Un letto per chi ha la strada come casa

senza fissa dimora - Acli Venezia

La rete Vicini di Strada comprende circa 18 organizzazioni di volontariato che, dal 2011, si impegnano accanto alle persone in situazioni di fragilità, a cui aderiscono associazioni come Como Accoglie, Cooperativa sociale lavoro e solidarietà, don Guanella, Symplokè, gruppo Lègami, parrocchia di Rebbio, Piccola casa Ozanam, fondazione Somaschi, Croce rossa italiana, Caritas e casa vincenziana di Como, City Angels, Incroci e Lions club Como lariano. Oggi più che mai, in mezzo a tante difficoltà, limitazioni e rischi, causati dal virus covid-19, e non solo, visto che gli incentivi da parte di chi ha potere e responsabilità vengono sempre a mancare. Purtroppo le persone che hanno bisogno non diminuiscono se gli spazi e i supporti si riducono. Anche quest’anno, come ogni anno, esiste la povertà.

Grazie all’aiuto di molti, volontari e associazioni, il progetto “Emergenza freddo” offre, da 10 anni, un letto a chi vive in strada. e quest’anno può contare su due centri di accoglienza. Uno di questi si trova presso l’oratorio della parrocchia di san Rocco, in via Regina Teodolinda 61, gestito dalla Fondazione Caritas solidarietà e servizio. La struttura si sviluppa su due piani, i posti letto sono una ventina e ospita solo uomini. L’altro dormitorio è all’interno dell’edificio di via Borgovico 171, ex caserma dei Carabinieri, uno stabile di proprietà della provincia di Como, la cui gestione è affidata alla fondazione Somaschi.

In totale, i posti disponibili offrono riparo a una sessantina di persone (25 posti la prima, 35 la seconda) e sono attivi dal 29 novembre al. L’entrata è prevista dalle 20 alle 22, e l’uscita alle 7. L’accesso ai dormitori è aperto a tutti, italiani e stranieri, che devono recarsi e farne richiesta a Porta Aperta, presso la sede di viale Varese 25, aperta nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12. All’interno delle strutture, sono presenti i servizi e le docce, oltre a uno spazio destinato all’accoglienza degli ospiti, che una volta entrati, devono mostrare la tessera rilasciata da Porta Aperta in cui è indicato il nominativo della persona. Prima ancora di avere accesso al dormitorio, a ogni ospite (e anche ai volontari di turno la sera) viene misurata la temperatura, igienizzate le mani e fatta indossare la mascherina (offerta se non si possiede). Una volta registrati nell’elenco, possono scaldarsi con una bevanda calda (thè o caffè) preparata dai volontari presenti, da cui ricevono informazioni utili, anche di indirizzo verso le varie strutture del territorio. Il referente dell’associazione, Beppe Menafra, che si occupa di filtrare gli accessi alle due strutture spiega, spiega in un’intervista rilasciata al Sir le regole previste per chi accede ai dormitori: «Al momento dell’arrivo chiediamo agli ospiti di firmare un regolamento in cui si impegnano a rispettare gli orari e le regole di convivenza previste dalle strutture. Un modo di responsabilizzarli e renderli partecipi di un vivere comune». Uno dei due dormitori, quello di San Rocco, onora il ricordo di don Roberto Malgesini, il sacerdote assassinato il 15 settembre 2020, che da anni era un punto di riferimento irrinunciabile per gli ultimi.

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[Foto AgenSir]

Oltre ai volontari è sempre presente un custode nel dormitorio, assunto e pagato dalla Caritas per controllare e garantire un clima quieto e sereno tra gli ospiti, in caso di liti o incomprensioni. Coloro che prendono parte al progetto da tempo, e hanno dato il loro supporto negli inverni scorsi, ammettono che la qualità dei centri di accoglienza è decisamente migliorata, e non di poco, visto che solo nel 2019 i senza fissa dimora erano costretti a trovare riparo all’interno di tende, in cui lo spazio era limitato e freddo. [Mara Cacciatori, Arci-ecoinformazioni] [La foto di copertina è di Gin Angri]

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