Sebben che siamo pazze

Lo so questi due libri di Daniela Padoan non sono recenti, Il cuore nella scrittura. Poesie e racconti delle Madres de Plaza de Mayo [Ediciones Asociación Madres de Plaza de Mayo] – una scelta di poesie e di racconti delle Madri tratti dalle raccolte Nuestros sueños del 1991, La vida en las palabras del 1992 e El corazón en la escritura del 1997 – è del 2003 e la prima edizione di Le pazze: un incontro con le madri di Plaza de Mayo è del 2005 [riedito da Bompiani nel 2019, pp. 496, 14,25 euro, e-book 8,99 euro] ma sono libri intensi e preziosi e dunque desidero proporli come riletture oggi perché è il 24 marzo.

Il 24 marzo 1976 in Argentina i militari prendevano il potere. Chi come me aveva poco più di venti anni non ha dimenticato i trentamila giovani oppositori del regime che furono sequestrati, torturati, in molti gettati con i “voli della morte” in mare, talvolta ancora vivi e le loro madri che furono capaci di trasformare il loro dolore individuale in lotta collettiva per verità e giustizia. Ci chiamavano le pazze, e qualcuno pensava che fosse un’offesa. Certo, ci mettevano dentro tutti i giovedì, e noi ritornavamo. Ci dicevano, “eccole lì, le pazze. Le arrestiamo e loro ritornano”. Ma noi sapevamo di essere pazze d’amore, pazze dal desiderio di ritrovare i nostri figli… E poi, perché no? un po’ di pazzia è importante per lottare». Dice Hebe de Bonafini. Chissà se sapesse che anche Albert Einstein pensava come lei che «Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano».

Daniela Padoan, attraverso interviste e conversazioni raccolte nell’arco di cinque anni, racconta la vita e la tenacia di queste donne. «il risultato di un incontro, che in quanto tale non pretende di essere esaustivo; è piuttosto il racconto di quello che ho visto e che ho imparato ad amare, che mi pare contenga un’indicazione significativa di un diverso modo di concepire e praticare la politica, fondata su un agire comune che pone al centro dell’azione la responsabilità etica dell’altro. Non un racconto sulle vittime, ma un racconto sulla resistenza; la resistenza della vita sulla morte, del dar vita materno sul dar morte dei regimi».

Le Madri di Plaza de Mayo sfidarono la dittatura, decise a ritrovare le figlie e i figli scomparsi. Si videro chiudere in faccia le porte di tribunali, chiese, commissariati, politici, militari. Ma non si rassegnarono al potere e a vivere in solitudine ciascuna il proprio dolore. Diedero vita a la Marcha che continua ancora oggi, ogni giovedì. «Forti solo del fazzoletto bianco che si annodavano sotto il mento, delle fotografie dei figli appese sul petto, seppero inventare varchi con il proprio stesso corpo per far sapere al mondo quello che accadeva sotto una dittatura che voleva invece mostrarsi, ben diversamente da quella degli stadi cileni di Pinochet, capace di una transizione alla democrazia. Le Madri – che non si lasciarono intimidire neppure quando il regime sequestrò e uccise le tre donne che avevano dato vita al gruppo – continuarono a chiedere giustizia anche dopo la caduta del regime, mentre i governi costituzionali, pur di chiudere sbrigativamente i conti con la ‘”guerra sporca” e i suoi responsabili, promulgavano leggi assolutorie e indulti, e offrivano risarcimenti economici sempre più cospicui alle famiglie per indurle a dichiarare morti i desaparecidos. Rifiutando una pacificazione che eludeva le responsabilità dei genocidi e affermando che la vita non si paga con il denaro ma con la giustizia, rinunciarono al lutto».

Il loro potente insegnamento ci mostra quanto sia fragile la linea che separa democrazia e dittatura e come la vita quotidiana per molte e molti possa continuare a scorrere “normale”, mentre s’instaura un regime criminale. E interroga ancora oggi le nostre responsabilità, Di fronte ai soprusi non ci sono nicchie in cui nascondersi. [Celeste Grossi, ecoinformazioni]

Daniela Padoan

Le pazze: un incontro con le madri di Plaza de Mayo

Bompiani, 2019, pagg. 496, 14,25 euro, e-book 8,99 euro

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