Covid-19/ Virus e burocrazia a braccetto in Lombardia

La situazione di pandemia globale ha portato ad una battuta d’arresto il mondo del lavoro, chiamando numerosi stati a misure di sostegno straordinarie, la cui applicazione tempestiva è cruciale per garantire l’efficacia delle stesse. Se questo appare – forse semplicisticamente – lineare sulla carta, nella realtà lombarda (così come, più in generale, in quella italiana) risulta ai limiti della fantascienza: come traspare dalle parole del consigliere regionale del Partito Democratico Angelo Orsenigo, guardando ad esempio all’intero processo di ottenimento della cassa integrazione in deroga per le aziende, l’iter burocratico risulta impossibile da affrontare in una situazione d’emergenza come quella attuale. Un paradosso inaccettabile che porta a dover scegliere tra tutela della salute (delle persone incaricate di svolgere ciascuno dei singoli passaggi dell’iter, molti dei quali impossibili da completare in smart working, e dei richiedenti) e salvezza economica, evitabile se si lavorasse concretamente per snellire una burocrazioa pachidermica.

«Troppa burocrazia e troppi ostacoli per far ottenere la cassa in deroga alle aziende in Lombardia. 
A dichiararlo è il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo, dopo aver lanciato un primo allarme a riguardo all’inizio di aprile: “Abbiamo bisogno di snellire la burocrazia regionale, a partire dalle procedure per attivare la Cassa Integrazione in deroga”.
“La modalità per presentare richiesta a Regione Lombardia, contrariamente a quanto accade sul portale dell’Inps, risulta particolarmente lunga e laboriosa: oltre ad essere incompatibile con lo stato emergenziale, costringerebbe, di fatto, gli studi professionali, sollecitati a favorire il lavoro da remoto dei propri collaboratori, al rientro degli stessi negli uffici per fare fronte all’enorme mole di adempimenti richiesti, nonché a richiedere sovente la presenza fisica dei clienti negli studi per raccogliere firme e deleghe. Il tutto, dunque, in evidente contrasto con le restrizioni in essere ai fini del contenimento di Covid-19”.
Il consigliere punta il dito contro le modalità imposte dalla Regione ai commercialisti e consulenti del lavoro per far accedere le aziende da loro assistite ai benefici stabiliti dal Cura Italia, come la Cassa in deroga appunto.

I problemi cominciano quando un consulente del lavoro cerca di registrarsi al portale, o di accedere dopo un lungo periodo di inattività: molti segnalano che il sistema online non invii la mail con le credenziali e che l’assistenza, sia telefonica che via web, non sia in grado di tenere il passo delle richieste.

Ma poi arriva la burocrazia, spropositata e ingiustificata. Per inserire le domande, infatti, occorre che il consulente inserisca i dati aziendali compilando e spesso correggendo il form presente online; caricare tre domande in formato p7m, tutte firmate digitalmente dal datore di lavoro o dal consulente; caricare l’atto di nomina del responsabile dei dati CIGD, che è un documento di 13 pagine non editabile online, ma va stampato, compilato dal consulente, fatto recapitare al datore di lavoro perché lo sottoscriva con firma e timbro e lo restituisca al consulente che lo deve scansionare, trasformare in formato Pdf non superiore ai 3 megabyte e caricarlo sul sito; caricare un file di Delega al consulente da parte del datore di lavoro, ovviamente firmato da questi (sul sito Inps basta che il consulente metta una spunta); caricare un file, questa volta in formato xls, che contenga per ogni lavoratore dell’azienda i seguenti dati: Cognome, Nome, Codice fiscale, Luogo nascita, Data nascita, Comune di residenza, Cap, Indirizzo di residenza, Recapito telefonico, Sesso, Titolo di studio, Comune domicilio, Indirizzo domicilio, Cap domicilio, Provincia domicilio, Email, Data assunzione, Tipologia, Contratto, Data inizio cig, Data fine cig, Ore tempo pieno settimanali, Ore tempo parziale settimanali.

E se ci fosse in tutto questo un errore o un dato mancante? La Regione ha anticipato che domande incomplete o inesatte verranno scartate.

“Se è questo il modo in cui Regione Lombardia pensa di poter aiutare le aziende in questo momento di emergenza siamo proprio messi bene. L’Inps ha procedure molto più semplici per l’erogazione del Fondo integrativo salari e per la Cassa integrazione ordinaria e i consulenti accedono al sistema senza né firme digitali né, tantomeno, deleghe sottoscritte dai datori di lavoro. Ma perché la Regione deve chiedere dati con modalità così complicate? E perché deve chiedere tante firme di moduli cartacei? In questo modo costringe i consulenti a tornare in ufficio, ad andare nelle aziende, a richiamare in sede il personale, violando le restrizioni richieste dall’emergenza” conclude Orsenigo». [Ufficio stampa Partito Democratico Como] 

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