2 agosto: pietre per la memoria

L’immagine è di quelle forti: mettiamoci una pietra sopra. Ma non per chiudere una storia e dimenticarla, al contrario: per segnare la memoria, come si usava fare nei memoriali più antichi (basta richiamarsi ai cimiteri berberi, al margine del Sahara, dove le persone defunte sono segnate solo da pietre…) e come si è tornati a fare nei memoriali più recenti (le pietre d’inciampo e le pietre per la memoria appunto).
Le pietre (quasi tutte bianche, immacolate – solo qualcuna diversa) rappresentano facilmente il peso dei ricordi e del dolore di questi 44 anni trascorsi da quel sabato 2 agosto del 1980, e servono a fermare un ricordo, un immagine, a non farla scivolare via.

A partire dalle 10.25, attorno c’è prima il silenzio (il minuto di sospensione, di rito) e poi le parole. Il ricordo vuol farsi leggero e, purtroppo, si perde il peso di quell’eredità, di quella strage (la più grave del dopoguerra), di quella violenza spietatamente indirizzata. E poi le note musicali: le prime a risuonare sono quelle di Barbara Heller, della sua ninnananna Lalai, una musica di resistenza, scritta in ricordo delle donne vittime della repressione in Iran, e intonate al violino da Mariateresa Lietti, che ricorda come siano perfettamente adeguate alla memoria delle vittime della strage fascista della stazione di Bologna. È l’unica volta che la strage viene definita per quello che è: una strage fascista, il culmine della strategia eversiva della destra estrema (e di alcuni settori dello Stato) che l’Italia ha attraversato, non esclusivamente un evento luttuoso che ha coinvolto alcuni nostri amici, alcuni nostri concittadini.

Non bisognerebbe dimenticarlo, proprio nel momento in cui si tocca con mano che quel progetto eversivo e antidemocratico ha colpito così vicino. Così vicino a noi. È giusto che la consapevolezza di questa storia giunga anche dalla melodia e dall’evocazione della musica. Ma è importante che resti nella concretezza dei comportamenti e delle azioni di tutti i giorni.

Dopo la commemorazione all’esterno di San Fedele, chiesa legata molto profondamente alla memoria di Annamaria, Luca e Carlo, la celebrazione è proseguita all’interno, con altre esecuzioni musicali, che hanno preso quasi la forma di un concerto (con Beppe Crosta al violino, Paolo Beschi al violoncello, Riccardo Quadri all’organo e la Famiglia Sala).

Le pietre, avvolte in fogli che recano oltre i nomi delle 85 persone uccise nella strage anche le parole che chi ha partecipato alla cerimonia ha voluto aggiungere, sono poi state depositate a Tavernola sotto la targa toponomastica intitolata ad Annamaria, Luca e Carlo, non lontano da dove avevano la loro casa. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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