Esiste solo il consenso libero e attuale
L’iniziativa simbolica, contro il tradimento degli accordi bipartisan e l’osceno articolato di quella che doveva essere una legge contro la violenza sulle donne ed è ridotta a condiscendenza verso gli stupratori, si è svolta a Como in piazza delle donne (già nota come San Fedele) la sera del 30 gennaio.
I video del flash mob della rete Intrecciat3 di Gianpaolo Rosso. Nel seguito, l’articolo di Sara Sostini, i reportage fotografici di Beatrice Travieso Pèrez e Massimo Borri.
In un momento storico particolarmente alienante e cupo come quello contemporaneo, la sparizione del «consenso libero e attuale» dal testo del ddl sulle violenze sessuali in lavorazione al Parlamento sembra davvero una pagina dolorosa e spietata di un romanzo di Margaret Antwood: un ennesimo movimento erosivo sulle libertà e sui diritti, e una beffarda marcia indietro su un tema che invece, lo scorso novembre, sembrava così fondamentale da sigillare un accordo politico bipartisan.
Si era festeggiata quella che appariva come una scintilla di civiltà e progresso, un timido, primo passo verso lo smantellamento di un sistema patriarcale e violento… e invece quello stesso sistema rimette in un angolo quel consenso libero e attuale su cui invece si dovrebbe centrare l’intera gamma di azioni ed emozioni di un rapporto sessuale – e per di più, lo fa per per mano di una donna (la senatrice Giulia Bongiorno, Lega).
Suddetto movimento erosivo risulta, per l’ennesima volta, intollerabile.
Così come lo è lo scotch che sigilla la bocca delle donne della rete Intrecciat3, nel crepuscolo di piazza delle Donne (già piazza San Fedele) a Como venerdì 30 gennaio.
Strapparlo, prima di gridare perché «se io non voglio, tu non puoi» è simbolicamente liberatorio: attesta una rete, con le persone e realtà che la compongono, determinata a non girare la testa davanti ad un tentativo così vile di delegittimare le vittime di violenza in virtù di un disegno politico arrogante e sordo a qualsiasi richiamo ai diritti fondamentali della persona.
Ribadisce a voce chiara e limpida la volontà di continuare ad essere, ad esserci, come rete femminista e transfemminista, lavorando per costruire orizzonti di lotta e presidi di democrazia, in un comune (e in una nazione) in cui essi sono sempre meno tollerati.
Voci, corpi, azioni e parole sono gli strumenti utilizzati: i cartelli sull’acciottolato per pavimentare la strada su cui si cammina, le braccia intrecciate strette le un3 alle altr3, il ritmo dei tamburi, battito vitale di tutte le iniziative della rete, lo scotch strappato via, le parole di lotta per riprendersi quel diritto – in teoria inalienabile, in pratica spesso alienato – a dire «NO» senza dover giustificare.
L’ennesimo presidio? Certamente.
Ma è (anche) così che si resiste al logorio di libertà e diritti. [Sara Sostini, ecoinformazioni]
Intreccit3 per la libertà/ Reportage di Beatriz Travieso Pérez, ecoinformazioni







































O sì o no/ O bianco o nero/ O consenso o stupro/ Reportage di Massimo Borri, ecoinformazioni.



































