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Canapa in festa

Al lungo capitolo di criminalizzazione dell’«oro verde» si aggiunge una  nuova pagina. Una sentenza della Corte di cassazione del 30 maggio scorso semina dubbi e ambiguità sul commercio della cosiddetta cannabis light, che ai  suoi albori fu vista come un modo per sferrare un attacco allo spaccio di stupefacenti e più recentemente, grazie al successo della sua commercializzazione, anche come un rigeneratore dell’asfittica economia agricola.

Ma ora l’incertezza di un verdetto ancora in attesa di motivazioni rischia di portare scompiglio in una filiera, quella dei derivati della cannabis light, che tanto aveva faticato a decollare, con gravi conseguenze di tipo economico e occupazionale nel caso di una sua applicazione in senso restrittivo.
Se ne è parlato alla terza edizione della Fiera della canapa, svoltasi domenica 2 giugno a Villa Guaita di Ponte Lambro e organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi col patrocinio dei Comuni di Ponte Lambro e Erba, della Provincia di Como e di Ersaf Lombardia. All’ombra del lussureggiante parco, i banchetti di una decina di produttori provenienti da svariate zone italiane tra cui anche dal Triangolo lariano e Val d’Intelvi, a dimostrare la grande varietà di prodotti che è possibile ricavare dalla cannabis sativa in svariati settori merceologici: dalla bioedilizia all’estetica, dalla medicina all’alimentare con produzioni di cracker, birra, olio per cucinare, tisane e altro.
«Tra gli operatori, la canapa è infatti considerata un po’ come il maiale per gli allevatori, nel senso che si riesce a utilizzare ogni sua parte senza necessità di buttare via nulla», afferma Moreno Casotto, responsabile della Fiera, mentre i visitatori di una pigra mattinata domenicale iniziano ad affollarsi attorno ai banchetti.
Anche per questi motivi, a pochi anni dalla sua commercializzazione in Italia, iniziata nel 2016, la canapa ha segnato un autentico boom in Lombardia, con oltre 160 ettari coltivati e un aumento del 600 per cento di terreni coltivati tra 2014 e 2018. E se nel 2014 gli ettari coltivati erano 23, oggi le coltivazioni si trovano praticamente in tutte le province lombarde per un totale di circa 166 ettari nel 2018. Intanto, in una sala a pianterreno della villa è iniziata la conferenza-dibattito dal titolo Canapa, una risorsa per l’agricoltura e l’ambiente al quale partecipano come relatori due coltivatori storici come Lorenzo Bottani di Mantova e Michele Maglia di Alta Valle Intelvi, che illustrano la storia della fibra tessile a iniziare dalle sue lontane origini.

Difatti non tutti sanno che, a dispetto degli ostracismi odierni, l’Italia non solo ha giocato un ruolo importante nel ramo industriale del prodotto ma nei primi decenni del secolo scorso fu il secondo produttore mondiale dopo la Russia. E che addirittura in Svizzera italiana la consuetudine a coltivare la canapa è stata tale da trasformarne il nome in un cognome abbastanza diffuso nel territorio. 

«Ostracismi senza senso – spiega Lorenzo Bottani – accompagnati da vuoti legislativi, assurde crociate politiche fondate su malintesi sparsi ad arte e persino un disinteresse sostanziale da parte dei sindacati agricoli che non ci tutelano perché non hanno sufficiente interesse per le microcolture come le nostre. E invece sarebbe necessaria una regia, perché è difficile consorziarsi, mentre i competitor esterni sono numerosi». Ma a danneggiare la filiera sembrano essere soprattutto i vuoti legislativi e l’ambiguità del recente verdetto della Cassazione, che scoraggia la commercializzazione delle 52 varietà di canapa, anche se le norme in vigore non la vietano, ma a condizione che il tenore di tetraidrocannabinolo (Thc) non superi lo 0,2%.

E infatti, nonostante alcuni negozi (tra i quali uno anche a Como) abbiano chiuso o messo in stand-by la vendita dei prodotti alimentari, c’è chi invita a non mollare e anzi rilancia: «Ho iniziato nel 1996, incentivato da un tecnico industriale quando si poteva coltivare solo canapa da infiorescenza- osserva Michele Maglia – e da allora, a parte alcune interruzioni, ho sempre continuato in una zona dove oggi l’agricoltura è ormai scomparsa. Ho 20 dipendenti raccoglitori e sto aprendo un negozio con ristorante a Milano, con l’ambizione di fare scuola a livello internazionale».
Qualcuno dal pubblico fa emergere il “non detto” che fino a questo momento i produttori, forse intimiditi dalla situazione, faticano a esprimere. E cioè che se si procedesse anche alla legalizzazione completa della pianta, comprese la varietà a contenuto psicotropo, si assesterebbe un colpo mortale al commercio illegale con l’effetto di un miglioramento qualitativo del prodotto in circolazione. Prodotto che – come hanno ricordato nel pomeriggio il medico svizzero Werner Nussbaumer e alcune persone dell’Associazione pazienti cannabis medica, ha un effetto terapeutico notevole e può essere di grande aiuto in numerose, gravi malattie. Ma nello scenario attuale, ancora sospeso tra l’ipocrisia del sistema giuridico e il clima politico negazionista e intimidatorio, osservazioni ragionevoli di questo genere sembrano purtroppo fantascienza. [Fabio Germinario, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 4 Giugno 2019 da in Senza Categoria con tag , .

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