La prossima Como/ Le istituzioni fanno acqua

Nel disastro Como acqua la sinistra vede colpevoli ritardi che hanno determinato decisioni affrettate e non orientate al bene comune.

«Sono passati più di 6 anni dalla straordinaria vittoria referendaria del movimento per l’acqua, un’esperienza di partecipazione dal basso senza precedenti, alla quale anche noi, attiviste e attivisti di La Prossima Como, abbiamo dato un rilevante contributo.
Con il voto le cittadine e i cittadini di questa città hanno detto inequivocabilmente che l’acqua, in quanto diritto universale riconosciuto dall’Assemblea Generale dell’Onu, è un bene da sottrarre al mercato e da restituire alla gestione partecipativa delle comunità territoriali. Con il voto hanno imposto alle istituzioni di conferire la gestione dell’acqua ad una società totalmente pubblica, una società di esclusiva proprietà dei Comuni

Il processo, partito con una delibera dell’Assemblea consortile nell’ottobre del 2011, che individuava come modello gestionale l’affidamento del servizio idrico a una società pubblica, proseguito con l’affidamento, nel 2014, alla società unica provinciale, Como Acqua, nella quale il Comune di Como detiene il 15,4%, è andato avanti con estrema lentezza (come più volte denunciato dal Comitato comasco per l’acqua pubblica).

Noi, La prossima Como, riteniamo che la lentezza che ha portato a decidere ora in maniera affrettata, sia dovuta anche alla scarsa attenzione e allo scarso protagonismo del Comune di Como, il Comune capoluogo di Provincia, nell’Ente di Governo d’Ambito.

Non ci accodiamo al coro di chi vede in Como acqua la migliore risposta alla volontà popolare espressa nel 2011, perché vediamo i limiti del percorso con cui Como acqua ha proceduto nell’impostare un progetto di così importante respiro e incidenza sulla vita dei cittadini – dall’aver trascurato le interferenze tra pubblico e privato delle varie società da incorporate, al non aver condiviso un modo chiaro la valutazione del peso economico delle singole società, al non aver colto che in una Provincia così disomogenea per morfologia, caratteristiche economiche, densità abitative, strutture esistenti di gestione, al non aver considerato la peculiarità di un territorio che ben prima di altre Province e Regioni italiane si è mosso fin dagli anni ’70 per la depurazione, alla mancanza di un piano sull’occupazione (la Cgil denuncia l’incertezza per i 153 lavoratori delle 12 società che oggi si occupano del servizio idrico).
Riteniamo che queste situazioni e l’esito discutibile di perizie di stima non condivise, di cespiti non valutati abbiano contribuito alla decisione della Giunta del Comune di Como, sottoposta al voto del Consiglio alle 2 del 15 novembre a poche ore dall’Assemblea dei Soci di Como acqua, di chiedere un’ulteriore proroga.
Ma pur denunciando le inadeguatezze del processo fin qui percorso riteniamo che vada cercata una soluzione per evitare che la gestione dei servizi venga messa a bando, in dispregio del voto referendario e dei due voti per l’affidamento in house del servizio idrico espressi dal Consiglio comunale di Como (sindaci Bruni, prima, Lucini poi)
Dietro il potenziale azzeramento della società pubblica Como Acqua, temiamo ci siano mire su patrimonio, risorse, e futuri investimenti.
Il problema è squisitamente politico e ci chiediamo perché non tutti i sindaci i cui consigli comunali per proseguire il percorso fin qui intrapreso da Como Acqua (votato 101 su 105) non si siano presentati all’Assemblea dei soci di Como Acqua, facendo mancare per pochi voti la maggioranza necessaria di 2/3.

A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina. Non ci sarà un Consigliere regionale dietro le quinte?» [Celeste Grossi, La prossima Como]

1 thought on “La prossima Como/ Le istituzioni fanno acqua

  1. Visto il risultato del referendum, a mio avviso, si è perso troppo tempo da parte dei governi che dovevano procedere subito anche ad una vera e propria “nazionalizzazione” dell’acqua come successe nel 1962, per l’energia elettrica . Furono allora rifatti tutti gli impianti in tutta Italia, con grandi benefici tecnici ed economici per i cittadini e per l’intero Paese. Per tagliare di netto tutte le diatribe , come quelle comasche e non solo, bisogna conferire ad un unico ente pubblico tutti gli impianti del ciclo completo dell’acqua di tutti i comuni e rifarli completamente, depurazione compresa. Pensiamo alle enormi risorse che si muoveranno a partire dalle migliaia di occupati, dal lavoro indotto per le imprese di ogni genere ed ai benefici di qualità per la salute dei cittadini, per l’ambiente e per l’economia eliminando le vergognose e costose perdite delle varie reti idriche.
    Sarebbe questa una vera cosa di SINISTRA!!!!!

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