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Prima di Como: tra mondo dei vivi e dei morti

Fino al 10 novembre sarà aperta la mostra Prima di Como, Nuove scoperte archeologiche dal territorio, a San Pietro in Atrio, con l’obiettivo di offrire ai visitatori una panoramica su quella che fu la vita quotidiana della cultura Golasecca, tra il IX e il IV secolo a.C. proprio nei nostri territori.

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I reperti esposti provengono principalmente dai siti archeologici emersi nel 2011 durante i lavori per la costruzione dell’autostrada Pedemontana e nel 2007 per quanto riguarda l’area del nuovo ospedale Sant’Anna. Le tombe e gli oggetti ritrovati risalgono nel primo caso alla prima età del Ferro e nel secondo al VI secolo a.C.

L’attività di ricerca e di tutela della Soprintendenza archeologica di Como, in collaborazione con i Musei civici di Como, ha sentito la necessità di organizzare questa mostra, nel centro della città, per permettere ai cittadini e ai visitatori di approfondire la conoscenza del passato più remoto della città stessa, caratterizzato dalla cultura golasecchiana. Il complesso protostorico di Como rientra infatti tra i centri protourbani più antichi di tutta l’Italia settentrionale e le ultime ricerche archeologiche sul nostro territorio hanno rivelato un substrato di reperti che hanno molto da raccontarci.

La mostra espone in primo luogo cimeli funerari trovati all’interno delle tombe rinvenute nelle zone di Prestino, San Fermo della Battaglia, Breccia, Casate e Grandate. È infatti attraverso il mondo dei morti che spesso ci è possibile ricostruire la struttura e la mentalità delle società antiche. Questo è vero soprattutto per la società golasecchiana, la cui peculiarità fu rilevata soprattutto a partire dallo studio delle necropoli. Tra i numerosi cimeli in mostra spiccano oggetti d’uso quotidiano, che venivano riposti nelle tombe a fianco delle ossa combuste e che ci permettono di approfondire la conoscenza della vita quotidiana di queste popolazioni. Molti di essi sono legati all’abbigliamento (fibule per l’abito femminile, spilloni per quello maschile, bottoni in bronzo e perline in vetro) altri invece rimarcano le attività manuali di questa antica popolazione: urne decorate con incisioni, servizi di scodelle, bicchieri, fondi da telaio, rocchetti, fusaiole e ferma-trecce.

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Il mondo dei vivi si incontra dunque con quello dei morti, ma non solo: la mostra Prima di Como celebra anche un incontro tra passato e presente, tra reperto e innovazione. Sono molti infatti i supporti tecnologici che permettono al visitatore di fruire della mostra. Mentre la visita è guidata da numerosi pannelli didattici che espongono le nozioni principali riguardanti l’attività archeologica nell’area comasca e la cultura golasecchiana. In primo luogo al centro della mostra trionfa una proiezione 3D rappresentante un’ipotetica ricostruzione del carro della Ca’ Morta, scoperto nel 1928 in una tomba nei pressi della località Crotto di Lazzago e che oggi costituisce una delle maggiori attrattive del Museo archeologico Paolo Giovio di Como. Inoltre uno schermo espone ai visitatori la struttura e la funzione di alcune parti del carro stesso. Non mancano poi numerose fotografie d’epoca, risalenti ai primi scavi archeologici, e, per finire, al termine della mostra un video espone le principali tappe degli scavi archeologici nell’area comasca e i ritrovamenti avvenuti negli ultimi dieci anni.

È estremamente significativo che vicino all’uscita sia posizionato un pannello recante il titolo Invito alla visita della Como protostorica: la mostra di fatto è in se stessa un invito alla cittadinanza a riscoprire la ricchezza culturale che Como e l’area circostante sono in grado di offrire e l’importanza di prendere coscienza di un passato che, per quanto estremamente lontano, costituisce di fatto le fondamenta su cui la città stessa sorge. Il tutto è accompagnato da informazioni facilmente fruibili e ben approfondite, rivolte a destare l’interesse di un vasto pubblico. [Martina Toppi, ecoinformazioni]

Informazioni su MartinaToppi

Alla ricerca disperata di qualcosa da raccontare, lo trovo sempre nel posto meno sospetto. Aspirante giornalista (se fosse il New York Times non piangerei nemmeno troppo), correntemente provo a scrivere poesie e studio lettere antiche all’UniMi, sogno di scrivere un libro che stia sugli scaffali. Mi trovate anche su @LaCasadellaPoesiadiComo a gestire #LeApidell’Invisibile e su @Ecoinformazioni a raccontare cosa accade per Como o a parlare di scrittura su #Taraxacum. “I chose the road less traveled by/ and that has made all the difference.” R. Frost

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Questa voce è stata pubblicata il 7 novembre 2017 da in arte, como, Cultura, Mostre.

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