“La diva della scala”: un inizio in bellezza (e simpatia)

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Sala piena per La diva della scala, spettacolo di Alberto Bigatti e Laura Curino che, la sera di sabato 21 ottobre, alla Piccola accademia in via G. Castellini 7, ha aperto la stagione teatrale 2017/2018 del Teatrogruppo Popolare, partner di circolo Arci Xanadù e ecoinformazioni nel progetto culturale Connessioni Controcorrente.


Portando in scena La diva della scala, Curino, autrice, regista e interprete della pièce (a Bigatti sono invece affidate le luci e le musiche), riflette quell’approccio all’arte drammatica, sviluppatosi dagli anni Settanta-Ottanta e abbracciato da Teatrogruppo Popolare, in cui personaggi e spettatori “dialogano”, per così dire, da pari a pari. Poliedrica un po’ per vocazione, un po’ per necessità, Curino si mostra infatti perfettamente coerente con tale filosofia artistica: espressiva, autoironica, per niente altezzosa e anzi consapevole delle proprie origini, e delle difficoltà  – ma anche delle soddisfazioni – che accompagnano la nascita e la crescita di una compagnia teatrale di provincia. Spirito, peraltro, riflesso dalla scenografia essenziale (un leggio, una scala pieghevole, un abito di lustrini, una sciarpa) e dalla colonna sonora, un mélange di pop, folk e inni politici di “anta” anni fa.

DSCN7952.JPGNella Settimo Torinese vissuta e narrata dalla protagonista, sembrava che tutti i giovani volessero diventare attori e attrici, registi, drammaturghi, artisti della scena teatrale. C’era chi, come il Cesare, aveva le idee chiare al limite della presunzione (e magari oltre – ma agli amici si perdona questo e altro). C’era anche chi, come” l’altra Laura” (nemesi, è quasi ovvio dirlo, della protagonista omonima), sembrava avere la strada spianata fin da principio e percorrerla a passo spedito, fermandosi solo per guardare dall’alto in basso chi invece, come la “nostra” Laura, doveva accontentarsi di salire, un gradino alla volta, una scala che forse sarebbe stata quella di Milano, con l’iniziale in maiuscolo, ma forse no. E c’era, appunto, chi si arrabattava tra mille incarichi e tentativi, pendolando da una città all’altra, lottando con allestimenti scenici, regolamenti kafkiani e pregiudizi esterni, con umiltà e fatica, ma soprattutto con umorismo. E infatti il pubblico ride: tanto, e di gusto.  A rendere ancor più simpatica la protagonista, va detto, concorrono certamente anche i riferimenti culturali, storici e sociali della seconda metà del Novecento e le impressionanti capacità mimiche, gestuali e  anche verbali di cui Curino dà mostra.

DSCN7918La diva della scala, insomma, è una storia condivisa sotto ogni aspetto. Prima di tutto, perché ridesta memorie, vissuti ed emozioni comuni. Perché, anche se “fisicamente” narrata da da un’unica persona, condensa in sé il vissuto di tanti e differenti personaggi, da cui la definizione di “monologo a più voci”. Perché ricorda al pubblico che il lavoro duro, e non sempre, o non subito premiato, è la regola e non la fortunata eccezione. Perché crea un senso di confidenza tra l’interprete e il pubblico, non necessariamente consapevole dei retroscena e degli imprevisti vissuti da chi lavora, davanti e/o dietro le quinte, nel mondo del teatro e dunque indotto, magari per la prima volta, a guardare al di là delle luci e dei lustrini.
[Alida Franchi, ecoinformazioni]

Prossimi appuntamenti con le rassegne di Teatrogruppo Popolare:
Domenica 29 ottobre alle 16, rassegna La domenichina dei piccoli  – Il piccolo Principe non deve morire
Sabato 4 novembre alle 21, rassegna Il teatro e Margherita – Il paese delle facce gonfie, di e con Paolo Bignami
Sabato 11 novembre alle 21, Cineforum – La Vergogna di Ingmar Bergman (Skammen, 1968, 103′)

 

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