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No Kings/ Il re è nudo, si apre con l’associazionismo l’alternativa

Ci siamo costituiti sotto forma di organismo in movimento, fagocitando la città di Roma perché ne facessimo terreno fertile per la rivoluzione, un modello a cui potersi ispirare per rovesciare i re e le regine dai propri troni. Uno sguardo alle realtà territoriali e informali incontrate nel tempo di un unico corteo, iniziato al concerto per No Kings: Together contro i re e le loro guerre, e mai concluso.

«Di dove siete?», chiedo a una coppia di signore che stringono tra le mani dei ritagli di cartone sui quali hanno scritto «No war» e «No kings. We hate him too». Sono due donne statunitensi che, lontane da casa e presumibilmente desiderose di trascorrere una vacanza a Roma, hanno scelto di non mancare il 28 marzo e di prendere parte al corteo.

La mobilitazione tutta, dal concerto del 27 marzo sera a Città dell’altra economia, alla Marcia degli Invisibili, poi confluita nel corteo No Kings: Together contro i re e le loro guerre, ha raccolto numeri importantissimi di persone, all’insegna di un comune e sovranazionale desiderio di lottare contro le derive autoritarie.

In occasione del corteo, questo grande corpo in movimento ha pian piano occupato il suolo urbano nel tentativo, direi riuscito, di costituirsi alternativa. Il fatto che questo abbia visto in testa una serie di realtà informali, collettivi, più piccole organizzazioni, nonché comunità, seguite poi da associazioni più strutturate come Arci e Cgil, presenze determinanti in questa mobilitazione, e infine dai partiti, tra cui spiccavano Avs, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista, non è a mio avviso poi così casuale.

Sono le realtà territoriali che aprono la strada a un diverso modo di intendere e offrire accoglienza, di immaginare lo spazio pubblico, anche pagando a proprie spese il rifiuto delle condizioni imposte dalle amministrazioni comunali e provinciali; sono coloro capaci di ribellione pacifica, attraverso forme di condivisione e intersezione, dove i re e le regine ci vorrebbero divis3. L’eterogeneità ha portato a scegliere di occupare un posto prossimo l’una all’altra, perché potessimo conoscerci, anche solo per il tempo di una marcia.

Ed è per questa ragione che, con Più Eco, vorrei citarne alcune incontrate lungo il tragitto: l’associazione Dhuumcatu di Roma, che dal 1992 opera per i lavoratori immigrati, denunciando ad esempio la procedura prevista dal cd. Decreto Flussi; il Network Against Migrant Detention, una rete di attivist3 transnazionale che chiede l’abolizione della detenzione amministrativa delle persone migranti; Nonna Roma, un banco di mutuo soccorso che, attraverso la distribuzione alimentare e di prodotti di prima necessità, aiuta tante famiglie; Spin Time Labs, collettivo che si fa cantiere di rigenerazione urbana perché venga difeso il diritto all’abitare; Melitea, una comunità di volontar3 fautrice di iniziative e azioni concrete di cittadinanza attiva, al servizio delle comunità dei cd. invisibili; la rete Mai più lager – NO ai CPR; BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni); Attac Italia, parte della rete internazionale di opposizione e alternative al neoliberalismo; il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti), una rete associativa di enti del terzo settore; TOM – Tutti gli Occhi sul Mediterraneo; Global Sumud Flotilla; Mediterranea Saving Humans; Amnesty; Emergency; Pax Christi; La Comune; Greenpeace; Legambiente; Extinction Rebellion; Donne in nero; Arci Gay. Queste solo alcune delle tantissime realtà presenti.

In testa un rumore di voci che Arci e Cgil non lasceranno inascoltate, ma che sanno e sapranno valorizzare, accompagnare, assumere, come già fanno, dandone visibilità e imparando a mediare e influenzare il più ampio dibattito politico. Perché questi messaggi valichino i confini territoriali e nazionali, pur non snaturandone l’impegno presso le piccole e medie comunità, perché diventino un esempio dal quale poter attingere, a cui guardare nel momento in cui spetterà anche ai partiti prendere un impegno e saperlo rinnovare come promessa che nasce dal basso. A questo proposito non è passata inosservata l’assenza di tanti membri del campo largo, tra cui PD e Movimento 5 Stelle. Ancora una volta i gruppi informali e le realtà associative hanno saputo spingere al meglio sulla coesione necessaria in questi tempi bui perché i re e le regine sentano tremare la terra sotto i propri piedistalli. [Giulia Rho, ecoinformazioni] [Foto Giulia Rho, ecoinformazioni]

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