Intrecciat3 e in lotta femminista e transfemminista

“Intrecciat3 nei capelli, unit3 negli ideali”: questo è stato il ritmo di tanti passi che, ancora una volta, hanno attraversato Como in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere.

Il cammino della rete Intrecciat3 è stato, sin dall’inizio, animato dalla volontà di lavorare insieme – ciascuna realtà, ciascuna persona – tenendo conto di passi e ritmi diversi: tanto nella costruzione di un momento di piazza, quanto nel percorso intrapreso per arrivarci.
In un momento storico in cui le risposte politiche sulle questioni di genere si attestano su dichiarazioni imbarazzanti, beffarde, quando non il silenzio più sordo o una malcelata ostilità (non saprei come altro definire la «richiesta di chiarimenti» che ha bloccato il voto sull’emendamento all’articolo 609-bis del codice penale, in merito al ruolo fondamentale del consenso o dell’assenza di esso proprio in situazioni di violenza sessuale, proprio in una giornata come il 25 novembre) e si è tornati – purtroppo – ad essere in poch3 a tenere acceso un riflettore sulla situazione in Palestina, il cammino di una rete che pratica femminismo e transfemminismo intersezionale necessariamente passa per rivendicazioni di lotta locali e globali.

Che sia essa conflitto capace di generare un cambiamento sociale sempre più urgente, volontà di rivendicare libertà su corpi e idee, o portare luce nel buio spesso delle guerre e dei genocidi, la lotta è praticata in varie declinazioni: il silenzio assordante che grida «Fuori la guerra dalla storia» delle Donne in nero, le strade attraversate da Non una di meno, la forza tenace della Cgil nel ribadire la necessità di scardinare un sistema patriarcale opprimente e oppressivo (non solo nel mondo del lavoro), la sgargiante voce multilingua della Scuola di italiano per donne e mamme straniere, i tamburi allegri e rabbiosi di SiFaRumore, le trame vivaci dell’associazionismo di Arci, del Coordinamento donne democratiche e della Uisp, tenacemente radicate al tessuto sociale anche nel territorio comasco, le individualità splendenti (nelle energie e nelle foto di Alle Bonicalzi), la testimonianza di un Afghanistan che non si arrende di Saeeda Salangi, pratiche di sorellanza e condivisione di collettivi e gruppi informali, gli slogan storici e quelli rivisitati dall’attualità gridati da tant3 nel cammino.
Non è semplice stare insieme con le proprie diversità, ma un momento corale come un corteo lo re-insegna ogni volta, con i propri ritmi e le proprie caratteristiche così multiformi per natura, capaci di squarciare l’umido crepuscolo di una città proiettata già verso la spirale ingorda del consumismo natalizio.

Ciascuna azione e volontà confluisce anche nelle parole dei cartelli portati nella manifestazione – gli strumenti attraverso cui Intrecciat3 chiama alla lotta la società, in rosa, e le gabbie strette di un sistema patriarcale, in nero, simbolicamente bruciate per accendere «scintille di cambiamento» nelle volontà, prima di chi ha partecipato, e poi, speriamo, nel lavoro collettivo in ogni parte della società – anche nell’arte, con Nidaa Badwan sabato 29 novembre allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù.

La guerra sui corpi, sulle idee e sulle menti delle donne non ha ancora esaurito la propria carica devastante e mortifera, e non si fermerà se non c’è la volontà politica di farla cessare: non con il controllo e la punizione come unici strumenti di azione, ma con pratiche educative e riforme in grado di rovesciare davvero un sistema violento e profondamente ingiusto.
Ma non impossibile da fermare o cambiare.
Il 25 novembre non è un rituale, ma un faro collettivo e potente in grado di illuminare la via per farlo.
Il senso profondo e politico della rete è tutto lì. [Sara Sostini, ecoinformazioni]

Guarda i video degli interventi della manifestazione di Camilla Pizzi, Mattia Lavezzi, Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni:

Guarda il reportage fotografico di Alle Bonicalzi, ecoinformazioni:

Guarda il reportage fotografico di Massimo Borri, ecoinformazioni:

Guarda il reportage fotografico di Dario Onofrio, ecoinformazioni:

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