In libreria/ La casa dei Gunner

Consigliati dalla Libreria di via Volta di Erba, presentiamo La casa dei Gunner, di Rebecca Kauffman [edizioni BigSur, 2020, 293 pagine, 17,50 euro].
Mikey, Alice, Jimmy, Lynn, Sam e Sally sono sei amici inseparabili fin dall’infanzia. A sedici anni, però, Sally decide di smettere di parlare con loro. Dieci anni dopo si suicida, aprendo nei cinque rimasti una serie di interrogativi che li portano a scavare un passato che si rivela ben più complesso di quello che credevano di aver vissuto.

Mikey è il personaggio attraverso cui il lettore partecipa alla storia: cieco dalla nascita da un occhio, è talmente timido ed introverso da riuscire a legare solo con i Gunner, così chiamati dalla scritta che campeggia sulla fiancata del baraccone in cui si ritrovano.
Viviamo quindi con e attraverso di lui i pomeriggi tra amici, veniamo a conoscenza dei loro interessi e partecipiamo dei loro litigi. Scopriamo anche che una di loro, Sally, è taciturna come se non più di lui, vive con una madre strana e un giorno, a sedici anni, smette di parlare con i suoi migliori (e unici) amici.
Nessuno capisce perché e nessuno riesce a farla tornare indietro benché lei viva ancora nella stessa cittadina dell’Erie, prenda il loro stesso pullmino e frequenti la loro stessa scuola.

Dieci anni dopo, Mikey si accorge di star diventando completamente non vedente. Tutti i suoi amici sono andati via, lontano; solo lui è ancora lì, anche se ha una casa sua, un lavoro stabile e un gatto di nome Venerdì.
Un giorno viene a sapere da un collega che Sally si è lanciata giù dal ponte Skyway, sul fiume Buffalo, e che è morta.
Anche gli altri Gunner lo vengono a sapere e a più di dieci anni di distanza il gruppo si ritrova, al funerale della sesta di loro. Questo incontro riporta alla luce le vecchie domande e la consapevolezza di non aver mai davvero compreso l’amica ora morta.
Stavolta, però, il dialogo tra adulti fa emergere pezzi sparsi di un puzzle biografico che ha Sally come centro, ma coinvolge le vite di tutti e sei i ragazzi e in particolare quella di Mikey, che si ritrova a dover incastrare i pezzi mettendo in discussione tutto ciò che pensa di sapere dei suoi amici e, soprattutto, di sé stesso.

Rebecca Kauffman è solo al secondo romanzo, ma dimostra una delicatezza che solo la migliore letteratura americana contemporanea possiede.
Il filtro infantile con cui viene narrata gran parte de La casa dei Gunner le permette di sfiorare con dura innocenza temi complessi come le difficoltà con sé stessi e con gli altri che comporta la crescita, ma anche l’abbandono genitoriale e l’alcolismo.
Le discussioni tra i protagonisti una volta rincontratisi al funerale, invece, affrontano con adulta consapevolezza questioni politiche come l’aborto e la discriminazione delle persone omosessuali, ma soprattutto raccontano il peso della verità e del’assunzione di responsabilità che questa può comportare.
Ma il libro non risulta né pietoso, né tantomeno pesante nell’attardarsi su dettagli morbosi; la bravura di Kauffman, che ricorda qui autori come Drury e Haruf, rende il romanzo profondo senza essere fastidioso.
La traduzione di Alice Casarini rende giustizia allo stile dell’autrice conservando, nonostante la quantità di spunti di riflessione che offre, la scorrevolezza del libro e permettendo al lettore di confrontarsi con gli argomenti affrontati senza che essi prevalgano sulla scrittura né sul romanzo in sé.
La casa dei Gunner è questo: un romanzo profondo e gradevolissimo al tempo stesso, in cui si può decidere se concentrarsi sullo sviluppo dei fatti o soffermarsi sulle decine di pensieri che inevitabilmente si scaturiscono nel lettore.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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