Enzo Tiso

Per la cura del Mediterraneo

La seconda giornata di Che il Mediterraneo sia, svoltasi nel pomeriggio di domenica 26 giugno all’Arci Mirabello di Cantù, aveva come titolo Mare comune, e non a caso. Introdotto dall’intrevista di Sara Sostini a Edoardo Bennato, il pomeriggio si è svolto discutendo l’eponimo libro di Andrea Rosso, edito da Nodo libri e ecoinformazioni, e approcciando questo luogo fisico, storico ed immaginario attraverso un complesso intreccio di saperi. A parlarne con l’autore e con Fabio Cani sono intervenuti Elena Riva, docente di Storia moderna all’Università cattolica, Enzo Tiso, presidente di Legambiente Como, e Sara Sostini, di Arci Como.

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La Costituzione è per l’ambiente

«Quando qualcuno comincia anche solo ad accennare alla necessità di modificare qualche articolo della Costituzione c’è seriamente da preoccuparsi, visti alcuni maldestri precedenti.
I principi fondanti della nostra Costituzione come libertà, uguaglianza, democrazia vanno difesi ad oltranza e in alcuni casi si deve ancora pretendere con forza che siano applicati realmente: si pensi al principio dell’uguaglianza, spesso disatteso anche a livello legislativo.
Diverso è provare a riscrivere alcuni articoli per estendere o chiarire i principi generali alla luce della evoluzione storica, culturale e sociale. Questo è in effetti avvenuto con la modifica degli articoli 9 e 41, che ha seguito un lungo iter (circa tre anni, con vari passaggi in Parlamento) e che è stata approvata definitivamente l’8 febbraio alla Camera, con larghissima maggioranza e senza la necessità quindi di una validazione popolare attraverso un referendum.

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Legambiente/ Enzo Tiso presidente

A Chiara Bedetti succede Enzo Tiso. Cambio di presidente al Circolo Vassallo di legambiente di Como. Un cambio nella continuità di fini e scelte che non interromperà il corso virtuoso della presidenza Bedetti, improntata alla ricerca di sinergie ampie con tutte le organizzazioni che sviluppano interventi non solo di tutela e protezione ambientale, ma di azione civile perché qualità ambientale, equità sociale, diritti, bellezza e cittadinanza attiva corrano insieme.

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12 ottobre/ “Lavoro e salute a Como alla fine del Novecento”

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Venerdì 12 ottobre alle 18, nella sala Recchi di Palazzo Lambertenghi (via Lambertenghi 41) a Como, si terrà la presentazione di “Lavoro e salute a Como alla fine del Novecento”, opera curata da Lamberto Settimi e Enzo Tiso. (altro…)

Como città d’acqua/ Considerazioni sulla salute del Lario

 

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Enzo Tiso, del circolo Legambiente di Como “Angelo Vassallo”, sintetizza i temi sviluppati nell’incontro “Como città d’acqua”, organizzato da Legambiente, durante il quale sono intervenuti Chiara Bedetti, presidente circolo Legambiente di Como, Barbara Meggetto, presidente Legambiente Lombardia, Pietro Genoni e Fabio Buzzi, del Centro regionale laghi e monitoraggio acque superficiali di Arpa Lombardia, Roberta Bettinetti, del dipartimento di Scienze e tecniche applicate dell’Università dell’Insubria, Stefania Di Vito, responsabile scientifica di Goletta dei laghi e  Giorgio Ghiringhelli, presidente di Ars ambiente srl. 
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Per il Lario si può e si deve fare meglio

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Nella mattina di sabato 19 maggio si è tenuta, nel salone Bosisio della Ca’ d’industria di Como, il convegno “Como città d’acqua”, organizzato da Legambiente Como e Legambiente Lombardia le cui rispettive presidenti, Chiara Bedetti e Barbara Meggetto, hanno introdotto e moderato gli interventi e costituito dagli interventi di Pietro Genoni e Fabio Buzzi, referenti del Centro regiornale dei laghi di Arpa Lombardia, da Roberta Bettinetti, professoressa associata e ricercatrice del dipartimento di Scienze teoriche e applicate  dell’Università degli studi dell’Insubria, e da  Stefania Di Vito, responsabile della Goletta dei laghi, il cui rapporto per il 2018 è atteso per la prima metà di luglio. Numerosi anche gli interventi del pubblico, composto di circa trenta persone, a dimostrazione dell’interesse verso lo stato di salute del Lario, principale caratteristica del paesaggio comasco a cui gli abitanti della zona – commenta Bedetti in apertura –  «guardano con un misto di amore e odio».

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Che fare con l’amianto

Nella consapevolezza che il mondo in cui viviamo è di una complessità infinita e che nessun elemento critico può essere messo da parte, il circolo di Como di Legambiente ha organizzato – nella mattinata di sabato 8 aprile 2017 in Sala Stemmi del Municipio di Como – un incontro di approfondimento sul tema dell’amianto, un problema di cui – al di fuori di alcuni momenti critici o di alta esposizione mediatico (come in occasione dei processi legati alla responsabilità dell’industria nei casis di tumore) – troppo spesso ci si dimentica.

Sono passati 25 anni dalla legge 257 che “ha messo al bando” in Italia l’amianto – come ha ricordato Enzo Tiso nella sua introduzione – ma questo problema è ancora presente: un divieto arrivato tardi e una necessità di bonifica che ancora non ha raggiunto i livelli indispensabili. Lo ha sottolineato l’assessore Bruno Magatti che nel suo saluto non ha potuto fare a meno di citare il caso Ticosa, con la sua imponente indispensabile bonifica – ormai quasi ultimata -, troppo a lungo e troppo colpevolmente ignorata negli anni passati dalle precedenti amministrazioni e dai vari attori coinvolti, ma che ha messo l’accento anche sulle piccole esigenze quotidiane dei molti privati che si trovano a dover fare i conti con la presenza dell’amianto (e per i quali il Comune di Como sta predisponendo una lista di aziende “certificate” a cui ci si potrà rivolgere per le esigenze connesse alla rimozione e alla bonifica).

Eppure, incredibilmente, la storia dell’amianto è stata – come ha esordito nella sua relazione l’architetto Nicola Varalli, esperto del settore – “una storia di successo”: un materiale le cui caratteristiche di conducibilità termica erano ottimali per un uso isolante, molto elastico, facilmente lavorabile… ma, come si è scoperto abbastanza rapidamente, anche se poi lo si è a lungo nascosto, micidiale nei suoi effetti sulla salute. Le sue minuscole fibre, facilmente inalabili, hanno infatti un ruolo cruciale nella cancerogenesi, ancora più subdola perché latente per anni e decenni. Nella sua disamina generale, Varalli non ha mancato di togliere il velo su alcuni miti, da Steve McQueen morto di mesotelioma maligno forse a seguito delle tute ignifughe indossate per il film girato sulla 24 ore di Le Mans (ma forse per il suo lavoro giovanile sulle navi da guerra americano), fino al mito locale del DAS, la popolare creta “didattica” inventata dal comasco Dario Sala, per molti anni prodotta proprio con polvere di amianto.

Il “problema amianto” copre quindi tutte le possibili dimensioni, dall’infinitamente piccolo allo straordinariamente grande, come è la più grande cava d’amianto d’Europa, tra Balangero e Corio in Piemonte da molti anni sottoposta a un complesso lavoro di Bonifica, dall’esorbitante costo di oltre 30 milioni di euro. Le conquiste di questa pluriennale bonifica sono state raccontate dall’ingegnera ambientale Elisa Lazzari, che non ha taciuto i problemi e le difficoltà, anche quelle in prospettiva… avendo l’esigenza di restituire alla collettività un grande territorio con la coscienza che è costituito – letteralmente – da una montagna di amianto, cioè di veleno.

Quindi, ha riassunto il magistrato Giuseppe Battarino, da tempo impegnato sui problemi ambientali, dobbiamo avere coscienza che il “problema amianto” ha a che fare con la gestione dell’eredità industriale della nostra storia, recente e no: un problema su cui si deve intervenire con la capacità di affiancare ai necessari interventi puntuali anche una visione complessiva, facendo tesoro della necessaria consapevolezza (assai più dilatata nel tempo di quanto normalmente si creda: già una legge del 1909 metteva in guardia sull’esposizione all’amianto!) ma anche della coscienza della sua parzialità. Questa strategia a doppio binario deve, a parere di Battarino, essere messa in campo anche a livello locale, come nel caso della Ticosa, per la cui risoluzione non può essere esclusa anche una notevole dose di “capacità immaginativa”.

Secondo questa filosofia, l’incontro promosso da Legambiente ha affiancato interventi puntuali e concreti (su cosa è accaduto – come i casi di mesotelioma maligno in provincia di Como – e su come si può e si deve intervenire) ad aperture più generali. Poiché non si può intervenire con efficacia senza comprendere la complessità di un problema.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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