Cittadinanza: un diritto negato, una richiesta di uguaglianza, un sogno di libertà. Dal 1966 l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha istituito la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, nel corso degli anni è diventata in una settimana intera, durante la quale cittadinanze attive e Istituzioni sono impegnate a intraprendere iniziative di lotta contro ogni forma palese od occulta di razzismo e discriminazione razziale.Come Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti e delle migranti, in tre anni di attività sul territorio comasco, abbiamo avuto modo di constatare come il “virus del razzismo”, così definito da papa Francesco in occasione di questa Giornata, si nasconde e si annida non solo nelle nostre relazioni sociali, ma anche nei diritti negati, nelle leggi mancate, nella loro applicazione discriminante.L’edizione della Giornata del 2021 è intitolata: “Giovani che si oppongono al razzismo e alle discriminazioni razziali”.

Abbiamo così deciso di dare la parola ad alcuni di questi giovani donne e giovani uomini, accomunati dell’essere nati in uno Stato diverso da quello italiano, oppure figli di genitori “stranieri”, comunitari o extracomunitari, o rifugiati nel nostro paese e nel contempo accomunati dall’essere tutti studenti o ex studenti di scuole italiane.Alla loro voce si aggiungerà quella di Alidad Shiri, da anni in Italia, rifugiato afgano, editorialista e scrittore (Via dalla pazza guerra, 2007, Anche Superman era un rifugiato, 2019).Ascoltando le loro storie e condividendo le analisi da loro messe a frutto a partire dalle loro esperienze scopriremo insieme come le discriminazioni razziali che vorremmo eliminare debbano essere portate alla luce anche quando si nascondono nella negazione di alcuni diritti o nel mancato accoglimento di istanze di libertà.Tra queste il grande tema della cittadinanza, intesa non come un concetto astratto, ma come problema incarnato nella vita delle persone. Ci porremo degli interrogativi su che cosa sia la cittadinanza primaria, quella universale, legata al fatto che la persona nasce cittadina del mondo. La cittadinanza riconosciuta dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, quella che va ben oltre lo Ius soli (diritto del territorio) o lo Ius sanguinis (diritto di sangue), ma si fonda sullo Ius humanae dignitate (diritto della dignità umana). Di questa cittadinanza primaria “nessuno può essere arbitrariamente privato” (art.15 Dich. Univ.). La metteremo a confronto con la cittadinanza intesa come appartenenza ad uno Stato che diventa con le sue leggi il regolatore più o meno arbitrario dei diritti connessi a questa cittadinanza, a questa appartenenza. Ci domanderemo insieme che cosa comporta avere o non avere una cittadinanza italiana: quali garanzie, quali protezioni, quali disuguaglianze, quali libertà!Come Osservatorio offriremo poi il nostro contributo di esperienze delle persone e dei casi incontrati, del difficile percorso del riconoscimento dei diritti, compreso quello di residenza.Insieme proveremo ad immaginare anche proposte giuridiche e politiche, di ipotesi di futuro condivise, finalmente liberate dalle reti sottili, invisibili del razzismo strisciante, anche quello insospettabile! [Grazia Villa, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti e delle migranti]

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