Porti aperti, rotte sicure: la denuncia di Como senza frontiere

Non è facile manifestare per i porti aperti quando la maggior parte delle persone crede che la scandalosa situazione creatasi sul Mediterraneo si sia “risolta” con lo sbarco di tutte le persone salvate dalle navi umanitarie. Mentre la presidente del consiglio Giorgia Meloni e i suoi ministri continuano a invocare con toni bellici la “difesa delle frontiere”, una distratta opinione pubblica assiste allo svolgimento di una paradossale spettacolarizzazione del contrasto all’attività di salvataggio.

Per questo la rete Como senza frontiere ha voluto ripetere la Marcia dei nuovi desaparecidos anche in questo mese di novembre: per rendere evidente che la criminalizzazione delle migrazioni non è certo finita con lo smacco subito dal governo italiano di fronte alle esigenze sanitarie e umanitarie.

Infatti, il governo italiano ha già promesso un inasprimento del “contrasto” alle organizzazioni non governative impegnate nei salvataggi in mare, mentre proseguono e si moltiplicano alle frontiere – sia di mare che di terra – i respingimenti collettivi (pratica che – e bene tenerlo sempre a mente – è esplicitamente vietata dal diritto internazionale). La stessa Francia, che pure ha giocato in questi giorni una partita differente dall’Italia, ha preannunciato nuove regole (più “stringenti”) per l’accoglienza delle persone migranti e in cerca di rifugio.

In piazza Grimoldi – in pieno centro, ma quasi oscurata dall’indifferenza generale – qualche decina di persone ha manifestato venerdì 11 novembre una sentita richiesta di umanità. Un atteggiamento che sempre più difetta in Europa, in Italia e anche nella ricca Como. [FC, ecoinformazioni]

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