200mila a Roma per la Costituzione
Come si è già scritto altrove, chi pensava che una chiamata “per la Costituzione” fosse troppo generica è stato smentito: quella di sabato 7 ottobre, a Roma, è stata la più grande manifestazione degli ultimi anni. Una manifestazione cromaticamente prevalentemente rosso-Cgil, ma sono tantissime le associazioni che hanno aderito. Presente in forze anche l’Arci, anche con un drappello comasco.
Non uno, ma due cortei sono confluiti in piazza san Giovanni; uno partiva da piazzale dei Partigiani, l’altro da piazza della Repubblica. Due fiumi, veri e propri, che sono lentamente confluiti nella piazza finale, che ha finito di riempirsi giusto in tempo per la conclusione affidata a Maurizio Landini, segretario generale della Cgil.




Prima delle parole conclusive di Landini, sono state però diverse le persone e le realtà che sono intervenute, per mettere al centro la composita proposta politica di un movimento che ha come nucleo comune la Via Maestra mostrata dalla Costituzione.
Sul palco finale infatti, si sono succeduti delegati sindacali (come Stefania Brogini, infermiera senese), rappresentanti di realtà politiche come Michela Paschetto, di Europe for peace, Ilaria Manti di Ci vuole un reddito e Simona Bade di Greenpeace, ma anche figure istituzionali come Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, studenti come Camilla Piredda e personaggi sociopolitici di spicco: Gustavo Zagrebelsky, don Ciotti, Gianfranco Pagliarulo dell’Anpi ed Emiliano Manfredonia sono senza dubbio tra questi.

Dunque, come si deduce dai nomi citati, i temi trattati sono stati molti e densi, coerentemente col manifesto della Via Maestra.
La salute, prima di tutto: un bene pubblico sempre più privatizzato ed ulteriormente minacciato dall’autonomia differenziata. Come ha affermato Brogini, bisogna rimettere al centro l’importanza politica e sociale dell’atto di cura, che non può essere visto come un bene d’élite su cui fare profitto, ma come un diritto accessibile alla totalità della popolazione.
Seconda nell’ordine, non certo per importanza, la pace, bene essenziale sempre più raro. Nel giorno dell’escalation israelo-palestinese, con l’attacco a sorpresa di Hamas e la controffensiva israeliana, è più necessario che mai sottolineare l’esigenza di vie negoziali che mettano al centro non la ricchezza dei mercanti d’armi, ma il benessere della popolazione civile. In Ucraina e Palestina come nel resto del mondo, la via da perseguire è quella del disarmo, non quella della violenza e delle uccisioni.


Molto citata anche la catastrofe sociale, in termini di disparità tra regioni e complessivo impoverimento, costituita dall’autonomia differenziata. Il ddl Calderoli detto anche eloquentemente, ddl Autonomia, rischia davvero di distruggere un paese già in difficoltà nel garantire equità al proprio interno. In più interventi si è sottolineato quanto sia deleterio sostituire alla collaborazione tra regioni una dinamica competitiva e rapace. Il danno conseguente non interesserebbe solo le aree già povere, scarsamente scolarizzate e costantemente incrinate dalla criminalità, ma anche impoverire un nord che, la pandemia lo ha dimostrato eloquentemente, proclama la propria indipendenza più di quanto effettivamente sia in grado di sostenerla.
Applauditissimo è stato l’intervento di don Ciotti, che dal palco della piazza finale ha inveito contro la «prostituzione morale della nostra costituzione» e lo svuotamento di significato della parola Resistenza e si è affermato «di parte, sì, ma dalla parte dei diritti; dalla parte della solidarietà che però non deve ratificare, ma trasformare l’esistente e svegliare le coscienze». Molto apprezzato anche Zagrebelsky, che precedentemente aveva affermato che l’impegno per la Costituzione non dev’essere pensato come qualcosa dovuto all’estetica: «non importa che la nostra Costituzione sia “la più bella del mondo”, conta il suo valore politico».
Da ultimo, voce a chi guarda al futuro da una prospettiva particolarmente stringente: coloro che lo vivranno. Se l’intervento della portavoce di Greenpeace ha sottolineato come sia espressamente citata nel documento costituente, ma ignorata dalla politica, l’importanza di garantire un futuro alle future generazioni, è stato l’intervento di Camilla Piredda a ricordare ciò che chiede chi dovrà subire le conseguenze del presente nei prossimi decenni. Con sempre meno diritti, sempre meno scuola, senza casa e perlopiù inascoltati, studenti e studentesse, giovani lavoratori e lavoratrici hanno di fronte un orizzonte assai fosco. Nelle parole della rappresentante di Udu, la lotta di questa fetta di società inascoltata non si fermerà e le diverse mobilitazioni che stanno animando il Paese lo dimostrano.

Un esempio, quello della conflittualità dal basso, che anche chi lavora e il mondo del terzo settore dovrebbero ascoltare, se è vero che Landini è stato accolto sul palco da non pochi appelli allo sciopero generale. Un po’ fiaccato dalla tosse, il segretario generale della Cgil ha tracciato (ascoltato anche da Elly Schlein, comparsa nella piazza sul finire dell’iniziativa) una linea di continuità tra la piazza mobilitatasi nel 2021 contro l’assalto fascista alla sede romana del sindacato e quella della Via Maestra. Due gli elementi comuni riconosciuti dall’oratore: il fatto di essere persone, diverse certamente ma unite negli intenti e nell’idea di giustizia e società e, in secondo luogo, il fatto di essere una piazza che sa di essere detentrice di diritti ma non si vuole sottrarre al dovere di cambiare la società.
Diversi gli spunti emersi nell’intervento di chiusura, dall’appello a restituire la ricchezza a chi la produce, anziché lasciarla ai pochi che possiedono troppo, alla necessità di riconoscere che il problema della violenza sulle donne è un problema degli uomini e come tale va affrontato in termini di presa di responsabilità ed azione conseguente.
Come suggerisce il nome, la Via Maestra, le persone che si sono trovate in piazza per difendere la Costituzione, è non un punto di arrivo, ma di partenza. La strada, per quanto lunga, è tracciata, e ci sarà molto da fare per raggiungere tutte le pietre miliari che la contrassegnano.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]


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