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Classici dentro e fuori: impressioni di lettura tra liberi e reclusi/ Il visconte dimezzato

Il 12 gennaio, alla Feltrinelli di Como, il primo incontro del ciclo “Classici dentro e fuori: impressioni di lettura tra liberi e reclusi” è stato dedicato alle opinioni e alle riflessioni elaborate dai detenuti della Casa circondariale di Como sui classici della letteratura. Una folta schiera di interessati ha ascoltato e commentato le analisi dei reclusi che frequentano il laboratorio organizzato da Katia Trinca Colonel ed Eletta Revelli, volontarie dell’associazione Bottega volante.

È con i grandi classici della letteratura che Katia Trinca Colonel ed Eletta Revelli hanno iniziato ad edificare un ponte che potesse congiungere la voglia di confronto con il mondo esterno dei detenuti e la possibilità di riflettere sulla propria esistenza; un ponte che poggia su due enormi pilastri come lettura e scrittura, ritenuti unitamente alla filosofia strumenti alternativi alle modalità “istituzionali” di ricerca spirituale (psicologia e religione). Le attività del laboratorio sono orientate verso un fine ben specifico: dare la possibilità ai detenuti di assorbire i contenuti proposti dai grandi autori, rifletterci, rielaborarli, discuterne e infine esprimere le proprie opinioni con carta e penna. Un lavoro profondo e prezioso sia per la “vita” di tutti i giorni in carcere che, in ottica futura, per quella fuori dal carcere. I frequentatori del corso sono degli “sfigati”, come si sono ironicamente autodefiniti: persone consapevoli di aver scelto una strada sbagliata, principalmente legata alla droga, e di cui ne stanno pagando le conseguenze.

Il primo appuntamento ha visto come protagonista Il visconte dimezzato, celebre romanzo di Italo Calvino; tramite la storia del visconte Medardo di Terralba, scisso da una palla di cannone in due metà distinte, l’autore propone una riflessione sull’identità e sul tema del doppio, oltre che sull’incompletezza dell’uomo contemporaneo e dell’intellettuale del Dopoguerra, oscillante su un asse che secondo Calvino non è riassumibile nel semplice dualismo bene/ male.

Katia ed Eletta hanno prestato a turno le proprie voci per leggere gli elaborati dei detenuti, parecchio argute e per certi versi sorprendenti per qualità analitica espressa. Le riflessioni si sono basate principalmente sulla dicotomia bene/male e sui significati metaforici dei vari personaggi secondari. Affascinanti le digressioni sul tema della malvagità e della bontà, riconosciute come elementi imprenscindibili dell’animo umano: da questa premessa i reclusi sono generalmente giunti alla considerazione che, per quanto un individuo possa propendere verso una delle due parti, non potrà mai essere ricettacolo esclusivamente di pura bontà o pura malvagità.

Altrettanto intriganti si sono rivelate le considerazioni riguardanti i vari personaggi secondari del racconto, in particolare il dottore Trelawney e la balia Sebastiana: il primo, con le sue fissazioni per lo studio dei fuochi fatui, è stato interpretato come una metafora dello sviluppo tecnologico moderno che ha spesso perso di vista il benessere delle persone; la seconda, invece, è stata riconosciuta come una figura materna severa ma allo stesso tempo affettuosa, anche se incapace di riconoscere quale metà del visconte sia quella cattiva e quale quella buona.

Grazie alla capacità di elaborazione e alla profondità dei pensieri dei detenuti, l’incontro si è rivelato un prezioso contributo allo sradicamento di molti preconcetti che albergano in chi vive distante dal mondo penitenziario, un “micromondo” dove il tempo scorre diversamente e che viene per lo più ignorato o guardato da lontano da chi, come noi, vive “libero”. Dall’esperienza di Katia ed Eletta è emerso quanto nella vita di un recluso il leggere e lo scrivere possano diventare tasselli fondamentali nel percorso intrapreso, per non parlare della possibilità di confrontarsi con qualcuno a proposito di un libro, di dibattere su una trama o esprimere le proprie opinioni su un autore e le sue creazioni. Il simpatico aneddoto riguardante la disperazione di uno dei detenuti che per una settimana non ha potuto né leggere né scrivere per un malanno ben racconta l’importanza che hanno assunto queste attività nelle vite dei frequentatori del corso.

Se tutto ciò può rivelarsi illuminante e di certo utile al pubblico, lo è altrettanto (se non di più) per i detenuti, affamati di contatti con persone esterne al carcere e che tramite questi incontri potranno esprimersi e ricevere risposta attraverso Katia ed Eletta. Il ciclo di incontri assume così un grande valore culturale e sociale, riuscendo a instaurare un dialogo a distanza unico nel suo genere nel Comasco.

In attesa del prossimo incontro (che si terrà il 9 febbraio presso la Feltrinelli di Como sul Candido di Voltaire) riportiamo l’augurio di Eletta Revelli di poter accogliere il doppio del già numeroso pubblico del primo appuntamento e vi segnaliamo che sul canale di ecoinformazioni saranno presto disponibili i video dell’iniziativa realizzati da Vanessa Magni, Giulia Olivieri e Gabriela Yescas.

[Vincenzo Colelli, ecoinformazioni] [Foto di Vanessa Magni, Giulia Olivieri e Gabriela Yescas, ecoinformazioni]

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