Covid-19/ Chiarezza ed univocità nel mondo del lavoro

Una linea trasparente ed uguale per tutti sarebbe auspicabile per affrontare la situazione di crisi che in questi giorni si va delineando: questa è la richiesta, inoltrata dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, al prefetto di Como Ignazio Coccia. In un momento di difficoltà come quello attuale, è indispensabile adottare un atteggiamento condiviso uniformemente, a livello sanitario come in quello lavorativo. E’ necessario scoraggiare situazioni di arbitrarietà non conformi a criteri medici e legislativi, presentando una proposta attuativa unita e collaborativa.

«Le scriventi OO.SS. a seguito dell’incontro effettuato in data 4 marzo 2020 e delle richieste emerse nel confronto, come d’accordo sono a renderLa edotta di alcune problematiche che gravano sui lavoratori a seguito dell’emergenza da Covid-19 e delle dirette conseguenze sull’economia reale del nostro territorio.
Attualmente esistono differenti forme di sostegno al reddito volte a garantire il lavoratore dalla perdita o decurtazione della retribuzione correlate a sospensioni o riduzioni di orario di lavoro determinate da eventi che incidono sull’attività produttiva dell’azienda in cui è inserito lo stesso.
Il Governo è intervenuto con il Decreto Legge del 2 marzo 2020, n.9 “Misure urgenti di sostegno per le famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” ad individuare degli interventi di sostegno al reddito per i lavoratori interessati dall’emergenza COVID-19, i quali però, a nostro avviso sono insufficienti a dare una risposta ai reali bisogni del nostro territorio. Le tutele previste dall’art 13, 14, 15 e 16 del dispositivo summenzionato si applicano solo ai lavoratori dei Comuni qualificati e/o residenti nella zona “rossa”, mentre per i lavoratori delle aziende degli altri territori della Regione Lombardia è prevista la cassa integrazione in deroga e con un limite di tempo massimo di un mese (art. 17). Chiediamo al Governo di rendere disponibili su tutto il territorio lombardo uguali tutele per le lavoratrici e i lavoratori, indipendentemente da settore, dimensione d’impresa, tipologia contrattuale di appartenenza.
Rappresenta senz’altro una criticità del nostro territorio la grave crisi del settore turistico. Le informazioni che abbiamo contano un alto numero di disdette nel breve periodo e, attualmente, una mancanza di prenotazioni per il periodo estivo, che rappresenta il fulcro dell’intera stagione. A pagarne le conseguenze, oltre a tutto il sistema economico, saranno i lavoratori del settore.
Il rischio è una pesante ripercussione a livello occupazionale sia in termini di addetti, che in termini di reddito. Inoltre, il sistema di calcolo del periodo di disoccupazione, che prevede il diritto alla Naspi per una durata pari alla metà di quanto si è lavorato, comporta una ulteriore grave penalizzazione. Ci saranno persone che rimarranno scoperte da reddito e contributi a causa del posticipo dell’assunzione, e che verranno ulteriormente penalizzate l’anno prossimo quando la maturazione della Naspi non sarà sufficiente a garantire la copertura di tutto il periodo, tra la fine della stagione 2020 e l’inizio della successiva. Chiediamo per questi lavoratori misure specifiche
che intervengano sul calcolo della Naspi.


Si manifestano sul nostro territorio iniziative unilaterali da parte di alcune aziende di rilevazione della temperatura corporea dei lavoratori prima di entrare in servizio, senza che quest’ultimi abbiano rilasciato il consenso a fare ciò. A nostro avviso, non esiste un provvedimento di emergenza adottato dal Governo che legittimi i datori di lavoro a svolgere controlli di tale natura e men che meno ci sono indicazioni da parte delle autorità competenti in ambito sanitario-scientifico che abbiamo dato indicazioni a tale procedura per la prevenzione dal contagio da coronavirus. Inoltre, ci risulta che a seguito di un aumento della rilevazione della temperatura corporea si obblighi i lavoratori a stare a casa, anche questa valutazione è formulata senza il coinvolgimento del medico competente e conseguentemente in assenza di valutazione di professionista idoneo all’accertamento medico-clinico. L’obbligo da parte del datore di lavoro dall’assenza dal servizio del lavoratore e in carenza di certificazione medica pone la problematica della giustificazione della stessa. Sarebbe opportuno che sulle problematiche succitate ci sia un atto di indirizzo e di interpretazione da parte dell’ATS e ITL sui temi di rispettiva competenza da trasmettere alle Aziende ed Associazioni Datoriali.
Con la presente le chiediamo di monitorare la situazione e di farsi carico delle nostre istanze, affinché si possa in tempi celeri avere chiarezza e univocità nei comportamenti in essere. In attesa di un riscontro, con l’occasione le porgiamo i nostri più sentiti cordiali saluti».

[Giacomo Licata, Segretario Generale CGIL; Francesco Diomaiuta, Segretario Generale CISL dei Laghi; Salvatore Monteduro, Segretario Generale UIL]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: