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Decreto Salvini: un “regalo” alle mafie?

Quale sarà il destino dei 14875 immobili e delle 952 aziende sequestrati e confiscati a mafie e corrotti sul territorio nazionale (1) che dovrebbero essere restituiti alla comunità? Il riutilizzo con finalità pubbliche e sociali previsto dalla legge 109/96 che coronava il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan i loro patrimoni, rischia di essere impedito o quantomeno limitato dal “decreto sicurezza” recentemente approvato al Senato, con il quale si liberalizza la vendita ai privati dei beni confiscati ai boss mediante aste pubbliche.

L’introduzione di questa nuova opzione rischia letteralmente di far saltare il lungo e a volte delicato iter amministrativo che consente di assegnare ad oltre 800 realtà dell’associazionismo, del volontariato e della cooperazione sociale gli immobili che i tribunali hanno affidato alle amministrazioni pubbliche, queste ultime spesso in ritardo nell’avviare le procedure a causa di difficoltà territoriali o inerzia amministrativa.

Poiché lentezza e indolenza degli enti locali sono purtroppo all’ordine del giorno, il nuovo decreto sembra destinato a scardinare la possibilità di vendita ad alcune categorie di soggetti prevista solo come extrema ratio, trasformandola in una scorciatoia per dribblare le problematiche che spesso emergono nell’assegnazione dei beni.

Ma vediamo nello specifico quali sono i punti salienti del Decreto Legge 4 ottobre 2018, n. 113, intitolato “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del ministero dell’Interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’ANBSC (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata)”, che rischiano di stravolgere la legge in vigore.

Nel Titolo III Capo II, ad esempio, un piccolo ma significativo nucleo di norme riguardanti l’ANBSC. L’art. 36 è dedicato alla “Razionalizzazione delle procedure di gestione e destinazione dei beni confiscati” e contiene, oltre a interventi sul regime di nomina dei coadiutori (commi 1 e 2), importanti e articolate modifiche all’art. 48 del codice antimafia, tra cui:

– il nuovo regime di vendita degli immobili – che amplia la platea dei potenziali acquirenti, stabilisce che sia l’acquirente a sanare gli abusi e prevede la riassegnazione all’Agenzia del 20% del ricavato (comma 3, lett. d ed f);
– norme in tema di autofinanziamento (comma 3, lett.a, n.1, e lett. b);
– discipline esplicite per la destinazione di immobili confiscati per incrementare l’offerta di edilizia residenziale pubblica(comma 3 lett. c) e per la destinazione di beni mobili (comma 3, lett. g);
– una più completa disciplina per la destinazione dei beni immobili confiscati in quota indivisa (comma 3, lett. e);
– il nuovo regime che disciplina il passaggio all’Agenzia del Demanio della gestione dei beni immobili indestinati rimasti invenduti.

L’art. 37 stabilisce, tra l’altro, che l’Agenzia “ha la sede principale in Roma e fino a 4 sedi secondarie” (comma 1) e prevede:
– che 70 delle unità previste per il ripianamento del precedente incremento organico siano assunte con concorso pubblico;
– la misura dell’indennità di amministrazione dell’ANBSC;
– che l’Agenzia possa avvalersi del contingente di personale in comando attualmente previsto senza più il termine fissato nell’adeguamento della dotazione organica.

L’art. 38 contiene una deroga a tempo alle norme che hanno previsto tagli lineari e tetti di spesa la cui applicazione ha pesantemente penalizzato l’Agenzia sin dalla sua istituzione, nonché la disciplina per quantificare, al termine del periodo di deroga, i livelli di spesa adeguati.

Fin qui le innovazioni previste dal decreto, che preoccupano anche per il depotenziamento economico dell’Agenzia che gioca un importante ruolo di “regia” nell’intera operazione di riassegnazione dei beni. Ma la preoccupazione più forte riguarda comunque l’eventualità – tutt’altro che remota se non saranno introdotti dei correttivi adeguati – che i beni messi all’asta siano venduti a prezzi svalutati e che l’acquisto possa essere effettuato da emissari dei boss apparentemente innocui che, fungendo da prestanome, rendano così possibile la riappropriazione da parte delle mafie.

Tra l’altro il nuovo disposto prevede che la maggior parte del ricavato delle vendite sia destinata ai ministeri dell’Interno e della Giustizia e solo nella misura del 20 per cento per le funzioni dell’ANBSC. Una prospettiva che di fatto snatura l’obiettivo della legge, secondo cui i beni sottratti alla comunità devono esserle restituiti secondo uno spirito risarcitorio. E il riflesso virtuoso della legge di distruggere “il capitale sociale” delle mafie e di sottrarre ai boss lo strumento del consenso viene fortemente attutito.

A rischio è anche il destino dei 42 immobili e delle 3 aziende (2) che in provincia di Como sono già state destinate agli enti che ne dovrebbero gestire la restituzione al territorio locale. In particolare si tratta di 12 appartamenti in condominio, 3 ville, 3 terreni agricoli e 2 edificabili, oltre a 2 imprese di costruzioni e una società di servizi. Tutti beni che nella migliore delle ipotesi, se non saranno assegnati a breve, rischieranno di essere venduti a prezzi stracciati o, peggio ancora, di ritornare nelle grinfie dei boss.

Del così detto “Decreto Salvini” si parlerà anche mercoledi 21 novembre, all’oratorio di Rebbio, in un’assemblea pubblica organizzata dalla rete Como senza frontiere insieme con Amnesty International e Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti, dal titolo “Come peggiorano le vite di tutte e tutti, donne e uomini, migranti e residenti”.

Scopo dell’appuntamento, quello di approfondire tutti gli aspetti del decreto: sia quelli che coinvolgono i diritti delle persone migranti, sia quelli che – più in generale – peggiorano la vita di tutti. Parteciperanno Alba Bonetti (Amnesty International), Daniela Padoan (scrittrice), Antonio Lamarucciola (avvocato, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti) e Guido Viale (sociologo). L’appuntamento è alle 20,30. [Dal blog Libera Como]

(1) e (2): fonte ANBSC, dati aggiornati al 19/11/2018

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Questa voce è stata pubblicata il 19 Nov 2018 da in antimafia con tag .

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