Enzo Tiso

Legambiente/ Enzo Tiso presidente

A Chiara Bedetti succede Enzo Tiso. Cambio di presidente al Circolo Vassallo di legambiente di Como. Un cambio nella continuità di fini e scelte che non interromperà il corso virtuoso della presidenza Bedetti, improntata alla ricerca di sinergie ampie con tutte le organizzazioni che sviluppano interventi non solo di tutela e protezione ambientale, ma di azione civile perché qualità ambientale, equità sociale, diritti, bellezza e cittadinanza attiva corrano insieme.

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Per ripartire e restare vivi

Mentre la situazione sanitaria dava solo deboli spiragli di miglioramento (si è passati da una crescita del numero di malati di tipo esponenziale ad una di tipo lineare ma sempre di crescita si tratta) è partita la carica delle associazioni industriali per una riapertura delle fabbriche. Vedi in proposito il documento “agenda per la riapertura delle imprese e la difesa dei luoghi di lavoro contro il Covid-19” pubblicato mercoledì 8 Aprile da Confindustria di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.

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12 ottobre/ “Lavoro e salute a Como alla fine del Novecento”

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Venerdì 12 ottobre alle 18, nella sala Recchi di Palazzo Lambertenghi (via Lambertenghi 41) a Como, si terrà la presentazione di “Lavoro e salute a Como alla fine del Novecento”, opera curata da Lamberto Settimi e Enzo Tiso. (altro…)

Como città d’acqua/ Considerazioni sulla salute del Lario

 

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Enzo Tiso, del circolo Legambiente di Como “Angelo Vassallo”, sintetizza i temi sviluppati nell’incontro “Como città d’acqua”, organizzato da Legambiente, durante il quale sono intervenuti Chiara Bedetti, presidente circolo Legambiente di Como, Barbara Meggetto, presidente Legambiente Lombardia, Pietro Genoni e Fabio Buzzi, del Centro regionale laghi e monitoraggio acque superficiali di Arpa Lombardia, Roberta Bettinetti, del dipartimento di Scienze e tecniche applicate dell’Università dell’Insubria, Stefania Di Vito, responsabile scientifica di Goletta dei laghi e  Giorgio Ghiringhelli, presidente di Ars ambiente srl. 
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Per il Lario si può e si deve fare meglio

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Nella mattina di sabato 19 maggio si è tenuta, nel salone Bosisio della Ca’ d’industria di Como, il convegno “Como città d’acqua”, organizzato da Legambiente Como e Legambiente Lombardia le cui rispettive presidenti, Chiara Bedetti e Barbara Meggetto, hanno introdotto e moderato gli interventi e costituito dagli interventi di Pietro Genoni e Fabio Buzzi, referenti del Centro regiornale dei laghi di Arpa Lombardia, da Roberta Bettinetti, professoressa associata e ricercatrice del dipartimento di Scienze teoriche e applicate  dell’Università degli studi dell’Insubria, e da  Stefania Di Vito, responsabile della Goletta dei laghi, il cui rapporto per il 2018 è atteso per la prima metà di luglio. Numerosi anche gli interventi del pubblico, composto di circa trenta persone, a dimostrazione dell’interesse verso lo stato di salute del Lario, principale caratteristica del paesaggio comasco a cui gli abitanti della zona – commenta Bedetti in apertura –  «guardano con un misto di amore e odio».

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Che fare con l’amianto

Nella consapevolezza che il mondo in cui viviamo è di una complessità infinita e che nessun elemento critico può essere messo da parte, il circolo di Como di Legambiente ha organizzato – nella mattinata di sabato 8 aprile 2017 in Sala Stemmi del Municipio di Como – un incontro di approfondimento sul tema dell’amianto, un problema di cui – al di fuori di alcuni momenti critici o di alta esposizione mediatico (come in occasione dei processi legati alla responsabilità dell’industria nei casis di tumore) – troppo spesso ci si dimentica.

Sono passati 25 anni dalla legge 257 che “ha messo al bando” in Italia l’amianto – come ha ricordato Enzo Tiso nella sua introduzione – ma questo problema è ancora presente: un divieto arrivato tardi e una necessità di bonifica che ancora non ha raggiunto i livelli indispensabili. Lo ha sottolineato l’assessore Bruno Magatti che nel suo saluto non ha potuto fare a meno di citare il caso Ticosa, con la sua imponente indispensabile bonifica – ormai quasi ultimata -, troppo a lungo e troppo colpevolmente ignorata negli anni passati dalle precedenti amministrazioni e dai vari attori coinvolti, ma che ha messo l’accento anche sulle piccole esigenze quotidiane dei molti privati che si trovano a dover fare i conti con la presenza dell’amianto (e per i quali il Comune di Como sta predisponendo una lista di aziende “certificate” a cui ci si potrà rivolgere per le esigenze connesse alla rimozione e alla bonifica).

Eppure, incredibilmente, la storia dell’amianto è stata – come ha esordito nella sua relazione l’architetto Nicola Varalli, esperto del settore – “una storia di successo”: un materiale le cui caratteristiche di conducibilità termica erano ottimali per un uso isolante, molto elastico, facilmente lavorabile… ma, come si è scoperto abbastanza rapidamente, anche se poi lo si è a lungo nascosto, micidiale nei suoi effetti sulla salute. Le sue minuscole fibre, facilmente inalabili, hanno infatti un ruolo cruciale nella cancerogenesi, ancora più subdola perché latente per anni e decenni. Nella sua disamina generale, Varalli non ha mancato di togliere il velo su alcuni miti, da Steve McQueen morto di mesotelioma maligno forse a seguito delle tute ignifughe indossate per il film girato sulla 24 ore di Le Mans (ma forse per il suo lavoro giovanile sulle navi da guerra americano), fino al mito locale del DAS, la popolare creta “didattica” inventata dal comasco Dario Sala, per molti anni prodotta proprio con polvere di amianto.

Il “problema amianto” copre quindi tutte le possibili dimensioni, dall’infinitamente piccolo allo straordinariamente grande, come è la più grande cava d’amianto d’Europa, tra Balangero e Corio in Piemonte da molti anni sottoposta a un complesso lavoro di Bonifica, dall’esorbitante costo di oltre 30 milioni di euro. Le conquiste di questa pluriennale bonifica sono state raccontate dall’ingegnera ambientale Elisa Lazzari, che non ha taciuto i problemi e le difficoltà, anche quelle in prospettiva… avendo l’esigenza di restituire alla collettività un grande territorio con la coscienza che è costituito – letteralmente – da una montagna di amianto, cioè di veleno.

Quindi, ha riassunto il magistrato Giuseppe Battarino, da tempo impegnato sui problemi ambientali, dobbiamo avere coscienza che il “problema amianto” ha a che fare con la gestione dell’eredità industriale della nostra storia, recente e no: un problema su cui si deve intervenire con la capacità di affiancare ai necessari interventi puntuali anche una visione complessiva, facendo tesoro della necessaria consapevolezza (assai più dilatata nel tempo di quanto normalmente si creda: già una legge del 1909 metteva in guardia sull’esposizione all’amianto!) ma anche della coscienza della sua parzialità. Questa strategia a doppio binario deve, a parere di Battarino, essere messa in campo anche a livello locale, come nel caso della Ticosa, per la cui risoluzione non può essere esclusa anche una notevole dose di “capacità immaginativa”.

Secondo questa filosofia, l’incontro promosso da Legambiente ha affiancato interventi puntuali e concreti (su cosa è accaduto – come i casi di mesotelioma maligno in provincia di Como – e su come si può e si deve intervenire) ad aperture più generali. Poiché non si può intervenire con efficacia senza comprendere la complessità di un problema.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Sul 17 aprile in casa Pd con Braga, Marciano, Gagliardi e Tiso

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A dispetto della contrapposizione tra le due posizioni inevitabilmente opposte, la natura dell’iniziativa, tutta interna al Pd, si è subito orientata verso lo smussamento dei contrasti evitando che la serata, introdotta da Riccardo Gagliardi e moderata da Enzo Tiso (San Fermo democratica) con la partecipazione di Chiara Braga (parlamentare e responsabile ambiente del pd), prendesse l’andamento dello scontro. Il terreno di intesa è l’analisi della complessità della situazione. Michele Marciano, presidente di legambiente di Como, è partito dalle cause del riscaldamento globale, definito surreale il referendum e ha evidenziato che sarebbe stato possibile evitarlo se si fosse operato come con gli altri. Braga ha rivendicato quanto di positivo è stato fatto dal governo e non ha eluso il tema dell’astensione: ha richiamato le discussioni nell’Assemblea costituente sui referendum ricordando che essi devono avere un grande valore mentre in questo caso la portata della scelta sarebbe ininfluente, quindi l’astensione è anche una valutazione circa un uso inappropriato dello strumento referendario. Nel dibattito molti e divergenti interventi con un  significativo  numero di prese di posizione di cittadini con doppia tessera pd e legambiente e le argomentazioni di Marco Lorenzini e Manuela Serrentino per Sel. Già on line su ecoinformazioni i video di tutti gli interventi della serata seguita da un centinaio di persone.

Guarda sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri video della serata.

8 aprile/ Referendum sulle trivelle: Braga e Marciano

sanfermotrivelleReferendum sulle trivelle. Di cosa si tratta? Quali le ragioni del Si e quali quelle del No? Chiara Braga, parlamentare e responsabile nazionale ambiente del Partito democratico e Michele Marciano, presidente Legambiente Como, si confronteranno sul tema. Introduce Riccardo Gagliardi, pd San Fermo, modera Enzo Tiso, San Fermo democratica. Appuntamento  venerdì 8 aprile alle 20.45 nella sala polifunzionale di San Fermo della Battaglia, piazza XXVII maggio.

ecoinformazioni on air/ Lario: 13 punti critici

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Il servizio del 1 luglio  di Gianpaolo Rosso per Radio popolare.  Ascolta il servizio audioLa Goletta dei laghi segnala sul Lario a Lecco ben 11 punti critici. Migliore la situazione sulla sponda comasca con due soli punti critici alla foce del torrente Senagra a Menaggio e a Como dove è inquinato il canale del depuratore presso i giardini del mausoleo di Volta. I dati forniti dagli ambientalisti risultano peggiori di quelli dell’Asl che per risparmiare misura solo dove maggiore è il numero di bangnti e non come la Goletta dei laghi dove c’è probabilità di trovare inquinanti. «Nel caso della città di Como per Enzo Tiso di Legambiente basta una pioggia abbondante per trasformare piazza Cavour in una distesa di liquami perché esistono ancora tratti in cui convivono acque bianche e acque nere, oltre a scarichi non depurati nei corsi d’acqua della città. Problemi conosciuti ormai da anni e che le passate amministrazioni hanno sempre sottovalutato. Ci attendiamo dal nuovo governo locale un deciso cambio di rotta». [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Leggi l’articolo di Michele Donegana.

 

 

 

 

I risultati della Goletta dei laghi sul Lario per il 2014

balneabilità 2014«Sono necessari investimenti sul sistema fognario e depurativo» ripete Legambiente come negli scorsi anni. 13 i punti critici sui 19 rilevati lungo la costa, 11 sulla sponda lecchese e 2 su quella comasca.

 

In provincia di Lecco risultano «fortemente inquinati i campioni prelevati a Colico (le foci del fiume Adda, del torrente Inganna e del torrente al laghetto di Piona) e nella città capoluogo (le foci dei torrenti Caldone e Bione e il punto in corrispondenza dello scarico del depuratore) – precisano in un comunicato stampa gli esponenti di Legambiente –. Fortemente inquinati anche i punti di Perledo alla foce del torrente Esino e di Valmadrera alla foce del rio Torto. Le analisi indicano come inquinati il punto di Dorio presso la spiaggia LC45, quello di Bellano alla foce del torrente presso la spiaggia di Oro, quello di Mandello del Lario alla foce del torrente Meria. L’unico campione che passa l’esame è a Bellano, foce del torrente Pioverna. Rispetto all’anno scorso, sono due i nuovi punti analizzati dai tecnici della campagna a seguito delle segnalazioni dei cittadini a Sos Goletta ed entrambi hanno prodotto risultati superiori alle soglie di legge: a Colico al laghetto di Piona, a Lecco presso la foce del torrente Bione».

goletta laghi 2014«Appare migliore il riscontro ottenuto sulla sponda comasca – prosegue la nota –: fortemente inquinato risulta il punto alla foce del torrente Senagra a Menaggio, a Como è inquinato il canale del depuratore presso i giardini del mausoleo di Volta. Entro i limiti di legge rimangono il campione prelevato a Como presso il lido di Villa Olmo e quelli di Lezzeno, Cernobbio, Argegno e Dongo».

«Molte situazioni di inquinamento sono ormai croniche – precisano gli ambientalisti –. Lo dimostrano gli esempi di Colico, alla foce dell’Adda, e di Mandello del Lario, nei pressi del fiume Meria, per la sesta volta consecutiva fuori dai parametri. Da quattro edizioni risultano inquinati o fortemente inquinati invece il punto alla foce del fiume Caldone a Lecco e quello alla foce del torrente Senagra a Menaggio».

«I dati confermano dunque che i problemi per il lago continuano ad arrivare direttamente dai corsi d’acqua, anche quelli minori, i quali ancora scontano i ritardi nel collettamento dei reflui fognari – spiega lo scritto –. E se le analisi microbiologiche non sono rassicuranti, non lo sono neppure quelle relative allo stato ecologico: manca infatti solo un anno al 2015, quando secondo la direttiva europea 2000/60 tutti i corpi idrici devono raggiungere uno stato ecologico buono. Traguardo ancora lontano per quanto riguarda il Lario che risulta in stato sufficiente».

balneabilità como 2014Confrontando i dati delle Asl invece la situazione appare più rosea. Il Lario sembrerebbe quasi interamente balneabile, tranne per Gravedona. Certo in molte zone si è smesso di controllare la balneabilità dell’acqua, per risparmiare sulle spese dando per scontato un responso negativo, nonostante da 5 anni a questa parte l’Italia abbia fatto propria la normativa europea in materia, più permissiva rispetto a quella nazionale precedente. È questo il caso di gran parte del primo bacino prospiciente Como, dove solo ultimamente si è ripreso a controllare Villa Olmo. Inoltre l’Asl comasca sottolinea che «i punti non indicati si considerano non balneabili» e che ovviamente «il giudizio di idoneità nel corso della stagione balneare».

Nel Comasco sono poi balneabili i laghi del Piano, Segrino, Montorfano, la parte comasca del Ceresio, non è balneabile quello di Alserio e quello di Pusiano risulta balneabile tranne che per il Molo Pre Campel a Bosisio Parini.

Le acque sono controllate tutto l’anno «per il monitoraggio algale e dal 1° aprile al 30 settembre per il controllo microbiologico – spiega il sito istituzionale dell’Asl di Como –.

La stagione balneare ha inizio il 1° maggio e termina il 30 settembre di ogni anno.

I punti di campionamento ed il balneabilità lecco 2014relativo calendario dei prelievi vengono fissati nel mese di febbraio
e ufficializzati dal Ministero della Salute per tutta la stagione balneare dell’anno in corso».

Cosa controllano le Asl? «Ispezione visiva, temperatura dell’aria e dell’acqua, pH, ossigeno disciolto; vengono effettuate analisi per presenza di enterococchi, escherichia coli, alghe tossiche e loro tossine». È quindi balneabile «un punto del lago già codificato dove i prelievi hanno dato esito favorevole per tutti i parametri», mentre non lo è uno «dove i prelievi hanno dato esito sfavorevole anche per un solo parametro considerato». I risultati dei prelievi possono essere consultati sul Portale acque del Ministero della salute.

La Goletta dei laghi manda invece una squadra di tecnici e le «analisi chimico-fisiche vengono effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo mentre i campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nel laboratorio mobile entro le 24 ore dal prelievo». «Come da normativa il punto di monitoraggio è fissato dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti o il rischio più elevato di inquinamento in base al profilo delle acque di balneazione – specificano –. I parametri presi in considerazione sono gli stessi previsti per i controlli sulla balneazione in base al Decreto Legislativo del 30 maggio 2008 n° 116». I risultati sono consultabili sul sito della Goletta sezione Analisi.

Foto conf stampa Lecco«Il nostro compito è quello di individuare le criticità dei bacini lacustri con particolare attenzione non solo a dove sappiamo esserci maggiore afflusso di bagnanti, ma soprattutto dove intravediamo un rischio più elevato di inquinamento, così come viene indicato dal decreto legislativo 116/2008 – afferma Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei laghi, in una conferenza stampa a Lecco martedì 1° luglio – Purtroppo la depurazione e il collettamento delle acque reflue non emergono quasi mai come priorità nell’agenda politica degli enti locali. A dare il cattivo esempio sono per primi i capoluoghi con depuratori ormai inadeguati e mal funzionanti e addirittura reti fognarie incomplete».

«È proprio il caso della città di Como – prosegue Enzo Tiso del locale circolo di Legambiente – dove basta una pioggia abbondante per trasformare piazza Cavour in una distesa di liquami. Questo perché esistono ancora tratti in cui convivono acque bianche e acque nere, oltre a scarichi non depurati nei corsi d’acqua della città. Problemi conosciuti ormai da anni e che le passate amministrazioni hanno sempre sottovalutato. Ci attendiamo dal nuovo governo locale un deciso cambio di rotta».

«Per rimanere sulle grandi città – aggiunge Pierfranco Mastalli, presidente del Circolo di Legambiente di Lecco –, Lecco pur avendo una rete fognaria ormai capillare, soffre di alcune storiche mancanze, innanzitutto la ormai nota situazione del depuratore, insufficiente sia per quanto riguarda la ricezione che lo scarico delle acque. Non meno emblematica la vicenda del torrente Caldone il cui campione risulta per l’ennesima volta sopra i limiti di legge senza che ne sia stata individuata la causa». [md, ecoinformazioni]

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