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ecoinformazioni marzo 2024/ Fa’ la cosa giusta

Carə sociə, eccovi il mensile che abbiamo presentato in anteprima a Fa’ la cosa giusta a Milano, lo scorso 22 marzo. Con questo numero si chiudono le iniziative del mese appena trascorso (a questo proposito, trovate tutte le fotografie di Contaminazioni, il concerto hindo-flamenco dello scorso 28 marzo, sull’articolo dedicato sul sito, realizzate da Beatriz Travieso Perez, Claudio Fontata, Dario Onofrio e Gianpaolo Rosso) e inizia la strada verso il 25 aprile.
Anticipiamo l’editoriale Palestina: chiediamoci perché di Fabio Cani, buona lettura.

«All’origine dell’incapacità del mondo occidentale di porre freno e rimedio all’immane tragedia scatenata contro il popolo palestinese e contro l’intero complesso di diritti e di prospettive umane che in quell’area hanno sede, ci sono evidentemente le responsabilità originarie dello stesso mondo.
C’è sicuramente il peccato originale dello scatenamento della shoah, le cui profonde origini rimandano a un nucleo oscuro della cultura dominante, ben più esteso che non il delirio nazista e fascista; ma c’è anche altro, che comunque precede (e anzi per qualche verso prepara) la furia genocidaria degli anni Trenta e Quaranta. Questo “altro” che è durissimo riconoscere e che si oppone a una qualsiasi ipotesi di soluzione della crisi israelo-palestinese è il colonialismo, le sue regole e i suoi obiettivi. Senza riconoscere la diretta responsabilità che i modelli culturali, sociali, militari dell’occidente hanno rispetto a queste pratiche di oppressione dei popoli nativi non si possono nemmeno lontanamente prefigurare delle ipotesi non si dice di soluzione, ma nemmeno di superamento, della situazione a cui stiamo assistendo, impotenti. È una responsabilità che dovrebbe interrogarci profondamente, perché non possiamo chiedere ad altri di essere disponibili a risolvere problemi che le nostre stesse politiche e società hanno creato (o a cui non si sono efficacemente opposte).
La rapina del territorio, la distruzione delle culture locali, la soppressione dell’autodeterminazione, la totale cancellazione della società civile, la rimozione di un sistema di diritti uguali per tutti sono lo specchio dell’acquiescenza dell’Occidente verso una distorsione colonialista del vivere civile che non può produrre che morte e devastazione.
Abbiamo il dovere (e forse la possibilità) di fare la cosa giusta, di cominciare a invertire questa corsa verso il baratro, che alla fine non risparmierà nessuno. Per farlo, è indispensabile rifiutare la logica della guerra e ricostruire le condizioni di confronto e di comprensione sul terreno dei diritti universali. Bisogna farlo qui, imponendo ai governi di cambiare rotta, e bisogna farlo lì, portando il sostegno incondizionato (come anche Arci sta facendo con la carovana internazionale). La richiesta di pace è richiesta di giustizia, che è l’esatto opposto della pratica del colonialismo». [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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