Iva al terzo settore? No, grazie

Un emendamento nascosto nelle pieghe del decreto fiscale approvato al Senato introduce il regime Iva per le organizzazioni di terzo settore. Un tentativo già bloccato lo scorso anno, ma evidentemente i nemici dell’associazionismo e del volontariato non demordono. Il 5 dicembre, giornata del volontariato, sono tutti pronti a spargere retorica sul suo valore sociale . Passata la festa, si torna alla concretezza del valore aggiunto. Vergogna!

Se non bastasse la sacrosanta contrarietà di Cgil e Uil alla manovra del governo che premia i ricchi e penalizza i poveri, ecco aggiungersi un’altra “perla”: in sede di conversione del DL fiscale al Senato è stato approvato un emendamento che impone alle associazioni, dal 1 gennaio 2022, di essere assoggettate al regime IVA, pur non svolgendo alcuna attività commerciale.

Si ripropone, ad una anno di distanza, lo stesso tentativo bloccato in extremis lo scorso anno. Come allora, il Forum Nazionale del terzo Settore , Il Forum della Lombardia e CSVnet hanno subito fatto sentire la voce contraria del mondo associativo.

Svegliatosi di soprassalto, il Partito Democratico ora promette di metterci una pezza alla Camera. Speriamo, ma tutto questo è l’ennesima dimostrazione che, oltre la retorica e le medagliette al valore che vengono rilasciate ogni 5 dicembre in occasione della giornata del volontariato, c’è il nulla. Peggio: c’è una pervicace tendenza a ricacciare il mondo non profit in un ruolo di tappabuchi caritatevole e subalterno alle logiche di mercato.

Certe cose non avvengono per caso: penalizzare il terzo settore è un modo per togliere di mezzo il terzo incomodo nella gestione del PNNR, lasciando tutto nelle mani di politici e tecnocrati. Un segnale – uno dei tanti – che dall’emergenza sanitaria non ne stiamo affatto uscendo migliori.

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