Sciopero generale e corteo sindacale

Nonostante la divisione, che sa un po’ di fallimento della lotta, tra Cgil-Uil da una parte e Cisl dall’altra, giovedì 16 dicembre è stato il giorno dello sciopero generale che ha visto coinvolta la maggior parte delle sezioni lavorative italiane. A Milano, Roma, Cagliari, Bari e Palermo lavoratrici e lavoratori sono scesi in piazza per protestare contro la manovra economica in via di approvazione da parte del governo Draghi. Un piano evidentemente filopadronale.

A Milano un corteo molto partecipato ha percorso la per la verità molto breve distanza tra piazza Castello e Arco della Pace. L’iniziativa ha raccolto tantissime realtà sia prossime al capoluogo lombardo che provenienti dal centro-nord tutto. Almeno 5000 persone, lavoratori, lavoratrici, studenti, studentesse, attivisti ed attiviste hanno ribadito che la manovra economica, in gran parte incentrata sulla (mala)gestione del Pnrr, è attualmente inaccettabile e nemica di chi lavora.
La precarietà, la vicinanza quasi filiale con le multinazionali, la propensione alla delocalizzazione, un peso fiscale sempre più diseguale e sempre più nemico delle sempre più persone che guadagnano poco, il disinteresse per istruzione e lavoro sono alcuni dei punti sollevati dai vari spezzoni del corteo.

Lo stesso concetto è stato ribadito all’Arco, con il collegamento con Roma che ha messo in collegamento la piazza meneghina con quella romana. Da lì Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha ribadito l’importanza di dare una risposta reale ad una politica che si disinteressata alle esigenze dei lavoratori, affermando invece la presenza del sindacato e la sua volontà di tornare in piazza in caso di mancanza di risposte concrete e sostanziali.
È intervenuto anche Pierpaolo Bombardieri, analogo Uil di Landini, il quale ha invece risposto alle tante voci, anche istituzionali, che vorrebbero i sindacati lontani dalle esigenze dei lavoratori, I numeri di piazza dimostrano che esiste ancora una correlazione forte tra i sindacati e chi lavora. È l’Italia scesa in piazza, non quella degli interessi proprietari, il paese reale.

Anche ecoinformazioni ha aderito allo sciopero sindacale, scendendo in piazza a Milano unendosi alla manifestazione e, per una volta, silenziandosi se non per dar conto del corteo. La solidità sindacale è, in questa fase della storia italiana, più che mai precaria. A dimostrarlo, la spaccatura interna tra i tre sindacati storici italiani, l’assedio alla Cgil di Roma di qualche settimana fa e la sempre decrescente forza contrattuale di Cgil, Cisl e Uil. La convinzione è che il sindacato sia una struttura centrale per un rapporto padronato-lavoratori il meno possibile degradante per i secondi e che dunque sia fondamentale affiancarsi alle lotte sindacali ed esprimere sostegno e solidarietà anche in un momento critico come quello presente.
D’altra parte, al di là della sigla, va però ricordato che i diritti in gioco sono quelli di lavoratori e lavoratrici che troppo spesso si sono visti traditi dai sindacati stessi, pagandone caro il prezzo in termini di salario, orari di lavoro e precarizzazione. Lo stesso sciopero del 16 dicembre ha creato un disagio molto limitato e, anche pensando alla congiuntura negativa tra crisi pandemica ed economica, sembra essere troppo poco.
Viva il sindacato, certo, ma la speranza è che i vertici di Cgil, Cisl e Uil sappiano riappacificarsi facendo fronte unito contro un governo che è tecnico ma non per questo detentore del Bene assoluto e mostrando che la fiducia accordatagli da tesserati, movimento di società civile ed attivisti vari sia ben riposta. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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