Nkm0/ Europe for future, l’Europa per l’ambiente/ Braga, Grossi e Vaccaro alla Casa dei popoli

Sabato 15 settembre ore 18 all’Isola che c’è: Chiara Braga, parlamentare del Pd, e Stefano Vaccaro, fisico ambientale ed esponente di Mdp Ariticolo 1, dialogano sul tema Europe for future, l’Europa per l’ambiente. Coordina il dibattito Celeste Grossi, del Consiglio nazionale Arci. Presto on line sul canale di ecoinformazioni video di tutti gli interventi.

Quest’ultimo appuntamento della giornata si inserisce alla perfezione nel pomeriggio all’insegna della tematica ambientale che ha animato la Casa dei Popoli dell’Arci a L’isola che c’è 2019. Celeste Grossi introduce la conversazione leggendo un interessante passo di Alex Langer, scritto ormai 25 anni fa, dove vengono evidenziati gli obiettivi principali che devono caratterizzare l’attività politica di questi decenni: “Affrontare insieme a tutti gli altri europei le sfide più urgenti: l’accoglienza, la salvaguardia della natura, fare dell’Europa la casa comune della libertà e della giustizia”. Salvaguardia della natura ed equità sociale sono evidentemente concetti che avanzano di pari passo, Alex Langer, con sguardo lungo per i tempi, già l’aveva capito. I pericoli che minacciavano la Terra esistevano da tempo vent’anni fa, ma certamente la consapevolezza con la quale li osservavamo (e li causavamo) era perlopiù diversa. Spesso si parlava di sopravvivenza del pianeta, oggi invece ci rendiamo conto che la Terra è perfettamente capace di sopravviverci. Siamo noi a essere destinati all’estinzione.  Questo, ovviamente, a meno che non decidiamo di reinventarci. Possiamo farlo partendo dalla nostra Europa: una sfida ardua, certo, ma quando parliamo di futuro non possiamo limitarci a pensare al nostro piccolo. Celeste Grossi fa riferimento agli incendi che hanno devastato la foresta Amazzonica – e non solo –  durante l’intera estate: “Quando è la calotta polare stessa a bruciare, dovremmo renderci conto che la situazione è diventata insostenibile. Questo non deve abbatterci, ma spingerci ad agire e a modificare la realtà”. Eppure non può esserci una trasformazione dell’economia e della società se non partiamo da noi stessi. E questo Alex Langer lo sapeva molto bene.

Chiara Braga evidenzia fortemente come la nota positiva di questo mese sia che abbiamo avuto modo di renderci conto che i problemi legati al cambiamento climatico sono entrati oggi a pieno titolo nel dibattito e nella riflessione politica, a livello sovranazionale. Difatti, se in questi anni abbiamo avuto modo di assistere a scelte politiche che sono andate innegabilmente nella direzione dello sviluppo sostenibile, a livello gloale (ne è un chiaro esempio l’Agenda 2030) questi stessi temi oggi si fanno protagonisti delle più importanti scelte politiche a livello europeo.

L’Agenda 2030, adottata dall’Assemblea generale dell’ONU nel settembre 2015, è introdotta da un’espressione interessante, cui Chiara Braga non ha mancato di fare riferimento, per suscitare una riflessione più ampia nel pubblico in ascolto: “Quest’agenda è un programma d’azione per le persone e per il pianeta. Riconosciamo che sradicare la povertà è la più grande sfida globale e un prerequisito essenziale per uno sviluppo sostenibile. Siamo decisi a liberare la razza umana dalla tirannia della povertà”.

Come si può evincere da queste frasi, la lotta al cambiamento climatico non è un compartimento stagno rispetto alle altre grandi sfide globali che siamo chiamati a fronteggiare. Ancora oggi, il rischio è quello di intendere l’Agenda 2030 solo rispetto al tema della sostenibilità ambientale, soprattutto alla luce degli ultimi eventi, che senz’altro hanno smosso coscienze. E tuttavia, ora che il problema è chiaro davanti agli occhi di tutti, c’è bisogno ora di ricercare una maggiore consapevolezza delle cause e delle conseguenze fattuali che ruotano attorno a questo fenomeno. È bene allora fare attenzione alle parole scritte in questo preambolo: la lotta è contro alla povertà, in tutti i suoi effetti e in tutte le sue cause, tra le quali, senza alcun dubbio possibile, anche il disastro climatico. Questo approccio, a livello globale, non può essere dimenticato, ora più che mai. Gli obiettivi dell’agenda 2030 sono 17 e non riguardano solamente il clima: l’insieme più grande che abbraccia tutte le tematiche è senza dubbio la qualità della convivenza, insomma della vita di tutti noi.

Anche Stefano Vaccaro torna sulla questione Europa e Green New Deal, definendola costituzionale alle politiche messe in atto a livello europeo. Questo perchè l’Europa stessa nasce come organismo con l’obiettivo di mettere in comune delle risorse, affinché su queste non ci siano più conflitti. L’Europa è, o meglio, dovrebbe essere un attore chiave in tutte quelle questioni in cui la dimensione statuale si è rilevata non più sufficiente. Difatti negli ultimi venti e trent’anni le tematiche ambientali o legate allo sviluppo e alla sostenibilità sono diventate tematiche di carattere europeo. Non statuale.

C’è bisogno di questa dimensione sovra-statuale per ragioni banalmente pratiche: basti pensare come l’inquinamento si sposta, ignorando confini e frontiere. Per questo è importante che il primo punto del programma della nuova Commissione Europea siano le tematiche ambientali. È interessante il fatto che questo Deal contenga la parola “giusto”: la sostenibilità non deve cioè essere un lusso per pochi, ma uno stile alla portata di tutti.

I cittadini oggi devono assolutamente arrivare alla consapevolezza che c’è una funzionalità intrinseca all’Europa e che è proprio questa: guidare percorsi di riforme e di rafforzamento democratico che si rivelano di natura sovra-statuale. Molto spesso le dinamiche tra stati su questi temi diventano prevalenti: in questo senso riuscire a trovare un’occasione di coesione per andare avanti e provare a riformare le istituzioni è una sfida che dobbiamo pienamente accogliere, partendo dai contenuti e non dagli astratti meccanismi

Un interessante spunto può essere inoltre offerto dalla riflessione sul nesso tra armamenti nucleari e mutamenti climatici. I primi sono l’esemplificazione di una geo-politica in cui le grosse potenze, che possono permettersi legalmente ed economicamente di possedere armi nucleari, si spartiscono il mondo. Questa dimensione porta a uno scontro tra potenze, in contraddizione però con una mentalità per cui lo sviluppo vuole farsi protagonista, al di là della priorità del dominio.

Sostenibilità allora vuol dire anche imparare a gestire la responsabilità che il passato ci ha lasciato, senza che queste finiscano per pesare sulle spalle talvolta troppo fragili del futuro.

Un esempio per rendere più chiaro questo concetto: il nostro paese oggi non ha un deposito nazionale delle scorie nucleari e questa si rivela essere una questione sottotraccia che dobbiamo affrontare il prima possibile. Alcuni temi del passato infatti, secondo Chiara Braga, hanno lasciato eredità pesantissime da gestire, non da ultimo il consumo di suolo. L’urgenza di costruire il futuro ci spinge a fare ammenda a questi stessi errori, ripartendo dalla conoscenza di essi e dalle competenze di chi li affronta. Con questa nuova ventata d’aria fresca che l’Europa ci sta facendo annusare, speriamo di poter avere un dialogo più proficuo su questi temi, grazie anche all’intervento di nuovi interlocutori. Un altro tema importante, che Chiara Braga tiene a fare presente, è quello della transizione equa: affrontarlo vuol dire avere in mente che il costo di questa non può ricadere sulle fasce sociali e sulle realtà territoriali più esposte. Ogni transizione ha conseguenze e nessuna scelta è neutra: il tema della transizione ecologica ha un costo non solo economico, va a toccare veri e propri stili di vita, che coinvolgono ciascuno di noi.

Langer, che è stato citato all’inizio, ci invitava ad affrontare queste sfide con uno sguardo accogliente: la transizione ecologica deve essere guardata nella consapevolezza che essa, al di là dell’immediato, è conveniente per qualunque cittadino. E se oggi l’alternativa al sovranismo è far valere l’interesse collettivo a fronte di quello individuale, quello che dobbiamo chiederci è: cosa c’è di più collettivo che il desiderio di consegnare al futuro un posto migliore dove vivere?

Oggi siamo all’inizio di qualcosa, senza dubbio. Può essere una fase nuova e positiva per la lotta al cambiamento climatico? Non sappiamo se è una premessa per un futuro luminoso, ma possiamo impegnarci perché lo sia. Di certo, la svolta governativa che ci ha sorpresi alla fine di questa lunga e torrida estate fa beni sperare: tra le carte in tavola finalmente può avere un posto anche la lotta al cambiamento climatico. Sperare, insomma è lecito, ma sempre forti della consapevolezza che la differenza più importante, per ora, la si fa nella vita di tutti i giorni e nel silenzio consapevole della quotidianità. Ne ha dato un esempio limpido e concreto Stefano Vaccaro, parlando della sua esperienza di car pooling per muoversi dal suo domicilio al luogo di lavoro. Sono passi minimi, ma non troppo se consideriamo l’impatto che avranno sul nostro presente, ma ancor più, sul nostro futuro. Nel dibattito che è seguito agli interventi è stato messa in discussione la possibilità di realizzare uno sviluppo che possa davvero essere equo e sono state richieste alla relatrice del Pd informazioni circa vicende lariane e genovesi relative a grandi opere stradali. Nelle risposte mentre Vaccaro e Braga si sono detti comunque convinti che un sviluppo sostenibile è possibile, Grossi ha evidenziato che forse il termine “sviluppo” non si confà al tempo attuale se si voglio affrontare davvero crisi climatica e ingiustizia globale. [Martina Toppi, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: