Come l’idrogeno cambia il clima

Nella serata di venerdì 17 dicembre si è tenuta online la conferenza conclusiva sull’informazione sul cambiamento climatico organizzata dall’associazione Battito d’ali nell’ambito del progetto Il futuro è oggi. Il titolo della serata, seconda delle due programmate nell’iniziativa Clima 1 – Uomo 0 autogol! Cambiamenti climatici e la partita che bisogna vincere, era Effetto collaterale.

La conferenza, come già successo nella prima, era divisa in due sezioni, una dedicata al rapporto tra cambiamento climatico ed oceani, la seconda delle variazioni dell’ecosistema in relazione alle terre emerse. In particolare, l’acidificazione è stato il fenomeno analizzato da Silvia, la prima relatrice, mentre il rapporto tra alimentazione ed inquinamento è stato tematizzato da Lisa (le due relatrici non si sono presentate con nome e cognome).

La CO2 è un elemento che naturalmente compone l’atmosfera terrestre ma, con l’accelerazione che l’attività antropica sta comportando, l’aumento di anidride carbonica sta portando a conseguenze molto serie. In particolare, ha un effetto deleterio sulle masse oceaniche in quanto ne comporta l’acidificazione, cioè l’aumento del pH, la componente acida, dell’acqua. Il pH indica la quantità di ioni di idrogeno presenti nella data sostanza in una scala che va da massima acidità (pH=0) a massima basicità (pH=14). L’acqua di mare è neutra, ha pH 8, quindi praticamente neutro.
Il mare è fondamentale nel bilanciamento gassoso dell’atmosfera, ma l’aumento della sua acidità dovuto all’aumento di idrogeno in essa immesso, rischia di squilibrare questo rapporto danneggiando inoltre gravemente l’oceano stesso ed i suoi abitanti. I danni ad organismi anche minuscoli come plankton e microalghe portano conseguenze gravi anche per il genere umano, che respira ossigeno prodotto al 60% proprio da questi minuscoli esseri; per non parlare poi dei danni ai coralli e a numerose altre forme di vita. Tutto ciò rischia di condurre al collasso dell’ecosistema, dal degrado delle barriere coralline alla distruzione della rete alimentare oceanica, con conseguenze dirette anche sull’attività dell’uomo rispetto al mare.

Ma l’aumento di CO2 nell’atmosfera ha effetti pesanti anche sull’alimentazione umana e sulle sue attività sulla terraferma. Il cibo non ha solo un costo esplicito di mercato, ma anche uno ambientale che riguarda le emissioni di anidride carbonica prodotta nella sua filiera di distribuzione (il 26% del gas serra emesso globalmente, per la precisione).
Le conseguenze di questo inquinamento porta a squilibri climatici che rendono meno vivibile il pianeta (siccità, innalzamento del livello del mare) e mettono l’umanità di fronte alla necessità di far fronte ai problemi che vengono a crearsi. In particolare, esistono diverse strategie di mitigazione di ordine tecnologico, culturale, di scelta individuale e collettiva, a cui si possono aggiungere modalità di adattamento genetico che saranno necessarie alla luce dell’ineluttabilità del cambiamento. L’alimentazione resta un nodo chiave.

A fronte dell’aumento demografico globale, si è notato che i paesi più culturalmente avanzati si hanno tassi di crescita più bassi. Per stare su un’argomentazione meno ricca di implicazioni socio-filosofiche, si può osservare che la dieta media attuale globale consuma moltissimo suolo ed acqua: un cambio della dieta in direzione vegana o comunque con meno impiego di bestiame riduce moltissimo gli ettari ed i litri utilizzati. Infine, il lavoro agricolo è sempre più legato alla tecnologia, che aiuta sia riguardo i mezzi che rispetto la gestione delle tecniche e risorse impiegate coltivando.
Per quanto controversa, anche la questione genetica è un’opzione aperta, soprattutto se si vede gli organismi geneticamente modificati (i famigerati ogm) come frutti dell’accelerazione di processi storici e se si applica consapevolezza nella selezione dei patrimoni genetici che porti alla conservazione della biodiversità.

Le considerazioni conclusive fatte da Silvia hanno sintetizzato lo spirito delle due conferenze organizzate da Battito d’ali: l’informazione è importante per interrogare il presente, la scienza e le soluzioni che vengono proposte a determinati problemi. Questo non solo in uno spirito divulgativo e culturale, ma soprattutto col fine di dare un’impronta etica al comportamento degli individui e, progressivamente, della società stessa. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: