Salvezza è la parola magica

Da poco è uscita una interessante miniserie (Netflix) che affronta, con una visione ampia e articolata, il problema della salute mentale e le difficoltà nel prevenirla e gestirla dal titolo “Tutto chiede salvezza” liberamente ispirata ad un romanzo di Daniele Mencarelli.

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Dopo i gravissimi fatti di ieri avvenuti ad Assago e ad Asso (sui quali si appureranno da parte della
magistratura le eventuali responsabilità) è tuttavia necessario fare alcune doverose considerazioni.
Attualmente la gestione del paziente con problemi mentali (più o meno gravi) avviene in due fasi:
Quella iniziale della presa in carico e della gestione del percorso da seguire e la seconda, eventuale,
del ricovero presso le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (R.E.M.S.) che hanno
preso il posto degli O.P.G. (Ospedali Psichiatrici Giudiziari). La seconda fase entra in gioco,
ovviamente, solo se il paziente ha commesso dei reati.
Ebbene quello in cui le Istituzioni hanno peccato in questi anni è proprio la fase relativa alla
prevenzione e alla presa in carico e gestione del percorso. Non si investe abbastanza sulla
prevenzione delle malattie mentali, da quelle apparentemente più banali a quelle più gravi. Si fa
poco o niente sulla gestione dei malati mentali che vanno seguiti costantemente e monitorati da più
professionisti del settore. Va rivista la gestione dei reparti psichiatrici perché hanno un lavoro
immenso da svolgere e, spesso, sono con pochi posti letto. Va implementato assolutamente
l’organico di medici e psichiatri e psicoterapeuti in questo settore delicatissimo.
Ecco. Facciamo in modo che chi “chiede salvezza” possa ottenerla quando è ancora in tempo di
essere salvato senza aspettare che il tutto possa sfociare in un fatto di cronaca anche perché a
rimetterci sono non solo i pazienti psichiatrici ma anche le vittime innocenti, come è già accaduto
questa estate a Rebbio e come è accaduto ieri ad Assago e Asso. [Gianluca Giovinazzo]

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