Regolarizzazione/ Mandressi: 1800 pratiche in ritardo

Anche quando ci sono leggi che aprono spazi parziali ma comunque utili di riconoscimento di diritti essi non vengono riconosciuti perché gli uffici preposti al controllo delle pratiche no vengono messi in condizione per ben operare. Perché non vengono assunte altre persone per sviluppare il lavoro? Il tema riguarda drammaticamente Como, ma anche l’intero Paese.

«Una recentissima indagine dei promotori della campagna “Ero Straniero” ha verificato, utilizzando i dati del Ministero dell’interno, delle prefetture e delle questure , lo stato di avanzamento dell’esame delle domande di emersione e regolarizzazione presentate da giugno ad agosto 2020.
“Come si ricorderà – spiega Matteo Mandressi, componente di segreteria della Camera del Lavoro di Como –  il decreto “rilancio”, licenziato dal governo nel maggio 2020, prevedeva la possibilità di regolarizzare i rapporti di lavoro nell’impiego domestico e nell’agricoltura e zootecnia, oltre a prefigurare la concessione di un permesso di soggiorno temporaneo in specifici casi”. I dati che riguardano la provincia di Como, in linea con lo sconfortante scenario nazionale, sono gravi e preoccupanti. “Infatti -continua Mandressi –  a fronte di 1826 domande presentate per l’emersione del lavoro domestico e di 115 domande per lavoro subordinato, le convocazioni operate dalla Prefettura di Como sono state solo 130 nel primo caso e 6 nel secondo. In sintesi, a sei mesi dalla fine della finestra di regolarizzazione, solo il 7% delle domande presentate sono state oggetto di convocazione. Ciò rende di fatto inesigibile un diritto alla regolarizzazione statuito dalla normativa nazionale. Le conseguenze di tali ritardi sono gravissime e impattano pesantemente sulla vita di quasi duemila persone che, nella provincia di Como, vengono costrette all’incertezza ed alla precarietà. Dal territorio deve partire una immediata richiesta di integrazione degli organici pubblici, che permetta di processare nel più breve tempo possibile le numerosissime richieste ancora inevase”. [Matteo Mandressi, Cgil Como]

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