Amministrazione condivisa e co-progettazione

Nel corso della serata del 19 settembre, nella sala Giovanni Zampese della Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù, l’APS Cantù Oggi 360 ha organizzato un incontro sui temi dell’amministrazione condivisa, in particolare, sul regolamento per la gestione dei beni comuni. Quest’iniziativa è parte del percorso più ampio che da qualche mese coinvolge la società civile della cittadina brianzola e che invita le persone a riflettere sulle dinamiche di partecipazione diretta al governo della cosa pubblica.

Come detto, i protagonisti della serata sono stati i regolamenti per i patti di governo condiviso dei beni comuni, uno strumento amministrativo che oggi esiste in ben 300 comuni italiani e che ha dato vita a più di 7000 relazioni formali tra amministrazioni e gruppi di cittadini ed enti del terzo settore. Il prossimo febbraio il regolamento compirà i suoi primi 10 anni, nato a Bologna su spinta dell’associazione Laboratorio per la Sussidiarietà (LabSus), negli anni questo si è diffuso facendo scuola e apportando innovazioni nella gestione dei territori e dei loro beni comuni.

Ospiti della serata l’attuale Presidente della sopracitata associazione Pasquale Bonasora il quale ha moderato gli interventi di due testimonianze dirette di amministratori locali, da un lato l’ex Sindaco di Verona Federico Sboarina e, dall’altro, l’attuale Assessore al welfare di Bologna Luza Rizzo Nervo. Si noti che i due ospiti sono rappresentanti di differenti partiti schierati all’opposto dell’arco parlamentare. Sboarina è membro di Fratelli d’Italia mentre Rizzo Nervo è un esponente del Partito Democratico. La scelta bipartisan non è stata casuale e nemmeno dettata da una forzata di presenza di un contraddittorio ma, anzi, è stata una chiara volontà di dimostrare che questi temi sono e devono essere trasversali alle forze politiche.

Il cappello introduttivo della serata è stato affidato al Bonasora, il quale ha fornito una panoramica generare sull’origine del regolamento e sui risultati che questo ha raggiunto negli anni. Questo è la realizzazione concreta del principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale, inserita nella Costituzione della Repubblica italiana (Art. 118 comma 4) grazie alla riforma del 2001. Da questo importante passaggio serviva però tradurre il principio in un’applicazione pratica e questo è stato l’instancabile lavoro che LabSus ha condotto negli anni al fine di escogitare una soluzione capace di favorirne la realizzazione. Il principio di sussidiarietà sancisce il mandato perentorio allo stato e a tutte le sue articolazioni ad ogni livello di favorire la partecipazione dei cittadini al miglioramento del bene pubblico, questo è stato una ristrutturazione radicale del rapporto tra la sfera pubblica e privata perché si è superata la dinamica oppositiva e verticale per cui solo il pubblico è responsabile della promozione dell’interesse generale favorendo una co-responsabilizzazione delle parti a questo compito. Si è quindi sostituita la competizione tra le due parti alla fiducia e al favorire l’incontro su un terreno comune al fine di un confronto per leggere la realtà, interpretarla e disegnare soluzioni adeguate. Il moderatore precisa un elemento importante a livello giuridico, non si è lavorato per tradurre questo principio in legge ma in regolamento, ovvero, un atto peculiare delle amministrazioni locali, cioè quel livello ove più si verificano e sperimentano le relazioni tra cittadini e governo. Quello che viene favorito da questo strumento sono dinamiche di mutua conoscenza e educazione; i cittadini possono imparare come funziona l’amministrazione ed i funzionari pubblici, oltre che i decisori politici, essere più vicini ai problemi della città. Il regolamento negli anni è cresciuto ed evoluto, in alcuni comuni si è già alla versione 2.0, ed è riuscito anche a far scuole ben oltre i confini nazionali con esperti e decisori pubblici che negli anni hanno contattato LabSus da tutt’Europa ed anche oltre per conoscere questo esempio.

Finita l’introduzione, la parola passa al primo degli interventi, quello del Dott. Sboarina a cui è chiesto di raccontare la sua esperienza come sindaco applicatore del regolamento. Per prima cosa, il relatore evidenzia come lui ereditò questo strumento dal suo predecessore (il sindaco Tosi, sempre di centrodestra) e che oggi questo sopravvive anche sotto l’amministrazione Tommasi (centrosinistra) dimostrando come l’uso dei patti possa essere trasversale e continuo rispetto alle singole giunte. Uno dei maggiori risultati dei patti è l’accrescere la cultura del bene comune e del prendersi cura della città, senza alcuna retorica, l’ospite sostiene l’idea che ci vuole amore per la propria città e che questo sia la base fondamentale per generare i patti. Quando Sboarina era assessore all’Ambiente usava girare per la scuole primarie di Verona per incontrare gli alunni e impartire lezioni civiche di rispetto dell’ambiente, cura del territorio e attenzione al miglioramento di questo perché se certi concetti vengono trasmessi quando si è piccoli, si formeranno adulti più responsabili. È questa la base politica che serve per costruire questo tipo di proposte politiche che devono essere senza colore, tant’è che il regolamento a Verona nasce da una proposta di un consigliere del Movimento 5 stelle e fu approvato all’unanimità dal Consiglio comunale. Tra i patti stipulati più interessanti, alcuni presenti nella circoscrizione più periferica di Verona, in una zona collinare distante da servizi e con una densità abitativa molto bassa, tutte condizioni che rendono difficile l’implementazione dei servizi pubblici e ciò ha portato molti dei residenti ad attivare dei patti al fine di potersi prendere cura delle loro frazioni gestendo le aree verdi, pulendo le strade ed attivando altri servizi di prossimità. A detta dell’amministratore, una delle motivazioni alla base del successo di queste iniziative è che queste sono aree a prevalenza di residenti con radici profonde nel territorio “Veronesi che sono veronesi da dieci generazioni” ma ciò non vuol dire che altri possano essere esclusi dalla promozione del bene comune, di fatti, a Verona uno dei patti è stipulato con l’associazione della comunità dello Ski Lanka a cui è stato affidato un terreno su cui è stato costruito il primo campo da cricket della zona, dando loro la possibilità di diffondere anche al di fuori del loro gruppo la pratica del loro sport tradizionale.

A seguire, è intervento l’assessore Rizzo Nervo del Comune di Bologna, il quale ha rievocato la nascita del regolamento presso il suo municipio. Il ricordo principale è quello di un incontro sulla semplificazione amministrativa tenuto da LabSus il cui obiettivo era quello di convincere gli amministratori all’adozione di questo; la prima risposta a pelle dell’ospite fu però di scetticismo “Ma come? Un altro regolamento per semplificare l’amministrazione?” invece scoprirono che lo strumento poteva aiutare a risolvere molte delle frustrazioni che spesso attanagliano la vita di chi governa le città, ovvero, il dover tarpare le ali all’entusiasmo di molti cittadini che vogliono mettere a disposizione le proprie energie, idee e competenze per migliorare la città ma che spesso si sentono solo rispondere “Non si può”. Un’altra frustrazione, a detta dell’ospite, era quella di vedere i molti e bellissimi principi costituzionali rimanere solo sulla carta e non trovare applicazione. Il regolamento aiuta a condividere i problemi ed a co-progettare le soluzioni, questi aiutano a mettere in campo le competenze dei cittadini, i quali, nella concezione remota e precedente dell’amministrazione pubblica, erano considerati solo come fruitori passivi e non come co-produttori del bene comune. Tra le varie esperienze che sono nate a Bologna, l’Ass. Rizzo Nervo ricorda quella di un gruppo di mamme che ha preso in gestione un giardino pubblico in centro storico, dove spesso passavano i pomeriggi con i loro bimbi, nel corso degli anni lo hanno migliorato e coinvolto anche altri residenti nella gestione di questo. Altro caso, questo molto particolare, la gestione da parte di un gruppo di Ultras del Bologna di uno spazio culturale a ridosso dello stadio comunale. All’interno dello stabile questi svolgono le loro attività sociali ed offrono anche servizio di babysitting durante le partite.

A conclusione della serata ha preso la parola, per un breve intervento, anche Sergio Marelli, cooperante internazionale e primo promotore dell’Appello per l’amministrazione condivisa a Cantù, l’invito che rilancia a tutti e tutte è quello di sottoscrivere questo e chiedere, a meno di un anno dalle elezioni, che si promuovano anche in questo comune le pratiche oggetto della serata. [Michele Bianchi per ecoinformazioni]

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