Elezioni alle porte: la situazione tra sinistra e centrosinistra

Con la più classica difficoltà di fare sintesi e unirsi, diverse forme della sinistra si sono cristallizzate separatamente in vista delle elezioni del 25 settembre. Da un lato troviamo un’eterogenea coalizione di centrosinistra, con Democratici e Progressisti (Pd, Demos e Psi), +Europa, Alleanza Sinistra italiana/Europa Verde/Possibile e Impegno Civico. Nel lato dichiaratamente anticapitalista più radicale troviamo Unione popolare, che riunisce Potere al popolo, Rifondazione comunista e Democrazia e Autonomia. Infine il “nuovo” Movimento 5 stelle guidato da Giuseppe Conte. A una doverosa premessa sullo stato dell’arte, segue un’analisi su quella che è la proposta e quali sono le alleanze.

La caduta del governo Draghi ci ha catapultato in una campagna elettorale inaspettata, che punta agli istinti e a scelte aut-aut, arrivata dopo un ennesimo fallimento della politica partitica parlamentare asserragliatasi per un periodo dietro un cosiddetto uomo competente, rispettato e per certi versi forte. Una campagna elettorale dai contenuti dal livello culturale ai minimi storici, tra botte e risposta infantili via Twitter e approdi dai toni infantilizzanti verso i giovani su Tiktok. E ancora litigi, critiche personali, malumori e dissapori di partito resi pubblici, influencer, condivisione di video di violenze, accuse di fascismo e di antisemitismo trasversali e chi più ne ha più ne metta. Un quadro non certo roseo, che scoraggia ulteriormente ma rende, d’altra parte, ancor più necessario un certo grado di partecipazione – e non solo al voto – per un ritorno a una vera democrazia rappresentativa e a un livello culturale tale almeno da non mortificare quando si guarda a qualcosa di nobile e alto come la politica, che sta forse dimostrando ormai da tempo maggior dignità fuori che dentro i palazzi. Nonostante tutto, resta comunque necessario comprendere al meglio da chi è formato il panorama delle proposte considerabili di sinistra. La cui regola, come scriveva Norberto Bobbio nel libro Destra e Sinistra, è l’inclusione. Salvo eccezioni.

Una coalizione per fermare la barbarie

Un’alleanza elettorale alla ricerca del voto utile, visti i toni recenti della campagna elettorale e l’appello di Enrico Letta. Dopo un’iniziale vicinanza ad Azione, il Partito democratico guida ora una coalizione più a sinistra di quello che avrebbe potuto essere, in una lista congiunta con Articolo uno, il Psi e DemoS e in accordo elettorale con Sinistra italiana, Europa verde, Possibile, +Europa e Impegno civico. Di fatto la coalizione è eterogenea e il punto su cui si è trovato l’accordo è cercare insieme di impedire la formazione di un governo liberticida di destra, da temere per lo stato dei diritti civili e sociali in Italia. Troviamo maggiore attenzione verso la pace, le diseguaglianze, l’ambiente e i diritti sociali da parte di Sinistra italiana, Europa verde e Possibile rispetto agli alleati, che però condividono molti dei provvedimenti sui diritti civili: ius soli, matrimonio egualitario, legge contro l’omobitransfobia, legge sull’eutanasia, legalizzazione della cannabis. Anche sull’ambiente le frizioni si fanno sentire: non c’è convergenza sul nucleare – Pd, Si/Ev e Possibile sono per il no mentre +Europa per il sì – e nemmeno sui rigassificatori – dove al no netto della parte più a sinistra risponde il sì del Pd e degli altri partiti. Le differenze restano evidenti se si pensa che quasi tutti i partiti della coalizione hanno parlato di proseguire con la fantomatica Agenda Draghi, ora sempre meno citata, eccetto Sinistra italiana, che in parlamento sedeva tra i banchi dell’opposizione criticando la politica liberista e la politica estera bellicista del governo – e la cui linea in questo senso è minoritaria in coalizione. In generale, l’accordo rende sicuramente la compagine più forte per fare da argine alla destra, nonostante il mancato coinvolgimento del M5S, e tutto sommato credibile riguardo la difesa dei diritti civili e la volontà di mettere lavoro, energia e ambiente come temi prioritari per il paese. Tra i candidati del Pd troviamo molti/e esclusi/e, a cominciare da Giuditta Pini e Pierfrancesco Maran, e una preferenza data a politici di lunga data, eccenzion fatta per Elly Schlein. Come candidati di punta la lista Sinistra italiana e Europa verde hanno presentato Ilaria Cucchi, attivista per i diritti civili e sorella di Stefano Cucchi, e Aboubakar Soumahoro, sindacalista che lotta soprattutto per i diritti dei lavoratori e dei braccianti nelle campagne italiane e ha fondato la Lega degli invisibili. Mentre, oltre alla candidatura dei leader di partito, +Europa ha presentato Carlo Cottarelli. Candidature che ribadiscono l’impressione di una alleanza eterogenea all’interno della coalizione di centrosinistra pensata esclusivamente come cartello elettorale e senza nessuna prospettiva di governo comune. Gli ultimi sondaggi Quorum/YouTrend danno il Pd al 21,9%, Sinistra italiana/Europa Verde si attestano al 3,5%; +Europa al 2,2% e Impegno Civico è allo 0,9%.

La sinistra più a sinistra?

La sinistra più movimentista e anticapitalista con la lista Unione popolare appare meno frammentata del solito e unisce Potere al Popolo, Rifondazione comunista, Democrazia e Autonomia e ManifestA. Si presenta con un chiaro riferimento al progetto politico di Jean-Luc Melenchon, La France insoumise – Nouvelle Union populaire écologique et sociale che in Francia ha riunito alcune compagini di sinistra mettendo in difficoltà Emmanuel Macron e confermandosi come seconda forza nel paese. Lo stesso Melenchon è stato ospite a Roma proprio di Unione popolare, a sottolinearne la vicinanza. Luigi De Magistris, Maurizio Acerbo, Giuliano Granato e Marta Collot hanno unito le forze per presentarsi come alternativa alla destra ma anche al centrosinistra e alla sinistra alleata al Pd in queste elezioni. Il programma ha alcuni punti in comune soprattutto con Sinistra italiana, Europa verde e Possibile, ma si distingue per la maggior radicalità delle proposte e la maggiore attenzione verso il settore pubblico rispetto al privato. Tra gli aspetti più originali troviamo l’estensione del reddito di cittadinanza e l’introduzione del reddito domestico. Anche in questo caso si pone l’accento sulla necessità di risolvere i conflitti nel mondo perseguendo la pace, con attenzione verso l’autodeterminazione del popolo curdo e di quello palestinese. Tra le proposte per il lavoro anche il salario minimo e la riduzione dell’orario di lavoro mentre un forte focus è sullo stop agli sgomberi dei luoghi liberati e sulla criminalizzazione delle lotte. Viste le premesse di questa campagna elettorale – estiva, frenetica e forse non totalmente democratica – già l’aver raggiunto l’obiettivo del raccoglimento delle firme è un buon risultato. La lista, seppure con proposte interessanti, risente molto dell’immagine di un capo politico che oscura la natura collettiva della proposta. Nei sondaggi Unione popolare è data all’1,4%, dunque sotto la soglia di sbarramento del 3%.

Il Movimento che rivendica appartenenza

Un partito profondamente cambiato e ridimensionato, ancora in cerca di una vera e propria identità, sedotto prima e abbandonato poi dal Pd, cercato da Sinistra italiana e da Luigi Di Magistris, alla fine si presenterà alle elezioni in solitaria, fattore che toglierà sicuramente solidità e peso nel confronto con la destra e all’opposizione alla stessa. Il programma del Movimento 5 Stelle, ha come guida un Giuseppe Conte più compagno che mai seppure con ancora il favore di Donald Trump. Molti punti del programma ricalcano quelli della coalizione di centrosinistra, a cominciare dai diritti civili: matrimonio egualitario, legge contro l’omotransfobia, educazione sessuale e ius scholae. Questa campagna elettorale sta dando al nuovo M5S un’identità più vicina a quello schieramento politico rispetto al centrodestra, a cui peraltro è stato vicino in passato. Secondo i sondaggi si attesta attorno al 12%.

Centrosinistra e sinistra che non sono più

Grandi esclusi dalla lista Matteo Renzi e Carlo Calenda, in quanto fuori dall’orbita del centrosinistra ormai da tempo, con il loro terzo polo novello Forza Italia che mescola proposte neoliberiste di destra alla promozione dei diritti civili tipici della sinistra. Altra menzione per Italia sovrana e popolare, lista nata dall’alleanza tra Marco Rizzo, Antonio Ingroia e Francesco Toscano che si attesta su posizioni antiatlantiste e presenta un programma simile a quello di Italexit. Obiettivi: uscire dalla Nato, dall’Ue, dall’euro e dall’Organizzazione mondiale della Sanità. La politica economica richiama la programmazione industriale e sociale ma la lotta di classe e popolare tipica della sinistra radicale incontra le spinte no vax, con richiami alla cancel culture, al politicamente corretto e al contrasto all’immigrazione analoghi a quelli dell’estrema destra sovranista.

In generale, alcune delle stesse formazioni citate in questa disamina si può dire siano prive di una certa cultura che ha contraddistinto la sinistra secondo novecentesca, in modo particolare riguardo la politica economica, la giustizia sociale e la politica estera. Si è voluto tuttavia dare qui un quadro il più possibile ampio, dal centro sinistra alla sinistra, delle compagini che in questa tornata elettorale si presentano come alternativa a una destra sempre più estrema che rischia di mettere a repentaglio la natura antifascista della costituzione. [Daniele Molteni, ecoinformazioni]

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