La solidarietà non si sfratta/ Le richieste

Al silenzio assordante del Comune di Como, che ci si augura preluda alla doverosa marcia indietro dopo la vergognosa decisione di sfrattare la solidarietà, corrisponde invece la disponibilità degli sfrattati che articolano con chiarezza le ragioni per le quali in una città amministrata con attenzione ai diritti degli e delle abitanti la loro iniziativa sarebbe stata supportata e non sopportata solo fino alla persunta fine della pandemia. Il comunicato di Supporto attivo.

«In questi giorni abbiamo letto il dibattito che si è sviluppato a mezzo stampa intorno al nostro sfratto e soprattutto le risposte della giunta comunale, nella persona dell’ass. Bonduri, alle considerazioni preliminari fatte dal consigliere Fabio Aleotti (M5S), cui si è associata la consigliera Ada Mantovani, e ci sembra utile fare chiarezza su alcuni punti.
1) L’emergenza non è finita Anzitutto, non vi sono ragioni scientifiche per dichiarare una imminente fine della pandemia, come attesta pressoché universalmente la comunità scientifica.
Inoltre, data la sua profondità e durata, la crisi sanitaria si è trasformata rapidamente in una crisi economica e sociale, tanto che nel dibattito scientifico si parla di “sindemia” (presenza sincronica di crisi sanitaria e socioeconomica). Anche in presenza di una riduzione dei contagi e delle vittime, quale effettivamente stiamo riscontrando con la campagna vaccinale, gli effetti sulla vita delle persone in termini di assenza o difficoltà di accesso al reddito continuano e anzi vanno approfondendosi.
Lo sblocco degli sfratti e dei licenziamenti rischia di gettare nella disoccupazione e nella morosità incolpevole numerose famiglie che fino ad oggi avevano beneficiato degli ammortizzatori sociali, aumentando ancora di più la platea di chi si rivolge a una esperienza come la nostra, che già da mesi fa i conti con questo impoverimento. Vogliamo ricordare, infatti, che i contratti a termine non sono stati rinnovati nemmeno durante le fasi più dure dell’ultimo anno e che la cassa integrazione prevede comunque un abbassamento del salario medio che diventa drammatico laddove i contratti non corrispondano alle ore effettivamente lavorate (es. part-time da 10 ore al giorno, casistica diffusissima nella ristorazione e nel turismo, settori particolarmente sviluppati nel nostro territorio).
Sono queste conseguenze sociali della crisi sanitaria, e non l’emergenza sanitaria in sé, ad essere oggetto delle attività di Supporto Attivo. La fine delle restrizioni alla mobilità, citata dall’amministrazione comunale tra le ragioni del mancato rinnovo della concessione, non ha nulla a che fare con il nostro intervento a sostegno delle famiglie.
2) Il cambio di denominazione In quest’ultimo anno abbiamo imparato a conoscere la scansione temporale dell’emergenza sanitaria in fasi, e anche l’azione del nostro gruppo si è adeguata alle diverse fasi.
Durante il primo lockdown, la nostra attività principale consisteva nel consegnare spesa e farmaci a domicilio ai soggetti più fragili, proteggendoli il più possibile dall’esposizione al contagio e
contribuendo in questo modo anche a prevenire il diffondersi della pandemia stessa. In questa prima fase, le nostre attività si sono concentrate nella zona di Como Nord, area di provenienza del primo nucleo dei nostri volontari raggruppati sotto il nome di “Comitato Abitanti di Sagnino”.
Con il protrarsi delle misure emergenziali è cresciuto il numero dei nostri volontari, principalmente giovanissimi provenienti da tutto il territorio cittadino che hanno deciso di rispondere con l’impegno e la solidarietà all’inazione forzata imposta dal confinamento.
Soprattutto, è cresciuta l’incidenza della crisi sociale di cui al punto 1, che ha colpito il reddito di diverse famiglie del territorio, rendendole non più autosufficienti. Abbiamo perciò sfruttato la nostra precedente collaborazione con le catene di supermercati cittadini per affiancare alle nostre attività preesistenti una campagna di raccolta di generi di prima necessità da distribuire gratuitamente alle famiglie che ne facevano richiesta.
A mano a mano che le restrizioni alla mobilità si allentavano, la consegna di pacchi di solidarietà è divenuta la nostra attività principale. Il nostro raggio di azione si è così ampliato dalla sola zona di Como Nord a tutto il territorio cittadino e oltre. Considerando anche la differente provenienza dei nostri volontari, non più limitata al quartiere di Sagnino, la nostra denominazione (peraltro informale) è quindi cambiata da “Comitato Abitanti di Sagnino” a “Supporto Attivo Como”.
Questo banale cambiamento di denominazione è stato inspiegabilmente trasformato dall’amministrazione comunale in un ostacolo burocratico, sebbene il gruppo avesse una natura meramente informale e gli spazi fossero stati dati in concessione alle stesse persone fisiche che hanno successivamente inoltrato la richiesta di una proroga della concessione stessa.
3) L’utilizzo degli spazi
Nello spazio concessoci dal Comune nel Centro Civico di Como Nord abbiamo installato una scaffalatura che ci consente di immagazzinare i generi di prima necessità e i prodotti alimentari a lunga conservazione in attesa di essere distribuiti alle famiglie della rete. A costituire un problema è stata però la presenza nello stesso spazio di due frigoriferi che l’ass. Bonduri, nelle sue stesse parole proferite in consiglio comunale, “presume” contenere prodotti deperibili, con possibili problemi igienico-sanitari derivanti da un mancato rispetto della catena del freddo. Contattati telefonicamente in proposito, abbiamo rassicurato l’ass. Bonduri della nostra intenzione di non utilizzarli qualora questo pregiudicasse il nostro utilizzo continuato dello spazio.
Questa intenzione è stata rinnovata nella nostra richiesta di rinnovo della concessione, salvo una diversa disponibilità del comune a un loro utilizzo per la conservazione di prodotti deperibili da distribuire alle famiglie della rete. Quest’ultima ci sembrava infatti una interessante apertura al salvataggio di prodotti freschi dallo spreco, e dunque alla tematica della tutela dell’ambiente, inestricabilmente connessa alla questione sanitaria emersa con la pandemia.
Ciononostante, la nostra richiesta e le nostre rassicurazioni sono state ignorate, preferendo agire sulla base di decisioni evidentemente già prese. Anche su questo tema ci auspichiamo quindi una concreta apertura al dialogo e al confronto, rinnovando la nostra intenzione di operare seguendo le procedure atte a tutelare il benessere della comunità, come è da nostra missione praticata nei fatti fin dal primo giorno di attività.
4) La rotazione degli spazi
Nell’ottica mutualistica che contraddistingue la nostra rete, Supporto Attivo Como si muove nel pieno rispetto delle altre esperienze del terzo settore del territorio comasco, con le quali auspichiamo sempre una cooperazione e mai una competizione. Comprendiamo quindi che la rotazione degli spazi comunali debba garantire la trasparenza e l’equità nella loro assegnazione.
La scelta del Comune di Como di assegnarci uno spazio sulla scia dell’emergenza e per via del servizio sociale che svolgiamo ci è sembrata rispettare pienamente questo principio, anziché derogare ad esso. Come è facilmente verificabile, nel solo Centro Civico di Como Nord di cui attualmente occupiamo una sala sono presenti diversi altri locali non assegnati, e noi stessi occupiamo un locale rimasto a lungo inutilizzato.
In nessuna sede, né istituzionale né di dibattito pubblico, si è infatti sollevata alcuna voce contraria alla scelta iniziale del Comune, che ha saputo valorizzare l’attivismo e la solidarietà in un momento in cui ve ne era particolare bisogno. Voci contrarie si sono sollevate invece nel momento in cui il Comune è tornato sui suoi passi, decidendo di porre fine a questo stato di cose in maniera improvvisa e unilaterale senza avviare nessun tipo di dialogo con noi.
Questa decisione, presa con queste modalità, mette a rischio la sopravvivenza stessa di Supporto Attivo Como. Ci chiediamo se la rotazione non possa essere garantita altrimenti che con una intimazione allo sgombero dei locali in un arco di tempo strettissimo che metterebbe seriamente a rischio la continuazione delle attività di qualunque realtà.
Ci chiediamo, soprattutto, se non sia davvero possibile trovare una soluzione che accontenti tutti. Per questo chiediamo al Comune di Como di rendere noto quali associazioni abbiano fatto richiesta degli stessi locali e se lo abbiano fatto in un numero così grande da rendere la nostra presenza incompatibile con la rotazione degli spazi. Grazie a questa informazione, con lo spirito cooperativistico e mutualistico che contraddistingue l’associazionismo, sarebbe infatti possibile cercare concretamente una soluzione ottimale e condivisa che non preveda la cessazione della nostra attività.
In conclusione: cosa chiediamo?
La nostra richiesta non prevede scorciatoie o forzature ma solo una scelta di buon senso e di impegno concreto nel contrasto alle conseguenze sociali della pandemia. Lo stesso buon senso e lo stesso impegno che ci sono stati dimostrati circa un anno fa quando lo spazio ci è stato assegnato, e che oggi ci dicono che non si può smantellare una rete mutualistica di 76 famiglie senza che questo comporti attivamente un danno grave nei loro confronti. Nella pur breve vita del gruppo, decine di volontari hanno mobilitato tonnellate di prodotti a beneficio di centinaia di persone. Con spirito pragmatico, abbiamo sempre dato priorità allo svolgimento concreto delle attività quotidiane del gruppo anziché a cercare di darci uno statuto associativo e un’esistenza formale. Chiediamo quindi al Comune di Como di riconoscere il lavoro sociale svolto da Supporto Attivo in una situazione di emergenza che continua a protrarsi concedendoci una proroga temporanea dell’utilizzo degli spazi almeno fino a quando non avremo maturato i requisiti necessari per una assegnazione con criteri ordinari. Ci impegniamo a fare questi passaggi nel minor tempo possibile e in un’ottica di cooperazione con il Comune di Como, con il quale ci auguriamo possa ripartire al più presto il dialogo». [Supporto attivo]

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