La videoarte incontra il medioevo: Bill Viola a Milano

Nel cuore di Milano è possibile attraversare il tempo e giungere al medioevo. La cripta di San Sepolcro, riaperta nel 2016 dopo un lungo silenzio durato cinquant’anni, offre ai suoi visitatori tutto l’incanto della sua storia ricca di sacralità e suggestioni, con l’aggiunta di una straordinaria mostra contemporanea.

Le sue origini risalgono al 1030 quando venne eretta, sull’antico foro romano, una chiesa consacrata alla Santissima Trinità. In seguito cambiò la dedicazione in chiesa del Santo Sepolcro in virtù della tradizione che narra la presenza, nella parte sotterranea, della copia del sepolcro di Cristo contenente terra e reliquie prelevate dai crociati a Gerusalemme. Un luogo con una storia millenaria percorsa da avvenimenti e personaggi storici che, in questi giorni, ha saputo creare l’incontro perfetto tra arte medievale e contemporanea ospitando, sotto le sue magnifiche volte e sopra il pavimento di lastre bianche che derivano dall’antico foro romano, il maestro della videoarte Bill Viola.

La mostra, dal titolo Bill Viola alla Cripta del Santo Sepolcro, organizzata da MilanoCard in collaborazione con Bill Viola Studio, promossa dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, col patrocinio di Regione Lombardia e sostenuta quale partner istituzionale dal Comune di Milano, è stata inaugurata il 18 ottobre e resterà aperta fino al 28 gennaio 2018 tutti i giorni dalle 17 alle 22 con la possibilità, il sabato, di una visita notturna alle 23.

Newyorkese di nascita ma con origini italiane che lo porteranno a mantenere uno stretto legame con il nostro paese, Bill Viola ha plasmato quella realtà immersiva tra spazio, suono e video come pochi altri artisti nel mondo. Sperimentatore audace, ha saputo indagare l’umanità nelle sue sfaccettature più segrete illuminando in chiave caravaggesca un mondo di corpi e volti con tante sfumature quante ne esistono nell’animo umano e chiamando l’uomo contemporaneo, nell’interezza della sua potente fragilità in bilico tra estasi e tormento esistenziale, a interagire con forze ed energie della natura come l’acqua e il fuoco, la luce e il buio, la vita, la trasfigurazione e la rinascita.

La prima opera che appare alla vista del visitatore è Earth Martyr, una delle quattro opere che costituiscono l’installazione permanente Martyrs, dedicata ai quattro elementi naturali (aria, acqua, terra, fuoco).

Un uomo giace ricoperto di terra ma, lentamente, una forza sconosciuta lo risolleva riportandolo alla luce: l’opera descrive il concetto di martirio legato alla capacità di fronteggiare ogni sorta di dolore e privazione pur di tener fede ai propri valori e principi.  Di grande impatto il movimento corporeo inverso operato dall’attore Norman Scott immerso in un controluce capace di accentuare il senso di rivalsa dell’uomo sull’oppressione.

Proseguendo all’interno della cripta troviamo l’opera The Quintet of the Silent dove cinque uomini, in piedi l’uno accanto all’altro, osservano la realtà con sguardo indifferente. Lentamente, un’onda emotiva li investe in un crescendo che li porta fino all’estremo per poi rilasciarli in una condizione esausta. L’intensità delle espressioni e l’uso sapiente delle luci donano la possibilità di comprendere il perché dell’appellativo di “Caravaggio hi-tech” che accompagna la figura del maestro Bill Viola.

In chiusura del percorso è possibile ammirare l’ultima installazione della mostra, la celebre The Return.

Lo stesso Viola così la descrive: «Da uno spazio scuro e granuloso, una donna si avvicina lentamente a un limite invisibile. Il suo passaggio attraverso la soglia tra la vita e la morte è violento, e si muove con riluttanza verso la luce trasformandosi in un essere vivente». Arrivato alla vita, l’essere umano è in balia di sentimenti contrastanti in bilico tra l’incanto e il dolore attraverso un conflitto magnificamente interpretato da Weba Garretson, storica interprete delle opere di Viola. In quest’ultima installazione il suono riveste una particolare rilevanza creando l’atmosfera ovattata di un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, frantumata dal passaggio che conduce dalla vita alla non vita e viceversa.

Nel descrivere le opere di Bill Viola si avverte sempre la limitatezza della parola, incapace di racchiudere completamente la bellezza di quell’universo ipnotico, suggestivo e simbolico: l’estasi non si può spiegare.

[Simona Di Domenico per ecoinformazioni]

Per altre informazioni: http://www.criptasansepolcromilano.it/billviola

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