ecoinformazioni mensile/ giugno-luglio-agosto 2021

Da cosa può ripartire la società? È possibile rovesciare le disuguglianze, accentuate dalla pandemia? Forse con la cittadinanza planetaria che ci racconta Celeste Grossi nel suo editoriale per questo numero estivo del mensile di ecoinformazioni. E poi il ventennale di Genova 2001, che cade proprio durante una crisi pandemica globale senza confini, e la sua eredità raccontata da Fabio Cani. Infine uno speciale sul Servizio civile con i desideri e le aspettative per il futuro dei tre servizio civilisti dell’Arci di Como per il 2021: Somia El Hariry, Daniele Molteni e Sara Malacrida, e il racconto del significato che ha oggi la decisione da parte dei giovani di impegnarsi per il bene della comunità civile.

Nel 2000 è stata varata all’Unesco la Carta della Terra, frutto del lavoro, durato molti anni di centinaia di organizzazioni e di migliaia di donne e uomini, riuniti in 45 comitati nazionali. Quanto scritto nel preambolo della Carta – «dobbiamo unirci per costruire una società globale sostenibile, fondata sul rispetto per la natura, sui diritti umani universali, sulla giustizia economica e sulla cultura della pace» – è rimasto lettera morta. Le disuguaglianze sono cresciute ancora negli ultimi venti anni e la crisi biofisica del pianeta è arrivata a livelli di emergenza per la vita umana. È scandaloso che il sistema economico e sociale non tenti nemmeno di sanare la povertà, perché lo ritiene impossibile e perché non lo desidera. Azioni di cittadine e cittadini attivi localmente, pur meritorie, non sono sufficienti a cambiare il mondo. Ci siamo trovati tutte e tutti improvvisamente vulnerabili a causa di un virus che ha sconvolto le nostre esistenze e ha precipitato la comunità umana in una fase di grandi incertezze. Per dare un senso a questi anni difficili, dovremmo almeno cercare di imparare dalla pandemia a ripensare il futuro. Uno dei padri del “pensiero complesso”, il sociologo e filosofo Edgar Morin, un uomo di 100 anni, invita a rigenerare la politica. «Stiamo vivendo una tripla crisi: quella biologica di una pandemia che minaccia indistintamente le nostre vite, quella economica nata dalle misure restrittive e quella di civiltà, con il brusco passaggio da una civiltà della mobilità all’obbligo dell’immobilità. Una policrisi che dovrebbe provocare una crisi del pensiero politico e del pensiero in sé. Forse una crisi esistenziale salutare. Abbiamo bisogno di un umanesimo rigenerato, che attinga alle sorgenti dell’etica: la solidarietà e la responsabilità, presenti in ogni società umana. Essenzialmente un umanesimo planetario». [Celeste Grossi, ecoinformazioni]

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