Studenti e polizia/ Vogliamo tornare agli anni ’70?

Ho frequentato il liceo tra il 1969 e il 1974, anni speciali e indimenticabili non solo per la storia personale, ma per quella del paese intero. Sono una di quelle ragazze che ha cominciato subito a “fare politica”, dai 14 anni in poi. Il primo anno a Brescia con l’autunno caldo del 1969 e le lotte dei metalmeccanici in piazza insieme agli studenti, tenendomi a dovuta distanza con grande paura, ho visto per la prima volta i poliziotti in tenuta di assalto.

Con il trasferimento a Lucca, in una città in cui i gruppi neofascisti erano ben radicati (dagli studenti della Fiamma tricolore al ben tristemente più noto covo di stragisti: Ordine nuovo!), nel collettivo studentesco si discuteva di lotta armata, di legittimità dell’uso delle armi nelle rivoluzioni, allora in quelle latinoamericane, di Marx, di Marcuse, di Mao, del femminismo neroamericano, dei movimenti black, ma soprattutto di stragi, di connivenze tra Stato e attentati, di golpe mancati, di Cile, di Franco, dei colonnelli greci, per citare solo qualcuno degli argomenti. Contemporaneamente però si parlava di Ghandi, di don Milani, dei movimenti pacifisti non violenti, quindi di una ipotesi di opposizione, di contestazione e scelta non violenta, di aspra critica alla lotta armata e, sinceramente, eravamo un bel gruppo così orientato.
Quando cambiarono le cose per molti ragazzi e ragazze? Quando si cominciarono a coprire i volti fino a quel momento sempre scoperti, come quelli degli studenti e delle tante studentesse di questi giorni? Quando iniziarono ad essere usati i bastoni delle bandiere? Ci furono forse molte ragioni che qui non si possono analizzare, di certo comunque per molti miei compagni, dopo le ingiustificate cariche della polizia, dopo i manganelli, dopo i lacrimogeni usati persino per un sit-in in piazza per rimettere insieme la nostra 4 G, smembrata per noi ingiustamente!!!
Ho visto trasformarsi sotto i miei occhi studenti forti, coraggiosi, coerenti e persino miti in convinti assertori prima della necessità di difendersi e poi in quella di attaccare.
Ho assistito alle divisioni nei gruppi tra chi cominciava a optare per la lotta armata e chi come me invece cercava altre strade, ho visto sparire compagni di scuola nella clandestinità.
Ho continuato poi a Milano dal 1974 a l 1978 a vedere il crescendo della repressione sempre più violenta non solo nei confronti della tragica deriva terroristica, ma ancora verso le manifestazioni studentesche, spesso disarmate e scoperte anche se poi dimenticate nella memoria collettiva, in particolare nei cortei femministi.
Guardando le immagini degli ultimi giorni, ma ahimè degli ultimi mesi mi chiedo e chiedo: ma davvero vogliamo torinare a preparare nuovi anni di piombo? Pensiamoci prima di alimentare odio e bracca armate!!! [Grazia Villa per ecoinformazioni]

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1 pensato su “Studenti e polizia/ Vogliamo tornare agli anni ’70?

  1. La domanda che ti poni, Grazia, è purtroppo attuale e legittima. Va tenuto conto del fatto che un Governo così di destra non c’era ancora stato dai tempi di Scelba e Tambroni e che questi, certamente, per indole e calcolo politico, un’occasione così ghiotta per fare sfoggio della loro anima nera non se la lasciano di certo scappare. In fondo, dalla sconfitta della dittatura , nessuno in Italia ha mai voluto davvero fare i conti con la pesante pesante e ramificata nelle Istituzioni, a partire da Questure e Prefetture, di veri e propri fautori del ritorno al Fascismo.

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