Il sogno – È una domenica primaverile di un anno che verrà. Per fortuna ci siamo lasciati alle spalle la pandemia del 2020-2021. Ci svegliamo di buonora, ma senza fretta. Oggi niente auto. Raggiungiamo in bicicletta la stazione di Como San Giovanni per l’appuntamento con una decina di amici.

Da qualche settimana, dopo decenni di attesa, è stata attivata la navetta Como – Cantù, primo lotto della pedemontana ferroviaria Como – Lecco. La littorina è un diesel a basso impatto, ma è già prevista l’elettrificazione all’interno del Pnrr del governo Conte ter, insediatosi dopo la cacciata del governo Draghi-Giorgetti sommerso dalle contestazioni popolari. In 10 minuti raggiugiamo la stazione di Albate Trecallo – Si tratta di una green station in corso di ristrutturazione grazie alla convenzione tra Legambiente e Rfi, sostenuta anche dal Comune. Fervono i lavori per trasformare il sotterraneo in una sala multifunzionale. Intanto, sono già attivi a piano terra l’info-point dell’Oasi del Bassone, gestito dal WWF (ne approfittiamo per prenotare la visita nella prima data libera) e la sala mostre dove al momento sono ospitati i totem di “le parole della pace”. Usciti dalla stazione, un percorso pedonale protetto e ben segnalato (“zona 30” come previsto dal piano urbano del traffico) ci consente di attraversare in sicurezza la via Canturina, nel cammino incontriamo la sede dei circoli cooperativi, che ospita nel salone un interessante congresso e, a poca distanza, il centro civico comunale, dove domani si insedierà un tavolo di co-progettazione indetto dal comune per ridisegnare il sistema dei servizi alla persona nel quartiere. Arriviamo quindi in piazza IV novembre dove l’Istituto comprensivo ha da poco inaugurato l’area verde interna, recuperata all’uso pubblico. Notiamo il cartello che ci indica il Museo della cultura contadina, realizzato nello stabile comunale di via Giovane Italia, sottratto alla sciagurata ipotesi di alienazione. Lo visiteremo nel pomeriggio, intanto ci spostiamo al percorso vita della Valbasca, con breve sosta allo stabile dell’ex polveriera, ora centro visite del parco spina verde, affidato in gestione ad un’impresa sociale che si occupa di integrazione dei soggetti fragili. Il nostro percorso ad anello ci porta al confine con Lipomo, quindi salita al Monte Goj dove possiamo pranzare in Baita e gustarci il panorama sul primo bacino del lago. Discesa dal versante opposto, visita al museo (davvero bello), veloce passaggio al lavatoio recuperato dal degrado, e ci avviamo al rientro in città con la navetta. Fine del sogno.

Quanto siamo distanti da questo scenario di sostenibilità ambientale e sociale? Tanto. Ma non tantissimo. I nodi della rete che abbiamo rievocato in sogno ci sono già. Sono luoghi fisici e persone in carne ed ossa, singole ed associate. Stringere i nodi, rafforzare i legami, non è utopia. Poi serve volontà politica, e qui il discorso si fa più difficile. Gli strumenti però non mancherebbero. Poi servono risorse. Anche questo, che è un problema oggettivo, non è insormontabile. In Italia crescono gli esempi di patti di collaborazione tra amministrazioni pubbliche e cittadini attivi che “ce la fanno” a realizzare percorsi come quello che abbiamo sognato.

Che poi non è proprio un sogno ma una sintesi, un poco colorata di ottimismo, di quello che abbiamo discusso sabato 6 marzo, per l’intero pomeriggio, nella videoconferenza partecipativa organizzata dal progetto Como futuribile. 42 persone in collegamento Zoom, una ventina di interventi. Storie, domande, racconti di buone pratiche, obiezioni, risposte. Partecipazione, insomma. Idee messe in circolo, voglia di fare, contaminazione di linguaggi ed esperienze.

Como futuribile sta per concludersi, non è nelle sue possibilità portare a termine un processo per sua natura lungo e articolato. Ci interessava iniziarlo, lanciare un’idea, per poi misurarne il grado di fattibilità e di consenso. Dalle cose dette ed ascoltate, con la collaborazione del nostro team di esperte, può nascere una mappa di comunità. Non un semplice strumento cartaceo come ce ne sono già tanti ma un volano per migliorare ed allargare il sistema delle collaborazioni, dentro e fuori il quartiere. Uno strumento di coesione sociale e di rafforzamento dei legami. Come ha ricordato Gianpaolo Rosso, presidente di Arci capofila di Como futuribile “non è una planimetria ma una mappa dinamica di relazioni. Non è una semplice questione di stazioni e binari, cerchiamo persone che hanno voglia di viaggiare insieme e costruire così il futuro. Per noi il percorso è più importante della meta, la sostanza è il rapporto tra voci diverse all’interno dalla comunità”. [Massimo Patrignani, ecoinformazioni]

1 thought on “Albate Futuribile

Comments are closed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: