La Costituzione è per l’ambiente

«Quando qualcuno comincia anche solo ad accennare alla necessità di modificare qualche articolo della Costituzione c’è seriamente da preoccuparsi, visti alcuni maldestri precedenti.
I principi fondanti della nostra Costituzione come libertà, uguaglianza, democrazia vanno difesi ad oltranza e in alcuni casi si deve ancora pretendere con forza che siano applicati realmente: si pensi al principio dell’uguaglianza, spesso disatteso anche a livello legislativo.
Diverso è provare a riscrivere alcuni articoli per estendere o chiarire i principi generali alla luce della evoluzione storica, culturale e sociale. Questo è in effetti avvenuto con la modifica degli articoli 9 e 41, che ha seguito un lungo iter (circa tre anni, con vari passaggi in Parlamento) e che è stata approvata definitivamente l’8 febbraio alla Camera, con larghissima maggioranza e senza la necessità quindi di una validazione popolare attraverso un referendum.

Si pone rimedio con questa modifica ad una lacuna rappresentata dalla assenza di riferimenti alle questioni ambientali. Non certo perché nelle intenzioni originarie si volesse eludere il problema, ma semplicemente perché all’epoca non erano ancora ben visibili i danni arrecati dalle attività dell’uomo all’ecosistema e non si conoscevano i rischi di una crisi climatica. I primi infatti a lanciare l’allarme su quella che sarebbe poi diventata la principale emergenza da affrontare a livello mondiale furono gli scienziati del Club di Roma, nel 1972, con la pubblicazione del Rapporto sui limiti dello sviluppo.
All’articolo 9, dopo aver affermato che «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione» si aggiunge anche che occorre tutelare «l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi». Quindi non si tratta solo genericamente dell’ambiente, ma si entra nel merito delle complesse interazioni che lo caratterizzano (biodiversità ed ecosistemi).
Nel testo approvato si aggiunge poi un’affermazione importantissima, che potrebbe apparire rivoluzionaria se ci si dimenticasse che la Costituzione non si occupa solo del contingente e del presente ma è giustamente proiettata nel futuro. L’articolo prosegue infatti affermando che queste tutele sono necessarie «anche nell’interesse delle future generazioni»!
L’articolo 9 continua ancora con un’altra importante aggiunta «La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali». Una formulazione diversa dalle righe precedenti: ambiente, biodiversità ed ecosistemi sono tutelati direttamente dal principio costituzionale, gli animali invece solo indirettamente dalla legge dello Stato. Purtroppo quest’ultimo passaggio è frutto di un compromesso con la Lega di Salvini, che aveva presentato migliaia di emendamenti e minacciava di boicottare il tutto. Si chiedeva addirittura di differenziare diverse tipologie di animali. Anche in questa circostanza la Lega non si è smentita: la sua preoccupazione era di non scontentare troppo gli interessi particolari di cacciatori e gestori di allevamenti intensivi.
Il principio sacrosanto della tutela della natura, comprensiva degli animali, nonostante questa distinzione, entra comunque alla fine a pieno titolo tra gli interessi costituzionali. I primi 12 articoli sono infatti considerati quelli fondamentali per la vita e l’organizzazione dello Stato.

Importantissima poi la integrazione portata all’articolo 41, compreso nella parte dei «diritti e doveri dei cittadini». Nella formulazione originale si afferma che «l’iniziativa economica è libera» ma «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». La novità approvata nel nuovo testo è che non deve recare danno nemmeno «alla salute, all’ambiente». Anzi nel testo i due nuovi limiti (salute e ambiente) vengono anteposti agli altri per rimarcarne l’importanza. Inoltre dove si afferma «La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali», si aggiunge anche «ambientali».
Se per la salute è forse solo una sottolineatura, perché in altre parti della Costituzione se ne sancisce la necessaria tutela, per l’ambiente è una novità importante. Alla luce di questa nuova formulazione andrebbero di sicuro riscritte molte sentenze, anche recenti, in cui si contrapponevano interessi imprenditoriali alla difesa dell’ambiente circostante oltre che della salute di lavoratori e cittadini.
Ora che questi importanti principi sono stati riconosciuti dalla Costituzione si deve procedere con decisione e tempestività a rivedere la legislazione in materia. Sappiamo purtroppo che non basta un’affermazione anche così autorevole perché si passi all’effettiva messa in pratica. Si pensi alla tutela del paesaggio, già compresa nell’articolo 9, che non solo viene spesso disattesa ma è stata addirittura ribaltata con le leggi sui condoni edilizi. Si pensi alle continue morti sul lavoro a dispetto del diritto alla salute.

Le associazioni ambientaliste che per anni si sono battute per questo risultato sanno che non bisogna abbassare la guardia e si dovrà continuare a vigliare e lottare perché non venga sminuito o reso inapplicabile».

[Enzo Tiso, Circolo Legambiente A. Vassallo, per ecoinformazioni]

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