’acquisto dei cacciabombardieri F35. Così si è espresso il nostro Consiglio Comunale nell’ottobre 2012 con l’approvazione di una mozione che impegna sindaco e giunta “a collaborare fattivamente con il Coordinamento nazionale degli enti locali per la Pace e i Diritti umani per rafforzare l’impegno degli enti locali per il disarmo e la sicurezza umana”.

Costruire una politica di pace con mezzi di pace vuol dire non rassegnarci a logiche di guerra.

Oggi è il momento di intervenire per rafforzare la cultura dei Diritti umani, dell’accoglienza, della solidarietà, della coesione sociale; è il momento di mobilitarsi ancora più fortemente contro gli improvvidi finanziamenti a gruppi armati in diverse parti del mondo, contro le spese militari, contro la vendita di armi che spesso si rivolgono contro noi stessi.

La nostra città vuole la Pace, vuole l’accoglienza, è civile e resiste a tutti i fondamentalismi, agli integralismi e ai guerrafondai che affamano i popoli anche in assenza di guerre.

La nostra città è Messaggera di Pace quando si unisce per garantire i diritti dei migranti in fuga da guerre, violenze e povertà, è messaggera di Pace quando piange le vittime di Parigi, le vittime di Beirut, le vittime delle guerre che si combattono in Siria e in tante altre parti del mondo.

È Messaggera di pace quando ricorda che non c’è Pace senza giustizia e che non esistono guerre giuste. Tutte le guerre devastano le vite, l’ambiente, la democrazia. Affamano popoli inermi. Le guerre continuano anche dopo gli armistizi con infiniti dopoguerra di guerra.

La nostra città Messaggera di Pace è più sicura se è coesa e se garantisce a tutte e tutti dignità e diritti. Essere comunità, mosaico di identità, tutte ugualmente degne, è il nostro vaccino contro razzismi e integralismi terroristici, facce diverse di inciviltà.

La nostra città è più sicura se è libera, laica, rispettosa di ogni scelta religiosa, aperta a tutte le culture, disponibile alla fecondità dell’incontro.

La nostra città è già multietnica (i dati dell’Ufficio statistiche ci dicono che il 29 ottobre degli 85.478 abitanti 11.916 sono stranieri). Impegniamoci perché diventi ancora di più multiculturale.

La nostra città è più sicura se riconosce a tutti coloro che la abitano cittadinanza, cioè doveri e diritti, senza creare banlieu, luoghi abitati da donne e uomini, bambine e bambini invivisibili, ghetti violenti e generatori di violenza.

Per questo noi di Paco-Sel insieme a tutte tutti voi riteniamo di dover contrastare contemporaneamente terrorismi assassini e i venti di guerra che molti per calcolo politico irresponsabile o semplice stupidità continuano a fomentare. Per questo noi di Paco-Sel intendiamo agire per rendere ancora più forte l’impegno della nostra città sui temi della Pace e dei Diritti di tutti, di tutte, di ciascuno, di ciascuna.

Hanna Arendt, ebrea in fuga dal nazismo, diceva: «Anche nei tempi più bui abbiamo diritto a “sperare la Pace”».

Restiamo umani». [Celeste Grossi, Paco-Sel]

 

 

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